domenica 4 gennaio 2009
lunedì 29 dicembre 2008
giovedì 25 dicembre 2008
domenica 14 dicembre 2008
Circolare Ministero Interno: chiarimenti sul decreto flussi 2008
Circolare Ministero Interno del 5 dicembre 2008 chiarimenti sul decreto flussi 2008
Il Ministero dell’Interno con la circolare del 5 dicembre scorso ha fornito dei chiarimenti in ordine alla programmazione transitoria dei flussi d’ingresso per i lavoratori extracomunitari non stagionali per l’anno 2008.
Con il DPCM sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato non stagionale i cittadini stranieri non comunitari entro una quota massima di 150.000 unità da ripartire sulla base delle richieste di nulla osta inviate entro il 31 maggio 2008.
Di tali quote, 44.600 sono riservate ai cittadini di paesi che hanno sottoscritto con l’Italia o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria e 105.400 sono riservati al lavoro domestico e di assistenza alla persona.
Il decreto consente di esaminare le richieste risultate in esubero rispetto alle quote previste dal decreto 2007 tenendo sempre conto dell’ordine cronologico di presentazione.
Per quanto riguarda le domande presentate dai cittadini extraUE è necessario che il richiedente sia in possesso o abbia fatto richiesta alla data di pubblicazione del decreto, di uno di questi titoli affinchè la domanda venga presa in considerazione:
- permesso CE per i soggiornanti di lungo periodo;
- carta di soggiorno (cartacea o elettronica;
- carta di soggiorno rilasciata ai familiari stranieri di cittadini italiani.
Questi datori stranieri devono confermare, a pena di esclusione, entro le 24 del 3 gennaio 2009, il permanere dell’interesse all’assunzione del lavoratore straniero in favore del quale aveva presentato la richiesta. La conferma si effettua tramite il sito del Ministero dell’Interno attraverso un apposito link.
I datori di lavoro italiani, invece, non devono effettuare alcuna conferma.
Se il clandestino pulisce casa al ministro
| Scandalo negli Usa. La villa del titolare dell’Homeland Security era curata da immigrati irregolari Roma – 12 dicembre 2008 - Immaginate Roberto Maroni che affida la sua casa a una colf senza permesso di soggiorno? Negli U.S.A., “the place where all things are possible”, è successo qualcosa di molto simile. La pulizia della villa a Washington D.C. di Michael Chertoff, il ministro statunitense per la Sicurezza nazionale, è stata curata negli ultimi tre anni da una ditta che impiegava una decina di irregolari. La cosa buffa è che a scoprirlo sono stati proprio gli investigatori di un’agenzia dell’Homeland Security, sguinzagliati a caccia di clandestini. “La ditta di pulizie aveva assicurato ai Chertoff che tutti i lavoratori erano in regola” si è affrettato a spiegare il portavoce del ministro. “A me avevano fatto vedere dei documenti, che ne potevo sapere che erano falsi?” si è giustificato il titolare, James Reid, rilanciando: “Dovrebbe essere proprio l’ Homeland Security a evitare che accadano cose simili”. Possibile che i clandestini abbiano ingannato il loro datore di lavoro e di conseguenza anche il ministro, straordinario che siano riusciti a sfuggire all’occhio lungo dei servizi segreti. A casa del titolare dell’Homeland Security non entra nemmeno un alito di vento senza l’ok dell’ Intelligence Service, ma a quanto pare gli 007 si sono preoccupati solo di verificare che i lavoratori non fossero pericolosi terroristi, senza badare al permesso di soggiorno. Di sicuro, passeranno alla Storia le parole pronunciate dallo stesso Chertoff il 23 ottobre scorso. In un discorso sull’immigrazione, il ministro lanciò un appello: “Dobbiamo esser certi che casa nostra sia a posto”. Parlava degli Usa in generale o della villa a Washington D.C.? |
venerdì 5 dicembre 2008
FLUSSI 2008
IMMIGRAZIONE: VIA LIBERA A DECRETO FLUSSI, 150.000 INGRESSI |
