venerdì 1 agosto 2008

EXTRACOMUNITARIO..A CHI? DEFINIZIONE


Extracomunitario

Il termine extracomunitario esprime lo stato di una persona in relazione alle vigenti normative della Comunità Europea. Un extracomunitario non possiede la cittadinanza di un Paese appartenente alla Comunità Europea.

Il termine è usato spesso impropriamente nel linguaggio comune e dai media per indicare persone immigrate in Europa spesso provenienti da paesi economicamente disagiati. Nel suo significato letterale invece è un extracomunitario anche, ad esempio, un cittadino statunitense.

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Extracomunitario

Letteralmente, l'aggettivo "extracomunitario" indica cose e persone che appartengono a (o provengono da) paesi estranei alla Comunità economica europea. È una parola piuttosto recente, visto che la prima attestazione registrata dai dizionari risale al 1980, e del resto è recente anche l'abitudine mentale di riferirsi alla Cee come alla comunità per antonomasia.

Nato nel marzo 1957 con la firma del trattato di Roma, questo organismo internazionale infatti nei primi anni della sua esistenza non interferiva che superficialmente con la vita politica e civile degli stati aderenti (che all'inizio erano solo sei, fra cui l'Italia); più incisivamente esso agiva semmai sul piano dell'economia, cercando di razionalizzare con incentivi o limitazioni la produzione industriale e agro-alimentare dei singoli paesi. Ma i semplici cittadini cominciarono a sentirsi membri della comunità in maniera più consapevole quando furono chiamati per la prima volta a eleggerne direttamente i parlamentari, nel giugno del 1979: da allora è proseguito a ritmo sempre più serrato il processo di integrazione, mentre parallelamente cresceva il numero degli stati membri (attualmente 15, con l'ingresso di Austria, Finlandia e Svezia nel 1995). Non passa giorno che sugli organi d'informazione non si parli della comunità, dei sacrifici necessari per allinearsi con i requisiti indicati dal trattato di Maastricht, della moneta unica (l'Euro) che entrerà in vigore fra pochissimo; e non se ne discute solo da un'ottica economico-finanziaria, bensì anche come organismo ispiratore di provvedimenti legislativi e controllore di un'equilibrata e coerente crescita civile.

Ma tornando alla parola extracomunitario, c'è da osservare che, a rigore, essa dovrebbe applicarsi a tutti gli abitanti di paesi non-Cee, per esempio anche ai cittadini svizzeri, norvegesi, statunitensi, israeliani e così via; sappiamo invece per esperienza quotidiana che non è così: quando si parla di "extracomunitari" si allude quasi esclusivamente agli immigrati che vengono dall'Africa o dall'Albania o dai territori curdi, spesso malconci e disperati, in gran numero clandestini.

Definirli "extracomunitari", con una parola asettica dal sapore geografico-amministrativo, significa censurare altre etichette possibili, più esplicite e referenziali, ma meno "politicamente corrette"; significa in altre parole ricorrere a un eufemismo. "Extracomunitario" dunque si allinea con la serie di definizioni addolcite che presentano il cieco come "non vedente", il sordo come "audioleso", il paraplegico come "non deambulante" o "portatore di handicap", il negro come "uomo di colore" (espressione, quest'ultima, che fra l'altro è sgradita agli interessati).

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