giovedì 14 agosto 2008

Prostituta fotografata in cella (NIGERIAN)



(Da Repubblica on line)
Prostituta fotografata in cella.Il magistrato apre un'inchiesta
Il Pm Francesco Gigliotti ha affidato alla questura di Parma l'indagine sulla vicenda della fotografia della prostituta nella cella della polizia municipale. Via ai primi interrogatori
di Stefania Parmeggiani

Il Pm Francesco Gigliotti ha aperto un fascicolo di atti non costituenti reato, per fare chiarezza sulla vicenda della prostituta fermata venerdì scorso dai vigili urbani di Parma e fotografata seminuda per terra in una camera di sicurezza. Al momento non ci sono indagati. Il magistrato ha affidato alla Questura le indagini preliminari. Per questo oggi la squadra Mobile della città emiliana ha sentito Mario Robusti, che ha scattato la foto per Repubblica Parma (La storia della fotografia). Nei prossimi giorni saranno sentiti anche gli altri fotografi e giornalisti presenti al blitz di venerdì notte, per ricostruire esattamente quello che è successo durante i controlli e successivamente nel comando della municipale. Al corpo dei vigili, inoltre, il pm chiederà una relazione. L'immagine della giovane prostituta nigeriana, accasciata sul pavimento di una cella del comando della polizia municipale di Parma, è divenuta un caso nazionale. Riportata da tutti i principali quotidiani e telegiornali del Paese ha sollevato dubbi e interrogativi, spingendo il presidente del Senato a chiedere chiarimenti al Prefetto e il pm Francesco Gigliotti ad aprire un fascicolo.Eppure, per l'assessore alla Sicurezza del Comune di Parma Costantino Monteverdi non ci sono dubbi: "Nessuna inchiesta interna sul caso della prostituta fotografata". Nemmeno dopo l'intervento della seconda carica dello Stato perchè "è già tutto chiaro, basterà una chiacchierata del sindaco col Prefetto e il rappresentante del Governo riferirà a Schifani". Considera le polemiche eccessive e l'immagine da cui sono nate "solo un tentativo di scoop".Il sindaco Pietro Vignali spiega di essere già in contatto con la presidenza del Senato: "La relazione dei vigili conferma la regolarità del loro comportamento verso la prostituta fermata. La donna, che non aveva con sè i documenti, è stata trattata con dignità e rispetto. Dalla ricostruzione fatta dalla polizia municipale ( Il giorno del no comment) mi risulta che si sia gettata a terra da sola. Inoltre le è stato offero di prendere parte a un programma di recupero, ma la sera dopo era già, nuovamente, sulla strada. Significa che è "recidiva". Sono in contatto con la Presidenza del Senato per rassicurare su questo. Ribadisco che i controlli anti prostituzione sono necessari per evitare il peggioramento della vivibilità della nostra città, ma anche per recuperare le ragazze dalla strada, Parma in termini di civiltà non ha nulla da imparare da nessuno. E non esiste alcun sindaco sceriffo: quella di venerdì notte era un'operazione di routine, come se ne fanno tutti i giorni". (Il comunicato stampa)Le rassicurazioni di sindaco e assessore non basteranno, da sole, a placare la polemica. Infatti, dalla Prefettura fanno sapere che l'iter da seguire non sarà quello di una chiacchierata informale, bensì l'ordinaria procedura che segue ogni interrogazione parlamentare. Stanno già preparando il fascicolo con tutti i dettagli di quanto è avvenuto nell'operazione anti-prostituzione di venerdì scorso, da inviare a Roma a disposizione del presidente del Senato e del ministero dell'Interno.Nel frattempo continua la bufera politica (Tutte le reazioni), con il capogruppo del Pd in Consiglio comunale Giorgio Pagliari che chiede chiarimenti durante la prima assise utile "non per creare confusione, ma perchè non ci possono essere dubbi sull'operato della polizia municipale". E perchè "non si può perseguire la sicurezza dei cittadini non rispettando i diritti umani". Marco Ablondi di Rifondazione comunista è ancora più netto e chiede "il ritiro immediato delle deleghe all'assessore Monteverdi". (La posizione della minoranza)Critico anche il segretario generale della Cgil Paolo Bertoletti, che accusa il sindaco di essere impotente edi sviare il problema, i comunisti italiani e il garante dei detenuti del Lazio, che ritiene l'episodio gravissimo, "mai accaduto prima".Non solo la politica locale, ma anche quella nazionale continua a interrogarsi sulla fotografia e sull'utilità delle retate anti-prostituzione. Il Presidente del Senato,Renato Schifani, in merito alla giovane