ROMA - Porte aperte per 150.000 lavoratori extracomunitari non stagionali: due terzi dei posti sono riservati a colf e badanti. E' quanto prevede il decreto flussi 2008 firmato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. 20.000 POSTI IN MENO DEL 2007 - Nelle settimane scorse si era parlato di un provvedimento-fotocopia di quello del 2007, che prevedeva 170.000 ingressi. E' passata, però, tra i ministeri dell'Interno e del Welfare, una linea più rigida, che ha 'tagliato' 20.000 posti rispetto a quelli del decreto del Governo Prodi. Il ministro Roberto Maroni, peraltro, nei giorni scorsi si era anche detto favorevole ad una moratoria di due anni per i flussi migratori, a partire dal 2009. COLF E BADANTI, LA CARICA DEI 105.400 - La parte del leone, considerata - recita il decreto - "l'attuale congiuntura economica e l'esigenza di dare riscontro in via prioritaria ai bisogni delle famiglie", la faranno colf e badanti, che occuperanno 105.400 posti. Nel precedente decreto erano 65.000 i posti riservati a colf e badanti. 44.600 INGRESSI A PAESI CON ACCORDI - Gli altri 44.600 ingressi sono riservati ai lavoratori domestici o di altri settori produttivi, provenienti da Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria. Nel dettaglio, si tratta di 4.500 albanesi, 1.000 algerini, 3.000 bengalesi, 8.000 egiziani, 5.000 filippini, 1.000 ghanesi, 4.500 marocchini, 6.500 moldavi, 1.500 nigeriani, 1.000 pakistani, 1.000 senegalesi, 100 somali, 3.500 cingalesi, 4.000 tunisini. SI PESCHERA' TRA ESCLUSI DECRETO 2007 - Per i 150.000 nuovi lavoratori stranieri non ci sarà alcuna procedura per la presentazione delle domande. Si pescherà infatti tra coloro che hanno già inoltrato la richiesta per il precedente decreto attraverso la procedura telematica dei 'click day' (oltre 750.000) e che non sono rientrati tra i 170.000. Finora sono 112.000 i nulla osta assegnati. Paletti vengono però imposti ai datori di lavoro stranieri (nel 2007 furono presentate 420.000 domande per colf e badanti, la metà delle quali provenienti da lavoratori stranieri) per evitare regolarizzazioni 'di comodo'. Saranno così prese in considerazione soltanto le domande dei datori stranieri titolari di Carta di soggiorno o che ne hanno fatto richiesta alla data di pubblicazione del decreto. A partire dal prossimo 15 dicembre, entro i successivi 20 giorni, il datore di lavoro straniero dovrà inoltre confermare l'interesse all'assunzione, tramite una pagina web che sarà resa disponibile sul sito internet del ministero dell'Interno. Per i datori di lavoro italiani vale invece la graduatoria già acquisita per l'ultimo decreto flussi. PD E ASSOCIAZIONI CRITICI - Dal Pd e dal mondo delle associazioni arrivano critiche al provvedimento del Governo. Gianclaudio Bressa, vice capogruppo del Pd alla Camera, giudica "al di sotto della soglia del buon senso" il decreto del Governo, sostenendo che provvedimenti come questi "costituiscono una diabolica macchina di produzione di irregolari". Anche per Sandro Gozi (Pd), 150.000 nuovi ingressi "sono troppo pochi". Per Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci, il decreto "non è legittimo", perché é stato varato in assenza del documento di programmazione triennale. L'Adoc, da parte sua, giudica "pochi" i 105 mila posti per colf e badanti, "dato che ci sono oltre un milione di lavoratrici in attesa di sanatoria". Isabella Bertolini (Fi) palude invece alla decisione del governo di "ridurre le quota dei flussi degli extracomunitari". FONTE |
sabato 29 novembre 2008
Non è reato far entrare clandestinamente i figli
Immigrati, la Cassazione "allarga" le frontiere: "Non è reato far entrare clandestinamente i figli"
Roma - L'immigrato che ha un lavoro da noi può fare entrare clandestinamente i figli per "non abbandonarli" nel Paese d'origine. Il comportamento non merita censure, è giustificato dallo "stato di necessità". Lo sottolinea la Cassazione (Prima sezione penale, sentenza 44048) nel bocciare il ricorso della Procura di Trieste contro l'assoluzione dal reato di favoreggiamento dell'ingresso clandestino nel nostro territorio accordata ad un macedone, con un lavoro regolare, che aveva fatto entrare clandestinamente la figlia dodicenne rimasta sola in Macedonia.
