sabato 6 settembre 2008

Pretende sesso da donna senza biglietto

La vittima e' una ragazza nigeriana di 27 anni, regolare in Italia
Pretende sesso da donna senza bigliettoDenunciato un capotreno di 53 anni
L'uomo avrebbe consumato il rapporto sul convoglio. Ora è stato sospeso in via cautelativa da Trenitalia
BOLOGNA - Pensava di farla franca un capotreno che ha preteso una prestazione sessuale da una passeggera scoperta a viaggiare su un treno senza biglietto. Invece il 53enne di origine campana, ma residente a Milano, è stato denunciato dalla Polfer è sospeso dal lavoro in via cautelativa da Trenitalia.
L'AMPLESSO - Il fatto è successo lo scorso 21 agosto. La donna, una ragazza nigeriana di 27 anni regolare in Italia, stava viaggiando sul convoglio 9417, un Eurostar Milano-Lecce, quando nella tarda mattinata - transitando nella zona di Reggio Emilia - è incappata nel controllo del biglietto. Il dipendente di Trenitalia, quando ha capito che la giovane non aveva il tagliando, ha spiegato alla donna che se voleva evitare le conseguenze del mancato pagamento del biglietto poteva appartarsi con lui per una prestazione sessuale. Prestazione effettivamente consumata poco dopo - sempre stando al racconto della donna - in un locale appartato in uno scomparto nella parte posteriore del convoglio.
LA DENUNCIA - Dopo aver subito l'abuso, però, la donna ha subito avvisato il compagno (che viaggiava sullo stesso treno, ma separato da lei) che a sua volta ha chiamato con il telefono cellulare il 113. A quel punto - il treno era già a ridosso della stazione ferroviaria di Bologna - sono intervenuti gli uomini della Polfer del capoluogo emiliano. I poliziotti hanno raccolto i racconti di entrambi. Lui ha negato ogni addebito, lei invece ha fornito particolari precisi della vicenda. Alla fine la polizia ferroviaria ha denunciato l'uomo all'autorità giudiziaria per concussione sessuale. Sulla vicenda erano subito intervenute, il giorno dopo, le Ferrovie dello Stato, con una nota in cui spiegavano che il Gruppo, informato dell'episodio di «presunto tentativo di molestie sessuali» aveva «immediatamente avviato i necessari accertamenti per chiarire la dinamica dei fatti. Qualora fosse accertata la responsabilità del dipendente saranno adottati i provvedimenti disciplinari previsti». L'uomo è stato effettivamente sospeso in via cautelare per 60 giorni. In attesa che si completi l'accertamento dei fatti Trenitalia, alla luce degli elementi acquisiti, ha ritenuto opportuno applicare il provvedimento.
05 settembre 2008

giovedì 4 settembre 2008

lampedusa clandestini

MOLTO SCONSIGLIIATO
A DANGEROUS AND DEADLY ADVENTURE

"Razzisti no, stanchi si

FOGGIA, giovedì 4 settembre 2008 - ORE 13.57
'Razzisti no, stanchi sì': lo striscione dei residenti di Borgo Mezzanone
Proseguono le indagini della Polizia per identificare gli autori della rissa.

"Razzisti no, stanchi si " è lo striscione che i residenti di Borgo Mezzanone hanno esposto questa mattina all'ingresso del villaggio. Oggi tutto tace, nessuno parla più della maxi rissa di ieri, tutti hanno già dimenticato quell'inferno di urla e botte, di bastoni e pugni. La vita è tornata alla normalità, la pigra quotidianità è tornata a scorrere lentamente. Calma apparente come ci sussurra timidamente un uomo. Qui la rassegnazione la fa da padrone - ci dice un altro - preoccupato anche per la sorte dei suoi tre figli. Anche i ragazzi del piccolo villaggio hanno paura. "Ogni sera ci incontriamo davanti alla chiesa - ci racconta Antonio - ma abbiamo terrore di stare lì perchè ogni volta arrivano extracomunitari ubriachi". A pochi passi dallo striscione c'è la scuola Don Milani. Lì tra i banchi, dove ogni mattina si accomodano 130 alunni, l'integrazione razziale sembra essere già stata raggiunta. "Sono 7 gli alunni stranieri che frequentano il nostro istituto - ci racconta un insegnante - perlopiù indiani e marocchini che sono nati in Italia, pertanto si sono naturalizzati e integrati perfettamente". Per evitare il ripetersi degli scontri di ieri, le forze dell'ordine corrono ai ripari. Si punta sulla pacifica convivenza, sull'omogeneità etnica. Gahnesi con Nigeriani, Etiopi con Somali. Ieri hanno lasciato il campo 107 tra somali ed eritrei perlopiù donne e bambini, diretti al centro di prima accoglienza di Bari-Palese. Ma se c'è chi parte c'è anche chi arriva. Un pullman con 53 ghanesi. I rinforzi del battaglione di Bari rimarranno solo fino a domani. Intanto proseguono serrate le indagini da parte degli agenti della squadra mobile di Foggia. Al momento già alcuni degli autori delle maxi-rissa sono stati identificati e presto saranno denunciati.