extracomunitaria fotografata all'interno di una cella "in condizioni di estremo abbandono", ha chiesto chiarimenti sull'episodio al Prefetto della città emiliana. ''La drammatica foto pubblicata - si legge in una nota di Palazzo Madama - rischia infatti di trasmettere una immagine del nostro Paese diversa da quella che è in realtà e di quanto si sta facendo a tutela dell'ordine pubblico, ma nel rispetto dei diritti inviolabili della persona. Chi intende adottare il criterio della tolleranza zero è tenuto a farlo non sottraendosi mai alla tutela della dignità della persona e della sua privacy. Pertanto il presidente del Senato auspica che venga fatta al più presto opportuna e doverosa chiarezza sull'intero accaduto". Chiarezza, però, secondo l'assessore Monteverdi non è necessaria perché, a suo dire, l'unica verità da spiegare è che "c'è stato un tentativo di scoop". Subito dopo, però, racconta la notte "di ordinari controlli" e difende l'operato dei suoi uomini, che hanno dimostrato "come sempre grande umanità". La ragazza, infatti, sarebbe stata lasciata in quella cella a dormire per terra "solo per un'ora", "il tempo che si calmasse" e liberata l'indomani dopo che "i vigili gli hanno offerto la colazione" (l'intervista integrale).
Ma Enzo Letizia, segretario dell'Associazione nazionale funzionari della polizia di Stato dice: "A Parma la polizia municipale in questo tipo di operazione non ha coinvolto la Questura, perché le extracomunitarie devono essere accompagnate negli uffici della polizia di Stato in cui vi sono le attrezzature e gli archivi che permettono di identificare un soggetto che può stare legalmente in Italia, oppure no. I vigili urbani, forse - aggiunge Letizia - volevano fare un fermo di identificazione, ma non hanno gli strumenti tipici della polizia scientifica per farlo, perché non hanno gli strumenti. Manca ai vigili urbani quella professionalità e sensibilità tipica delle forze dell'ordine. Il poliziotto quando ha davanti una prostituta sa benissimo che ha di fronte una vittima e come tale procede. Non vorrei che è stata fatta una scelta culturale che li ha portati a pensare che di fronte si solo una prostituta. Non vorrei che fosse successo questo''.I radicali Marco Perduca e Donatella Poretti chiedono al ministro degli Interni, tra le altre cose, "per quali motivi l'operazione è stata preannunciata alla stampa con il coinvolgimento di giornalisti e fotografi, unitamente alla presenza dell'assessore senza che venisse adottata alcuna precauzione a garanzia e tutela delle persone fermate" e se è vero che nel comando dei vigili urbani di Parma "esiste una struttura di detenzione di sicurezza dotata di imbottiture perimetrali, tali da proteggere l'incolumità di ospiti irrequieti". Critici anche gli esponenti emiliano-romagnoli del Prc, Nando Mainardi e Leonardo Masella: "E' la conferma che l'emergenza securitaria lanciata dal Governo, attraverso il decreto che attribuisce ai sindaci maggiori poteri in termini d'incolumità pubblica e sicurezza urbana, punta a colpire i più deboli socialmente mentre lascia inalterati i grandi e veri fattori di insicurezza che attraversano il Paese". Indignato anche Pino Sgobio del Pdci, ex capogruppo del partito alla Camera: "Non si può in alcun modo accettare che sui diritti umani l'Italia scivoli verso il baratro".«Il presidente del Senato Renato Schifani ha chiesto chiarimenti al prefetto di Parma sulla vicenda della prostituta fotografata inerte in un commissariato di polizia e ha fatto bene. Anche se rimane l'unico esponente della maggioranza a stigmatizzare l'episodio». Dichiarano, invece, Albertina Soliani e Carmen Motta, rispettivamente senatrice e deputata del Pd, entrambe di Parma. «Il presidente Schifani – aggiungono le parlamentari democratiche - ha sollevato finalmente il problema di come si debba garantire la sicurezza e nello stesso tempo assicurare sempre, in ogni circostanza, il rispetto per la dignità di ogni persona e dei diritti umani universali. Si tratta di un fatto di civiltà per la città di Parma e per tutto il nostro paese». «Nei prossimi giorni interrogheremo il governo insistendo perché sia avviata subito una seconda fase negli interventi per la sicurezza nella quale sia fortemente salvaguardata la cultura della dignità delle persone, evitando superficiali spettacolarizzazioni e realizzando politiche serie a favore di tutti i cittadini senza creare inutili allarmismi come è successo per il pacchetto sicurezza».
(12 agosto 2008)