La sentenza della Cassazione Ilco R., un macedone 39enne con un lavoro stabile in Italia, aveva portato con sè la moglie e un figlio, per i quali aveva ottenuto il ricongiungimento, mentre aveva fatto entrare clandestinamente la figlia di 12 anni costretto dalla "necessità di non abbandonarla" nel luogo d'origine. Ne era scaturita una denuncia per favoreggimanento dell'ingresso clandestino conclusasi con una assoluzione piena da parte del Tribunale di Trieste, nel dicembre 2007. Contro l'assoluzione, la Procura di Trieste ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la "carenza dello stato di necessità" da parte di Ilco R., sulla base del fatto che il padre avrebbe potuto abbandonare il lavoro in Italia e cogliere "le opportunità dell'espansione dell'economia macedone" per non abbandonare la figlia.
I motivi della Corte Piazza Cavour ha respinto il ricorso della Procura e ha sottolineato che il pm "affida la sua censura a considerazioni meramente congetturali afferenti improbabili o evanenscenti scelte alternative di Ilco R. la cui valutazione, a fronte dell'argomentazione dell'impugnata sentenza, non può avere ingresso in questa sede". Per la Cassazione, dunque, il padre immigrato che ha fatto entrare clandestinamente la figlia va assolto perchè ha agito "in stato di necessità" per evitarne "l'abbandono".
FONTE
giovedì 27 novembre 2008
lunedì 24 novembre 2008
RAI DI TUTTI.... IPOCRISIA...... 'AD ALTA QUOTA'
Rai censura un ospite
24 Novembre 2008, 08:00Sfuggita al raket e mandata a casa
Non le avrebbero permesso di manifestare il proprio dissenso sul decreto del ministro Carfagna contro la prostituzione: è successo ad Adelina, ex vittima del racket della prostituzione, che afferma di essere stata censurata da autori e giornalisti Rai, poco prima di andare in onda nel corso della trasmissione 'Italia sul due'.
Sarebbe stata censurata dalla trasmissione di Raidue la donna libera grazie al proprio coraggio, che ha fatto arrestare 40 persone e indagarne altre 80 in seguito alle sue denunce. La giovane donna, che ha scritto libri sul problema delle donne ridotte in schiavitù e che conduce due volte alla settimana la trasmissione 'Le stelle del cuore' su Radio Voce della Speranza, era stata inviata a partecipare alla trasmissione in diretta di ieri.
La Rai - racconta - le ha pagato l'albergo e l'aereo. Ma quando si è trovata in sala trucco, insieme coi giornalisti della redazione e con altri ospiti, politici e telegiornaliste come Monica Setta, su sollecitazione di uno degli autori Adelina ha espresso il suo parere assolutamente negativo sul decreto contro la prostituzione del ministro Carfagna. Affermando tra l'altro che serviva soltanto a "far morire altre ragazze, così come accaduto a Bari, dove una nigeriana che si prostituiva per paura di essere arrestata ha attraversato la strada ed è stata travolta da un'auto".
"Le persone che erano lì - racconta Adelina - hanno parlato fra loro e subito dopo sono stata avvicinata da uno degli autori della trasmissione. Lui mi ha detto che poiché c'erano troppi ospiti non potevo più partecipare alla trasmissione".