Tatiana Bellizzi
http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=38108

mercoledì 3 settembre 2008

LA MIA RISPOSTA PER ORA.............

LA MIA RISPOSTA PER IL COMMENTO FATTO DA UN 'ANONIMO' NEI BOLG IN NLINK SOTTO.

http://chukbyke.blogspot.com/2008/09/tornare-in-nigeria-no-me-piace-qui.html?showComment=1220371560000#comment-c1817614040077941266

http://extracomunitari.blogspot.com/2008/09/tornare-in-nigeria-no-me-piace-qui.html


L'Orda quando gli albanesi eravamo noi
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288 pagine

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Quando gli "albanesi" eravamo noi, ci linciavano perché rubavamo il lavoro o facevamo i crumiri, ci proibivano di mandare i figli alle scuole dei bianchi in Louisiana, ci consideravano "non visibilmente negri" nelle sentenze in Alabama. Quando gli "albanesi" eravamo noi, truffavamo mezza Europa raccogliendo soldi per riscattare inesistenti ostaggi dei saraceni, vendevamo i nostri bambini agli sfruttatori assassini delle vetrerie francesi e agli orchi girovaghi, gestivamo la tratta delle bianche riempiendo di donne nostre anche dodicenni i bordelli di tutto il mondo. Quando gli "albanesi" eravamo noi, espatriavamo clandestini a centinaia di migliaia oltre le Alpi e gli oceani, seminavamo il terrore anarchico ammazzando capi di stato e poveri passanti, dormivamo a turno in quattro nello stesso fetido letto ed eravamo così sporchi che a Basilea ci era interdetta la sala d'aspetto di terza classe. Quando gli "albanesi" eravamo noi, ci accusavano di essere tutti criminali, ci rinfacciavano di avere esportato la mafia e ci ricordavano che quasi la metà dei detenuti stranieri di New York era italiana. Quando gli "albanesi" eravamo noi, ci pesavano addosso secoli di fame, ignoranza, stereotipi infamanti. Quando gli "albanesi" eravamo noi, era solo ieri. Tanto che in Svizzera pochi anni fa tenevamo ancora trentamila figli nascosti che frequentavano scuole illegali perché ai papà non era consentito portarsi dietro la famiglia.

Nella ricostruzione di Gian Antonio Stella, ricca di fatti, personaggi, avventure, aneddoti, storie ignote, ridicole o sconvolgenti, c'è finalmente l'altra faccia della grande emigrazione italiana. Quella che meglio dovremmo conoscere proprio per capire, rispettare e amare ancora di più i nostri nonni, padri, madri e sorelle che partirono. Quella che abbiamo rimosso per ricordare solo gli "zii d'America" arricchiti e vincenti. Una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronto con le "orde" di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo "diversi". Eravamo più amati. Eravamo "migliori". Non è esattamente così.

martedì 2 settembre 2008

«Tornare in Nigeria? No, a me piace qui».

http://www.cronacaqui.it/news-tornare-in-nigeria-no-a-me-piace-qui-clandestina-assolta--_11711.html

La parrucchiera nata a Benin City resta a Torino. Ieri in aula cinque processi e altrettante assoluzioni

«Tornare in Nigeria? No, a me piace qui». Clandestina assolta

TORINO 02/09/2008 - L'imbianchino albanese e l'ambulante gabonese, la parrucchiera nigeriana e l'operaio marocchino, persino il rifugiato iracheno. Tutti clandestini, tutti quanti già raggiunti dall'ordine di lasciare il territorio nazionale. Un ordine ignorato con disarmante disinvoltura. Per questo motivo i cinque stranieri sono stati arrestati e poi processati. Ma per tutti è infine arrivata una sorprendente assoluzione. Assolti «perché il fatto non costituisce reato» e di nuovo liberi. Liberi di tornarsene a casa, liberi di ricominciare la vita di sempre. Una vita da clandestini.