Famiglia Cristiana ed il Governo

SICUREZZA: F.CRISTIANA,SPERIAMO NON RINASCA FASCISMO ITALIA

ROMA - E' polemica aperta ormai tra il governo e Famiglia Cristiana, dopo il nuovo attacco di oggi del settimanale sugli ipotetici rischio di un ritorno al fascismo. Nel respingere le accuse di ''cattocomunismo'' lanciate da esponenti del centrodestra, Famiglia Cristiana cita un rapporto dell'organizzazione Esprit augurandosi che ''non sia vero il sospetto'' che in Italia stia rinascendo il fascismo ''sotto altre forme''. In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto ''la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom'' e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, ''come un simbolo'', la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle SS. ''Ora basta'', si legge nell'editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, ''non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorita' religiosa - puntualizza il settimanale - ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi 'eticamente irrinunciabili': divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, 'dico', diritti della famiglia; abbiamo condannato l'inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta''. ''Non siamo mai cambiati - aggiunge del Colle - nel modo di affrontare le realta' del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perche'? Perche' critichiamo l'attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo''. La replica di Giovanardi non si fa attendere. 'Di fascista ci sono solo i toni da manganellatore che Famiglia Cristiana consente di usare a Beppe Del Colle', controbatte il sottosegretario con delega per la Famiglia. ''Per fortuna - aggiunge Giovanardi - gli argomenti usati e le immagini evocate si squalificano da sole, mentre rimane il rammarico che un settimanale che entra in tutte le Parrocchie italiane tenti di coinvolgere una parte del mondo cattolico in una campagna connotata da pregiudizi e livore ideologico senza precedenti''. Intanto, per il direttore del settimanale, don Antonio Sciortino, arriva la querela del capogruppo Pdl al Senato Gasparri per le dichiarazioni in una intervista a La Stampa.[T] 'Non sono gli editoriali a cambiare la realta'', interviene il presidente dei deputati leghisti, Roberto Cota, sottolineando che 'il mondo cattolico condivide le misure sulla sicurezza adottate dal governo e approvate dal Parlamento'. A difesa del settimanale scende in campo il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti. 'Famiglia Cristiana e' un giornale libero. Quando governava il centrosinistra -ricorda Giulietti-, sempre sui temi della poverta', rivolse dure critiche alla maggioranza di allora. E l'opposizione le saluto' con cori da stadio'. L'Udc invita a evitare estremismi: 'Le critiche di merito al provvedimento sui rom sono fondate e legittime ma e' ridicolo tirare in ballo il fascismo cosi' come rispolverare gli slogan sul cattocomunismo', dice il portavoce Francesco Pionati.

Come ci si difende dai suprusi?

CRONACA (da Repubblica on line)

La denuncia di due ragazze sudamericane maltrattate da un poliziotto a Roma. Una fermata e poi rilasciata: erano sedute sugli scalini di una chiesa
L'odissea di una peruviana"In cella perché straniera"