"Questa è una censura vera e propria", ha risposto Adelina incredula. "Sono stata umiliata - aggiunge - e sono molto dispiaciuta per il comportamento che hanno avuto tutti i presenti".
Ancora una volta l'informazione vuole parlare solo di aspetti parziali della realtà, celando verità che questa volta, ma anche in molti altri casi, verrebbero a galla dalla voce dei protagonisti.
domenica 23 novembre 2008
RAGAZZI 2G
Seconda generazione: come si dice Obama in italiano?
- valeria.gandus
- Domenica 23 Novembre 2008
Da noi potrebbe arrivare fra qualche generazione. Magari sarà un nipote di Valentino Agunu, genitori nigeriani, 22 anni per un metro e 92 d'altezza, pelle d'ebano e una futura laurea in Farmacia. O un discendente di Susan Dabbous, mamma e papà siriani, 26 anni, seducenti occhi orientali e accento romanesco. Certo non potrà essere un erede di Abdul "Abba" Guibre, 19 anni, da Cernusco sul Naviglio, cittadino italiano originario del Burkina Faso, sprangato a morte a Milano due mesi fa per il furto di qualche biscotto.
Il futuro Obama d'Italia, se mai ce ne sarà uno, va cercato lì, nel vivaio della 2G, la seconda generazione di immigrati. Ossia gli italianissimi figli dei primi stranieri arrivati da noi in cerca di fortuna, o soltanto di un pezzo di pane.
Camminano nelle nostre strade (e spesso i loro concittadini di pelle chiara cambiano marciapiede), salgono sugli stessi autobus (e non è raro che i vicini stringano le borse), frequentano le stesse scuole (fino a ieri nelle medesime classi dei nostri figli, domani chissà). Sono tanti, circa un milione (100 mila in più rispetto al 2007) di cui la metà (501 mila) sono studenti delle scuole italiane, dalle materne alle superiori. E sono destinati ad aumentare. Ma soprattutto a occupare se non il posto di presidente della Repubblica, il loro posto al sole.
Come già successe per i figli e i nipoti di coloro che negli anni Sessanta migrarono dal Sud al Nord d'Italia rendendo possibile il "miracolo economico", anche gli eredi degli immigrati dal Sud e dall'Est del mondo riscatteranno il sudore dei padri diventando parte integrante della classe dirigente di domani. E pazienza se Igiaba Scego, nata 34 anni fa a Roma da genitori somali, non diventerà l'Oriana Fallaci del XXI secolo, lei intanto collabora a vari giornali e ha pubblicato due romanzi: l'ultimo, Oltre Babilonia è appena uscito per i tipi di Donzelli.
Poco importa anche se Alphousseyni Souko, nato a Roma 22 anni fa da genitori senegalesi, studente di Scienze politiche, indirizzo Relazioni internazionali, non diventerà ambasciatore a Washington, Mosca o Pechino: lui cercherà comunque di mettere a frutto i suoi studi "dando un senso a quella che è stata l'aspirazione dei miei genitori e di tutti i migranti: la possibilità di una vita migliore". Lo stesso imperativo che guida Jessica Costa Moreno, 22 anni, romana con genitori capoverdiani, che studia Giurisprudenza "per tutelare i diritti degli immigrati e aiutarli a risolvere i loro piccoli e grandi problemi giuridici".