L'imbianchino albanese
Si chiama Kleanthi Kongjani, è albanese e ha 28 anni. È irregolare in Italia, vive a Torino con il fratello e altri familiari. Fa l'imbianchino, lavora a Ivrea. Era stato fermato una prima volta a fine luglio, gli agenti gli avevano notificato l'ordine di lasciare il territorio italiano perché privo di un regolare permesso di soggiorno. Kleanthi Kongjani ignora l'ordine del Questore e continua la vita di sempre. Viene fermato una seconda volta a fine agosto, in questa occasione scatta l'arresto. Kongiani viene processato, ma il giudice Paolo Gallo accoglie le richieste della difesa e opta per la liberazione dell'imputato e l'assoluzione nel processo con rito abbreviato. Il motivo? L'imbianchino albanese è giovane, incensurato e ha un lavoro.

La parrucchiera nigeriana
Edith Oriri viene fermata per la prima volta nel gennaio di un anno fa. È priva di documenti, le viene ordinato di tornarsene in patria, in Nigeria. Ma lei resta in Italia. «Preferisco vivere qui, a me la Nigeria non piace», spiega ieri mattina al giudice Gallo. «Qui lavoro come parrucchiera, mi trovo bene. In Nigeria non saprei dove andare, lì è rimasta solo mia sorella». Edith viene fermata per la seconda volta alcuni giorni fa, viene arrestata e ieri mattina processata. E assolta «perché il fatto non costituisce reato».

L'ambulante gabonese
Habdull Fall non ha studiato, non sa leggere né scrivere. «Per questo motivo - spiega al giudice - non ho lasciato l'Italia. Non riuscivo infatti a capire cosa ci fosse scritto sul foglio che mi ha consegnato la polizia». Quel foglio gli intimava di lasciare al più presto il territorio nazionale. Habdull Fall, però, resta in Italia, a Torino. Dove continua a vendere le sue borse. Viene arrestato, processato. Assolto. Da oggi potrà tornare in strada a vendere i suoi prodotti.

L'operaio marocchino
Abdelrhafour Sellami ha 24 anni, vive a Torino con il padre e lo zio. «Lavoro, faccio l'operaio. E i soldi che guadagno devo spedirli in Marocco. Lì vive ancora mia madre, non ha un lavoro e io devo aiutarla». Abdelrhafour viene fermato una prima volta a giugno, quindi a fine agosto. «Non sono andato via dal vostro paese non solo perché devo mantenere mia madre, ma anche perché ho dovuto assistere per mesi mio padre malato». Assolto anche lui.

Il rifugiato iracheno
Mohmed Husseno è nato a Baghdad, città dalla quale è fuggito quando sono arrivati gli americani. «Non riuscivo a trovare lavoro, non riuscivo a mangiare. Lì c'è la guerra, è impossibile condurre una vita normale». Un ritornello ripetuto in aula anche dal difensore dell'imputato: «Su Baghdad piovono bombe quasi tutti i giorni, come può il mio cliente tornare a vivere in quell'inferno?». Accontentato. Mohmed Husseno viene scarcerato e assolto. Anche lui potrà ricominciare a vendere borse. Borse rigorosamente false.
Scritto da: Giovanni Falconieri - falconieri@cronacaqui.it

lunedì 1 settembre 2008

PROSTITUZIONE

«Bloccare le lucciole sui treni»

Evitare che le prostitute nigeriane salgano sul treno a Genova o che, perlomeno, smettano di scendere a Lavagna: lo chiede il sindaco della cittadina, Giuliano Vaccarezza - già firmatario dell'ordinanza con la quale i clienti delle "lucciole" vengono multati - in una lettera inviata al prefetto e al questore di Genova.