La Chiesa di Santa Maria della Vittoria, davanti alla quale le due peruviane sono state fermatedi MARIA ELENA VINCENZI ROMA - Scambiata per prostituta, umiliata davanti ai passanti proprio nel centro della città, portata all'ufficio Immigrazione. E lasciata lì, tutta la notte, in una cella minuscola, sporca e maleodorante con prostitute vere, che le passano accanto e sbrigano le pratiche per il rilascio ben più velocemente di lei. Succede a Roma, la città che, su disposizione del governo, avrà il maggior numero di militari a presidiare strade, stazioni, ambasciate. La stessa dove i primi appuntamenti nell'agenda del sindaco sono le nuove ordinanze anti-rovistaggio, anti-accattonaggio Scambiata per prostituta, una notte in cella Le vittime sono due ragazze normalissime. Vestite come qualsiasi altra giovane romana. Jeans, T-shirt a girocollo, ballerine, 28 anni, occhiali a goccia, capelli legati e un filo di trucco. Solo che, nonostante l'inflessione romanesca, sono peruviane. Almeno di nascita: a Roma ci vivono da cinque anni. Sono diplomate in Italia e frequentano regolarmente l'università "La Sapienza". Si mantengono con qualche lavoretto, una fa la cameriera e l'altra la baby sitter. Vivono in zona Prati. La domenica insegnano catechismo a Santa Maria degli Angeli, piazza della Repubblica, poco distante dalla centralissima stazione Termini. Un racconto fatto di lacrime e paura, quello delle due protagoniste della storia, M. J. P. e Y. V. "Erano le 17 quando sono arrivata in via XX Settembre per aspettare che la mia amica uscisse dal lavoro. Dovevamo andare con amici a prendere l'aperitivo. Lei era in ritardo, così ho deciso di sedermi sui gradini di Santa Maria della Vittoria. Cinque minuti e una volante della polizia mi si avvicina. Gli agenti abbassano il finestrino e uno dei due mi chiede: "Ma che fai ti metti a lavorare proprio qui, davanti a una chiesa?". Io, incredula, rispondo: "Come?". Lui ripete lo stesso concetto. Rimango senza parole, non riesco a credere che si possano essere permessi di confondermi con una prostituta: sono una ragazza normale, vestita con gonna e camicia. Non riesco a reagire. L'unica cosa che faccio è chiamare la mia amica". Che racconta: "Sono scesa, ho trovato M. in lacrime. Mi sono avvicinata e gli agenti hanno ripetuto a me la stessa cosa, con lo stesso tono sprezzante: "Bella, diglielo pure alla tua amica, questa è una chiesa, non potete mettervi a lavorare qui". Vado su tutte le furie e loro, di tutta risposta, ci chiedono i documenti: io li avevo, la mia amica no perché aveva una borsetta da sera molto piccola. Intorno, la gente iniziava a innervosirsi per la reazione dei poliziotti. Tanto che, dopo qualche schermaglia, decidono di andare via".
Ma non finisce qui: alcune donne che hanno assistito alla scena convincono le studentesse ad andare a denunciare l'accaduto in questura. Hanno preso pure il numero di targa della volante. Le due ragazze decidono di seguire il consiglio e a piedi arrivano a via San Vitale, sede della questura di Roma. "Entriamo in portineria e chiediamo di fare una denuncia: il poliziotto all'entrata è gentilissimo. Dopo un minuto, dall'ingresso entra lo stesso agente con cui avevamo litigato. "Ancora qui state? Adesso vi faccio passare la voglia". E mi prende per un braccio - racconta Y. V. - io mi divincolo e gli dico che lo denuncerò. L'agente per la prima volta abbandona il tono arrogante, si stizzisce e carica la mia amica in macchina. "Con te non posso ma con lei sì, è senza documenti". E se ne vanno senza nemmeno dirmi dove la portano. I colleghi della questura, che hanno visto la scena senza battere ciglio, dopo la mia insistenza mi dicono la destinazione, l'ufficio immigrati di via Patini. Chiamo un amico, vado a casa di M. a prendere i documenti e li porto là. Arrivo alle 20 e consegno tutto. Chiedo quanto ci metteranno a rilasciarla: due ore circa. Decido di aspettare. Passano le ore e delle mia amica nemmeno l'ombra". "Mi hanno tolto tutto quello che avevo - spiega l'amica - e mi hanno chiuso dentro una cella sporca di immondizia. Non riuscivo a smettere di piangere. Tutti gli altri stranieri che stavano lì uscivano prima di me, ladre, prostitute, pusher, abusivi. La notte è passata così, tra lacrime e preghiere. Sono uscita solo alle 10.30 del mattino". Versione confermata anche da un amico italiano, C. B., che ha accompagnato Y. a prendere i documenti a casa della ragazza e poi a via Patini. "Siamo stati lì davanti fino alle 3 del mattino, poi siamo tornati più tardi. E, infine, alle 10.30 sono stato io a prendere M. quando, sconvolta, è stata rilasciata e l'ho accompagnata a casa in motorino". E ancora ieri, una volta fuori, le ragazze non riescono a dimenticare. "Roma è diventata invivibile per gli stranieri: siamo regolari, parliamo romano, abbiamo amici italiani eppure veniamo trattate così. Siamo qui da tanti anni, continuiamo ad amare questa città, ma facciamo fatica a viverci". Forse tutto questo andrebbe denunciato. "Volevamo farlo ieri, ma poi è andata come è andata. Ora abbiamo paura, chi ci torna in questura?". (14 agosto 2008)

giovedì 7 agosto 2008

ALLARME AIDS....UOMINI SOLO & G2

AIDS: IMMIGRATI, A RISCHIO UOMINI SOLI E ADOLESCENTI
dell'inviata Enrica Battifoglia