Il panorama dei ragazzi 2G è vasto e vario come può esserlo quello dei loro coetanei italiani: c'è la simpatia del falegname-studente con la passione del basket Paolo Barros, 19 anni di incontenibile energia e faccia tosta (era uno dei soldati neri della 92a Divisione Buffalo in Miracolo a Sant'Anna di Spike Lee), nato in Italia da mamma capoverdiana e papà della Guinea Bissau. C'è il fascino mediorientale di Rassmea Salah, 25 anni, mamma italiana e papà marocchino, milanese con laurea e specializzazione all'Istituto Orientale di Napoli in lingue e cultura arabo-islamica, stesso percorso di studi della sua amica e coetanea Nadia Kaouni, genitori marocchini, che si definisce "italiana di origini siculo-marocchine". E c'è la grinta di Akram Idris, 25 anni, futuro ingegnere con madre egiziana e papà sudanese, disposto a lasciare la famiglia e Milano per costruire grattacieli negli Emirati o nei Paesi dell'Est, anche se porterà con sè la nostalgia per la mamma e per la cotoletta alla milanese. Sono ragazzi che vivono, mangiano, amano come i loro concittadini "di origine italiana" come li chiama scherzosamente Alphoussenyni. Anche se con qualche differenza che può rivelarsi una marcia in più. Prendiamo la disponibilità allo spostamento dichiarata da Akram: quanti giovani italiani accetterebbero di lasciare per lavoro anche solo la propria città? "Noi il viaggio ce l'abbiamo nel sangue, siamo figli di gente che ha macinato migliaia di chilometri per trovare un futuro migliore: non ci spaventa di certo l'idea di trovare lavoro lontano da casa". Già, ma dov'è casa loro? "Qui, nel Paese dove siamo nati o arrivati da piccoli" rispondono infallibilmente tutti. Che indossi il velo come la milanese Lubna Ammouna, ventenne studentessa in Farmacia con papà siriano e mamma siro-tedesca, o sfoggi i bei ricci naturali come sua sorellaYasmin; che preghi cinque volte al giorno secondo i dettami del Corano come Khalid Chaouki, venticinquenne giornalista di origine marocchina (Salaam Italia è il libro che ha pubblicato raccontando la sua storia di musulmano italiano) o diserti la moschea come Akram ("la religione in questo momento è in stand-by"), i "ragazzi 2G" si sentono e sono italiani, pur non dimenticando le proprie origini. "In famiglia parliamo italiano. L'arabo è usato dai miei genitori solo quando litigano" racconta Akram. "Io mi sento un albero con le radici in Egitto e il tronco in Italia" spiega Rassmea. "Sono musulmana come mio padre, mangio le lasagne di mia madre, ho avuto un ragazzo italiano per cinque anni, ho frequentato l'Istituto Orientale di Napoli per approfondire la conoscenza e la cultura della mia terra d'origine: più che italiana, mi definirei una nuova cittadina dell'Italia che verrà".
Perché, inutile negarlo, questi ragazzi sono molto più avanti della legislazione e della burocrazia che spesso li confina in una specie di limbo. A differenza di altri Paesi, per esempio gli Stati Uniti, non basta infatti essere nati in Italia per avere automaticamente la cittadinanza. Per essere cittadini di questo Paese occorre essere nati da genitori italiani. Senza questo requisito occorre dimostrare di essere residenti da almeno dieci anni. Ma quello è solo il punto di partenza per presentare la domanda: "Tali e tanti sono gli ostacoli burocratici che fra la presentazione definitiva e la risposta possono passare anche dieci anni" spiega Paolo Barros. "Questo, del resto, è il tempo che ha impiegato mia madre, collaboratrice familiare, per ottenere quel certificato che sanciva ciò che lei era già da anni, e cioè una cittadina che vive, lavora e contribuisce allo sviluppo di questo Paese".
Quando finalmente i genitori ottengono il prezioso pezzo di carta, la cittadinanza ricade a cascata sui figli, com'è successo a Paolo. Ma non sempre le persone hanno il tempo, la pazienza e anche la cultura necessari per fronteggiare le lungaggini burocratiche. Così, a una prima generazione di immigrati che in molti casi hanno rinunciato alla cittadinanza preferendo rinnovare, sempre con molte difficoltà, il permesso di lavoro e residenza, ne succede un'altra, quella dei loro figli, più conscia dei propri diritti. "Abbiamo dato vita alla 'Rete G2′ proprio per condividere fra noi figli di immigrati i problemi non solo burocratici legati alla nostra condizione" dice Mohamed Tailmoun, origini libiche, una laurea in Sociologia, operatore sociale e mediatore culturale nonché portavoce della Rete G2 che da tre anni collega, sul web, in trasmissioni radiofoniche e nella realtà quotidiana, centinaia di ragazzi della seconda generazione. Un'esperienza importante, riconosciuta anche dal Capo dello Stato che qualche settimana fa ha invitato al Quirinale una rappresentanza di esponenti della Rete in occasione della cerimonia di benvenuto ai «nuovi cittadini italiani".