Secondo quanto scrive Vaccarezza, «un gruppo di prostitute nigeriane, che partono presumibilmente in treno da Genova, arriva a Lavagna verso le 22 e si distribuisce nelle strade attorno alla stazione»; le "lucciole", dice ancora il sindaco, restano meno di due ore, poi, «forse disturbate dalla massiccia presenza delle forze di polizia», riprendono il treno in direzione ponente.

La loro presenza, secondo quanto denunciato dal sindaco, è «disturbante anche per la modalità particolarmente aggressiva e sguaiata con le quali si propongono ai potenziali clienti e per la loro ubicazione nel centro cittadino».

Vaccarezza, insomma, ha chiesto controlli mirati e preventivi in collaborazione con la Polfer per «bloccare le prostitute prima che salgano sui treni, oppure, più agevolmente, direttamente sul treno, in modo da ostacolarne la discesa a Lavagna».

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/levante/2008/09/01/1101726908564-bloccare-lucciole-treni.shtml

VIAGGIARE CON RICEVUTA POSTALE O CEDOLINO

Dal 1° agosto 2008 al 31 gennaio 2009 i cittadini in attesa di regolarizzazione del permesso di soggiorno possono transitare nell'area Schengen

La facilitazione consente agli stranieri, in possesso della ricevuta di presentazione dell'istanza a Poste Italiane, di recarsi nei Paesi di origine e poi di rientrare in Italia

Come ogni anno, la direzione centrale dell'Immigrazione e della Polizia delle frontiere ha previsto una serie di facilitazioni temporanee per il transito dei cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale, concesse dal Consiglio e dalla Commissione europea.

Possono usufruirne i cittadini che hanno presentato richiesta di rinnovo del titolo di soggiorno o che hanno presentato istanza di primo rilascio per motivi di lavoro o per ricongiungimento familiare.

Dal 1° agosto 2008 al 31 gennaio 2009, gli stranieri provenienti dall'Italia o diretti verso l'Italia, potranno transitare attraverso le frontiere terrestri, marittime e aeree dei paesi Schengen se in possesso: della ricevuta di Poste Italiane S.p.a. attestante l'avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del titolo di soggiorno, del passaporto in corso di validità, o del documento di viaggio equipollente, e del titolo di soggiorno scaduto.

I cittadini stranieri potranno così recarsi nei Paesi di origine e successivamente rientrare in Italia.
Il personale preposto ai controlli di frontiera dovrà procedere alla timbratura del documento di viaggio e della ricevuta, esibiti dal titolare, all'atto dell'uscita e del rientro in Italia.

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/immigrazione/0750_2008_07_30_permesso_rientro_frontiera.html

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Chukwubike Okey C.

Operazione antiprostituzione a Roma, sgominata una banda di romeni

28.08.2008

Maroni: «E' la conferma che la collaborazione con la polizia rumena è la strada lungo la quale proseguire per combattere il racket». I sei arrestati dalla Squadra Mobile sfruttavano tra l'Italia ed altri paesi quasi un centinaio di donne

La Squadra Mobile di Roma, in collaborazione con la Polizia romena, ha sgominato una delle più pericolose organizzazioni criminali dedite allo sfruttamento della prostituzione: 6 le ordinanze di custodia cautelare eseguite nei confronti di altrettanti cittadini romeni, accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

Operazione della Squadra Mobile di RomaIl ministro dell'Interno Roberto Maroni si è complimentato con il Capo della Polizia Antonio Manganelli: «L'operazione condotta di concerto con le Autorità rumene è la conferma che la collaborazione con la polizia rumena è la strada lungo la quale proseguire per combattere il racket della prostituzione»

Le indagini della Polizia, iniziata nel luglio del 2007 dopo un regolamento di conti tra cittadini romeni per il controllo del mercato della prostituzione a Roma, sono state condotte in stretta collaborazione con gli agenti della polizia romena: tra l'Italia ed altri paesi la banda gestiva quasi un centinaio di donne sfruttate. L'organizzazione criminale regolava i rapporti con le altre gang suddividendosi il territorio e sottoponendo eventuali conflitti ad una commissione che imponeva multe e dettava regole.