CITTA' DEL MESSICO - Uomini che hanno lasciato la famiglia nel loro Paese di origine, che non conoscono la lingua, non sono scolarizzati e sono arrivati in Italia da meno di un anno: per la prima volta hanno un volto gli immigrati che in Italia sono più esposti al rischio di contrarre il virus Hiv. Il primo identikit di questo genere mai ottenuto in Italia è stato presentato nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico ed è il risultato del primo anno di attività dello studio Prisma (Progetti di intervento per una strategia modulare Aids: stranieri), condotto dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Iom) e finanziato dal ministero del Welfare attraverso il dipartimento per la Prevenzione.

Sapere quali caratteristiche hanno gli immigrati più esposti al rischio è importante per capire come mai in Italia 70% di coloro che scoprono di essere sieropositivi nel momento in cui ricevono la diagnosi di Aids sono immigrati.

L'ipotesi è che fra gli stranieri ci sia un numero di casi di sieropositività sommersa, difficile da stimare. Tuttavia, osserva la coordinatrice della Iom per i problemi di migrazione e salute nel Mediterraneo, Michela Martini, non ci sono dubbi sulle necessità di "potenziare le azioni di informazione dal momento in cui gli immigrati arrivano in Italia, e ancora più importante è iniziare le campagne dal loro Paese di origine, prima che partano". Complessivamente, ha aggiunto, sulle condizioni di salute degli immigrati "non ci sono dati allarmanti, né tali da giustificare test anti-Hiv a tappeto. Non c'é inoltre nessuna evidenza scientifica che i test permettano effettivamente di controllare l'epidemia".

Oltre agli uomini soli e da poco arrivati in Italia, sono a rischio anche gli adolescenti di seconda generazione, vale a dire che sono nati in Italia o che comunque vivano in Italia da molti anni. "Questi giovani - ha detto Martini - vivono un conflitto generato dal fatto che da un lato si sentono italiani, ma poi non sono riconosciuti come tali fino a 18 anni e di conseguenza entrano spesso in conflitto con la famiglia".

Su questo punto le conclusioni dello studio dell'Oim coincidono con quelle di un'altra ricerca sugli immigrati condotta da Carlo Giaquinto, dell'università di Padova, da cui emerge che gli adolescenti soffrono di nostalgia e solitudine e che in famiglia non riescono a trovare affetto. Basata su interviste a 20 madri sieropositive di origine africana, sei adolescenti rumeni e 60 infermieri, lo studio mostra come i comportamenti a rischio di Hiv scaturiscano da pregiudizi molto radicati. Ad esempio, le donne africane considerano la maternità uno status sociale e molte di loro hanno scoperto di essere sieropositive durante la gravidanza o al momento del parto.

Della diagnosi parlano solo con il partner e percepiscono l'Hiv come qualcosa da nascondere perché percepito come contaminazione, fonte di discriminazione, legato alla prostituzione, all'infedeltà e alla morte. Altrettanto radicati i pregiudizi nel personale sanitario, che mostra di avere incertezze su alcuni aspetti della trasmissione del virus e sull'aspettativa di vita delle persone sieropositive, di conoscere poco le culture di provenienza degli immigrati e di non avere alcuna comunicazione con le madri immigrate sieropositive.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_733682480.html

martedì 5 agosto 2008

......sono un extracomunitario, un clandestino vero.........

Gran figlio di Troja

Il blog di Tony Troja

Qualche mese fa sono andato in Svezia per cercare lavoro. Le mie ricerche hanno avuto uno scarso successo. Dovunque io andassi, c'era sempre una porta aperta che si chiudeva subito non appena saputa la notizia che io fossi italiano. Ho pensato, allora, che gli svedesi ce l'hanno con noi. Macchè. Ho scoperto, mesi dopo, che il Governo svedese sta adottando una politica niente male. Sta, come dire, facendo mobbing, verso chi non è autoctono, per il semplice motivo che la cultura e la lingua svedese stanno radicalmente sparendo dalla Svezia. Quindi, per preservare la storia e soprattutto la lingua (tutti in Svezia parlano un ottimo svedese, anche i bambini), prima danno il lavoro a chi è svedese e poi a tutti gli altri.