Oltre alla tutela dei diritti, i giovani figli di immigrati hanno un'altro importante obiettivo, e cioè quello di aiutare gli italiani a conoscere meglio i loro concittadini di diversa origine. Con questo scopo è nato Yalla, il mensile delle seconde generazioni allegato a Vita, settimanale del non profit. "I ragazzi G2 sono dei comunicatori nati" dice Martino Pillitteri, che cura l'inserto al quale collaborano una dozzina di giovani milanesi originari del Mahgreb e di altri Paesi stranieri. "Hanno fatto la sintesi di due mondi e ne hanno tratto un'apertura mentale che gli consente di dialogare con tutti". Non a caso i ragazzi di seconda generazioni hanno amici italiani, del loro Paese d'origine, di altre nazionalità e diverse nazioni. Come Susan, laurea in Scienze Politiche e giornalista in erba, che il ragazzo l'ha trovato in Spagna e fa la spola fra Roma e Parigi, dove vive lui, ed è da poco tornata dalla Siria, terra dei genitori.
Frequenti sono i legami sentimentali fra ragazzi 2G e coetanei italiani. Il che può generare conflitti familiari: "Mio padre non mi ha parlato per quattro mesi quando ha saputo che mi ero messa con un ragazzo italiano" dice Rassmea. "E anche se con il tempo ha imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo, è stato contento quando la storia è finita". Il conflitto a volte è anche interiore, soprattutto fra le ragazze: Lubna rimanda il problema a quando incontrerà la persona giusta: "Prima devo trovare la persona che mi completa, che amo e che mi ama, poi si vedrà". Intanto ha già chiesto lumi a un Muftì in Siria, Paese d'origine dei genitori, sul fatto che non esiste un versetto del Corano che vieti l'unione fra un musulmano e una persona di religione diversa. "Non mi ha saputo rispondere" dice la ragazza con una certa soddisfazione.
Fra i tanti giovani incontrati da Panorama, solo Valentino, che con la sua bellezza e il portamento fiero chissà quanti italici cuori avrà spezzato, non ha mai avuto una ragazza italiana: "Non mi capiscono" taglia corto. In realtà non capiscono l'ostinazione e la determinazione con cui Valentino (ma ha anche un impronunciabile nome africano, Onierhovwo: significa "Dio che risponde alle preghiere") persegue il suo diritto alla cittadinanza italiana. "Ormai della mia famiglia qui a Roma ci sono soltanto io: frequento la stessa Università di mio padre, ma lui ha trovato lavoro negli Stati Uniti, dove l'hanno raggiunto mia madre e le mie sorelle più piccole. Dei miei 21 anni ne ho vissuti 17 in Italia, ma ancora non ho la cittadinanza, e senza quel pezzo di carta non posso fare molte cose". Per esempio tesserarsi nella squadra di serie A di basket che pure lo corteggia. Con quella pelle, però, ("la stessa di Gesù, che in occidente viene raffigurato biondo e con gli occhi azzurri, mentre i sacri testi lo descrivono 'con i piedi di bronzo e i capelli di lana'", precisa lui, musulmano) nemmeno una carta d'identità italiana lo metterebbe al riparo dai piccoli e grandi sgarbi e pregiudizi quotidiani di cui si sente vittima. Ma chissà che il Dio del suo nome non risponda alle sue preghiere: "In fondo tutto è possibile" ammette con un sorriso. "Obama l'ha dimostrato". (Ha collaborato Oscar Puntel)
ROMA - 