Qui in Italia, invece, facciamo l'esatto contrario. Arrivano orde di clandestini e li portiamo a Lampedusa, li mettiamo dentro un centro d'accoglienza e ce li teniamo fino a quando campano. Se gli va male, se gli va bene li spargiamo nel resto del territorio nazionale. Ho sentito il Ministro dell'Interno MARONI, dire che saranno costruiti presto altri tre centri d'accoglienza perchè in quello di Lampedusa non ce ne entrano più.

Maroni, della Lega Nord, che dice che bisogna costruire altri centri d'accoglienza?!? Ma non era lo stesso che, insieme a Bossi, aveva detto in campagna elettorale che avrebbe messo un freno all'immigrazione clandestina?!? Allora, mi vien da pensare che, forse, questi nuovi centri saranno costruiti a Milano, Bergamo e Brescia.

Sono un po' confuso…. Su una cosa, però, sono sicuro.

Stiamo facendo di tutto per sponsorizzare l'immigrazione. Clandestina e non. Oggi ha diritto più un extracomunitario che un italiano. Quante volte ho sentito di genitori che non possono iscrivere i loro figli all'asilo perchè i figli degli extracomunitari hanno la precedenza. Non solo, poi, arrivano anche i genitori extracomunitari che esigono che sia tolto il crocifisso dalle aule. Vieni a casa mia e vuoi pure comandare?!? Ma non se ne parla nemmeno!

Stiamo sponsorizzando l'immigrazione anche con il lavoro. Non c'è più un posto di lavoro da operaio che non sia occupato da un extracomunitario. Entri nelle fabbriche e vedi un sacco di marocchini e africani in genere. La cosa è data anche dal fatto che i lavori in fabbrica sono sempre più pesanti e pagati sempre meno. E quindi gli extracomunitari fanno qualsiasi lavoro, anche quelli più merdosi. Ma con uno stipendio italiano, un senegalese campa tutta la famiglia in Senegal. E quindi Parigi val bene una messa.

Sponsorizziamo l'immigrazione anche con gli enti pubblici. Le Poste Italiane, da poco, sono entrate anche nel mercato della telefonia mobile. La cosa bella è che le tariffe più convenienti sono state create per agevolare proprio gli extracomunitari. Infatti :

con Poste Mobile scegli un Paese e chiami a 16cent/min. Argentina, Bangladesh, Brasile, Colombia, Croazia, Ecuador, Egitto, Filippine, Ghana, India, Marocco, Moldavia, Montenegro, Nigeria, Pakistan, Perù, Polonia, Romania, Russia, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Tunisia e Ucraina.

Ci fosse almeno un Paese tipo la Germania, la Francia, l'Inghilterra. Macchè!

Anche per quel che riguarda le badanti la sponsorizzazione è già in atto. Se una badante polacca di diciannove anni, assiste un anziano, dopo nove anni diventa la legittima proprietaria della sua pensione. La moglie e i figli dell'anziano lo prendono in quel posto e la ragazza polacca è libera di far venire il resto della sua famiglia in Italia a campare con la pensione ampiamente meritata.

Io, però, in tutto questo sono ancora un lavoratore precario che alla fine del mese deve chiedere i soldi a mamma e papà. Quando possono darmeli.

Adesso, però, voglio giustizia. Sono siciliano e abito al nord. Per anni sono stato chiamato MAROCCHINO. Non spetterebbe anche a me, allora, un posto fisso in fabbrica e una tariffa comoda per chiamare la mia mamma in Terronia?

Meno male che il nano c'è…

"Entro l'anno nuovo decreto flussi"

Pronto un provvedimento-fotocopia di quello del governo Prodi
Giovanardi: "Via libera all'assunzione di 170 mila stranieri

Immigrati, l'Italia riapre le porte
di VLADIMIRO POLCHI

Immigrati, l'Italia riapre le porte "Entro l'anno nuovo decreto flussi"

Immigrati in un centro di accoglienza

ROMA - L'Italia è pronta a riaprire le sue porte: migliaia di lavoratori extracomunitari potranno a breve mettersi in regola. Riparte, infatti, la "lotteria delle quote": subito dopo l'estate verrà approvato l'atteso decreto flussi 2008. I posti in palio? 170mila. Un modo per rispondere alle oltre 740mila domande d'assunzioni già presentate nel corso dell'anno e solo in minima parte accolte (finora poco più di 61mila).
Con il decreto flussi si fissano annualmente le "quote" di extracomunitari, che possono entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato o autonomo.

In realtà, come sanno bene tutti gli immigrati, il decreto è da anni (in mancanza di sanatorie) l'unica chance per uscire dalla clandestinità e mettersi in regola. L'iter però non è semplice, né privo di rischi: si fa domanda d'assunzione, si rientra nelle quote, si esce dal Paese col nulla osta e si rientra con un visto d'ingresso. Insomma, esci clandestino, rientri regolare. Sempre che, attraversando le frontiere, non ti venga consegnato un foglio d'espulsione.

Il "trucco" però riesce a pochi. Basta vedere come sono andate le cose col decreto 2007: 170mila i posti messi in palio, oltre un terzo per colf e badanti (nel 2006 le quote erano state ben di più: 470mila) La novità del 2007? Domande solo on line. Una valanga: le richieste d'assunzione presentate sono state oltre 740mila (di cui 475mila per lavoro domestico e d'assistenza alla persona). E che fine ha fatto questa montagna di pratiche?

Al primo agosto di quest'anno, solo 61.493 fortunati hanno ritirato il nulla osta all'assunzione, mentre quasi 8mila hanno avuto risposta negativa dalle questure. Il Viminale si è infatti trovato a dover gestire una mole di lavoro eccezionale e - va detto - ha fatto il possibile per accelerare i lavori di smaltimento delle domande. Il vero intoppo, in questa fase, sembrano essere le direzioni provinciali del lavoro, che infatti hanno "cestinato" oltre 27mila pratiche.

Molte le associazioni (come le Acli) e i sindacati che in questi mesi hanno chiesto la riapertura delle quote per soddisfare tutte le domande. Il governo prima ha negato la possibilità di ogni sanatoria, poi ha fatto decadere anche la possibilità di una regolarizzazione ad hoc per le badanti. L'unica concessione? Un decreto flussi 2008.

La notizia arriva da una risposta scritta data dal sottosegretario, Carlo Giovanardi, il 31 luglio 2008 a un'interrogazione delle deputate Pd, Livia Turco e Margherita Miotto. Notizia confermata in queste ore dai tecnici dei ministeri competenti: Interno e Welfare. "Entro fine anno - scrive Giovanardi - dovrebbe essere emanato un nuovo decreto di programmazione dei flussi d'ingresso per l'assunzione dall'estero di cittadini extracomunitari a carattere non stagionale. Tale decreto non potrà comunque superare le 170mila unità".

Sarà insomma un decreto fotocopia di quello del 2007, che verrà varato subito dopo l'estate. Ripartirà così la corsa alle domande, i vari clic day, le lunghe attese. Non si esclude però anche il ripescaggio delle domande già presentate.
http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/politica/immigrazione-flussi/immigrazione-flussi/immigrazione-flussi.html
(5 agosto 2008)
.

La nuova pattumiera è il Ghana

Il paese africano usato come discarica dei rifiuti elettronici nocivi
L'organizzazione ha ricostruito la rotta delle nuove navi dei veleni

E-waste, denuncia di Greenpeace
La nuova pattumiera è il Ghana

Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno
Contengono elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana

di ANTONIO CIANCIULLO


E' il remake di un film degli anni Ottanta, un brutto film. Gli slum africani utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, i primi vani tentativi di bloccare il traffico, la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent'anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo. Nella versione tecnologicamente avanzata dell'e-waste, il rifiuto elettronico che fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell'abbandono sembravano indispensabili e che all'improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d'uso da memorie più potenti, software più avanzati.

GUARDA LE FOTO

La denuncia viene da Greenpeace che, con un'azione di "spionaggio industriale" è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l'Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all'anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l'ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

Dunque roba da maneggiare con attenzione. Ma le foto che potete vedere mostrano cosa succede veramente. Oggetti pericolosi trattati senza nessuna precauzione anche da bambini, materiale tossico bruciato vicino alle case, pozze di liquame contaminato in cui tutti sguazzano. E' questa la fine che fa una buona parte dell'e-waste occidentale: si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti tecnologici prodotti nell'Unione Europea e di oltre l'80 per cento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono sulle navi dei veleni per arrivare nei luoghi in cui i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano quando vengono trattati in modo non adeguato.

In Ghana l'indagine di Greenpeace ha messo in evidenza una rete di cimiteri clandestini. Le navi ufficialmente cariche di "beni elettronici di seconda mano" arrivano nel più grande porto del paese, a Tema, e da lì prendono la strada del centro di smaltimento di Agbogbloshie, ad Accra, la capitale. Oppure si sperdono nel marasma dei piccoli cimiteri sparsi un po' ovunque. Greenpeace ha fornito i dati relativi a quello di Korforidua, ma è un esempio tra tanti.

Un disastro ambientale, sociale, umano che rappresenta l'altra faccia del disastro politico che ci coinvolge direttamente. Vent'anni fa l'Occidente chiuse gli occhi sulle rotte dei veleni finché il contenzioso internazionale divenne troppo aspro per ignorarlo. Ora la capacità di risposta dei paesi che subiscono l'arrivo clandestino dei rifiuti elettronici (dall'Africa alle piazze asiatiche) è più alta ed è prevedibile che la tensione tornerà a salire molto presto.
http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/ambiente/africa-rifiuti-elettronici/africa-rifiuti-elettronici/africa-rifiuti-elettronici.html
(5 agosto 2008)

lunedì 4 agosto 2008

IMMIGRAZIONE - DALLA CORTE COSTITUZIONALE: INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO PER LO STRANIERO STABILMENTE RESIDENTE IN ITALIA MA SENZA CARTA DI SOGGIORNO

(2008-08-04)

Per la Corte Costituzionale italiana è illegittima la norma che nega l'indennità di accompagnamento allo straniero, stabilmente e regolarmente in Italia, che non ha carta di soggiorno perchè le sue condizioni di salute lo rendono totalmente inidoneo al lavoro e gli impediscono di produrre un reddito sufficiente per mantenere se stesso e i suoi familiari.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale accogliendo l'eccezione sollevata dal tribunale di Brescia in merito alla controversia tra una cittadina albanese, l'Inps e il ministero delle Finanze.

Con la sentenza n° 306 del 29/30 luglio 2008 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, Legge Finanziaria per l'anno 2001 e dell'art. 9, comma 1, del D.Lgs. 286/1998 – come modificato dall'art. 9, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 e poi sostituito dall'art. 1, comma 1, del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 – nella parte in cui escludono che l'indennità di accompagnamento, di cui all'art. l della legge 11 febbraio 1980, n. 18, possa essere attribuita agli stranieri extracomunitari soltanto perché essi non risultano in possesso dei requisiti di reddito già stabiliti per la carta di soggiorno ed ora previsti, per effetto del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo) per il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.(04/08/2008-ITL/ITNET)

http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=3872

UE: CORTE GIUSTIZIA, SI' A LIBERA CIRCOLAZIONE CONIUGE EXTRACOMUNITARIO

(ASCA) - Roma, 25 lug - La Corte di Giustizia europea ha stabilito che il coniuge extracomunitario di un citttadino dell'Unione puo' circolare e soggiornare con questo cittadino all'interno dell'Unione senza aver prima soggiornato legalmente in uno Stato membro.

Il tribunale di Lussemburgo precisa che il diritto del cittadino di un Paese terzo, familiare di un cittadino dell'Unione, di accompagnare o di raggiungere il detto cittadino non puo' essere subordinato alla condizione che egli abbia prima soggiornato legalmente in un altro Stato membro.
La Corte spiega che, secondo la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione , ciascun cittadino ha il diritto di circolare e soggiornare nel territorio di un altro Stato membro in qualita' di lavoratore o studente o se dispone di un'assicurazione malattia che copra tutti i rischi e di risorse economiche sufficienti, affinche' non divenga un onere a carico dell'assistenza sociale.

I familiari di un cittadino dell'Unione europea, aggiunge la Corte, hanno il diritto di circolare e soggiornare negli Stati membri insieme al detto cittadino e possono fare ingresso in uno Stato membro se possiedono un visto d'ingresso o una carta di soggiorno emessi da uno Stato membro.

http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=769001&canale=ORA&articolo=UE:%20CORTE%20GIUSTIZIA,%20SI'%20A%20LIBERA%20CIRCOLAZIONE%20CONIUGE%20EXTRACOMUNITARIO

domenica 3 agosto 2008



EXTRA.COM

EXTRA OSPITI

FeedBurner FeedCount

Live Traffic Feed

NeoEarth