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/2100_500_ministro/0737_2008_08_28_operazione_antiprostituzione.html

domenica 31 agosto 2008

ITALIA E LIBIA

L'amicizia libica costa cinque miliardi di dollari


Scritto da Angelo D'Addesio
domenica 31 agosto 2008
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E' stata un'amicizia dura da conquistare quella fra l'Italia e la Libia, ma a quanto pare sembra sancita definitivamente dal Trattato di Amicizia e Cooperazione, a suon di miliardi di dollari, ben 5, che l'Italia sborserà in modo scaglionato per i prossimi 25 anni al paese africano, come risarcimento compensativo per la pesante aggressione subita nel 1911 e perpetuata fino al 1943, durante gli anni del dominio coloniale.

In questo accordo Muammar Gheddafi ha sfogato tutto il sentimento di umiliazione suo e della popolazione libica, uccisa durante il biennio 1911-1912 in sanguinosissime battaglie nel deserto, oppure deportata nella repressione che ne seguì, in cui il 50% della popolazione civile furono spinti alla prigionia, alla fuga nel deserto ed al confino nelle isole italiane, tra cui numerosi parenti del leader libico, come il nonno ferito a morte ed il padre gravemente menomato. Eppure questo accordo sancisce anche il definitivo rientro della Libia nel panorama delle potenze africane emergenti sul piano economico, energetico oltre che storico, al fianco dell'Egitto, della Nigeria e del Sudafrica.

Dopo il grande isolamento, l'avversione degli Usa, gli anni della guerra fredda, oggi la Libia può contare sulla riappacificazione statunitense, su un seggio provvisorio all'Onu e sul rapporto di timore/rispetto con l'Unione Europea. Il rapporto con l'Italia, poi, è dettato da interessi reciproci che vanno molto al di là dei semplici corsi e ricorsi storici. L'accordo sottoscritto dal premier Berlusconi a Tripoli, configura non solo un risarcimento danni ma rafforza anche la serie di notevoli investimenti italiani in Libia: la costruzione della grande autostrada litoreanea Tripoli-Bengasi, lunga 2000 km per un costo di 6 miliardi, ricalcante la vecchia Via Balbia, la prima grande strada in Africa, di ideazione italiana, che unificava la Tripolitania e la Cirenaica, la costruzione lungo il tragitto di numerose infrastrutture, la costruzione di due nuovi grandi ospedali, la predisposizione di un piano di miglioramento scolastico con borse di studio per studenti libici in Italia ed indennizzi per mutilati di guerra e la restituzione delle opere d'arte trafugate in Italia, fra cui la Venere di Cirene, già consegnata durante l'incontro ed oggetto di un contenzioso chiusosi in favore libico, con una sentenza del Consiglio di Stato, il giugno scorso. Passi in avanti anche per la restituzione dei visti per i 20.000 italiani cacciati dalla Libia dopo il golpe nel 1970, sebbene i rimpatriati non siano del tutto in sintonia con la scelta del governo.

Dietro tutto questo, il cartello delle grandi imprese energetiche ed edili impegnate in fruttuosi accordi ed il rafforzamento del partenariato sull'immigrazione. Proprio lo scorso anno l'ENI ha ottenuto il rinnovo per 25 anni delle concessioni per l'estrazione di gas e petrolio e la medesima si farà carico dei costi per la costruzione di autostrada ed altre infrastrutture. Altri lavori coinvolgeranno Impregilo, Finmeccanica, perfino l'Università di Palermo che ha instaurato preziosi rapporti con quella di Bengasi. Infine l'ultimo grande contrappeso per l'Italia è il rafforzamento dell'accordo sottoscritto da Amato nel 2007, ovvero pattugliamenti congiunti di Italia e Libia nel canale di Sicilia e intensificazione dei controlli, anche a mezzo radar, ai confini con Ciad, Niger e Sudan, collaborazioni con guardia costiera e forze dell'ordine.

La guerra ai "mercanti di schiavi" passa per questo accordo, anche se fino ad una settimana fa l'emorragia di immigrati dalla Libia è proseguita ed un peschereccio con 48 persone è partito dalle coste della Tripolitania ed è stato riportato in Libia qualche giorno dopo e la soluzione dei respingimenti in mare non è umanamente la migliore, visto che il regime di Gheddafi non ha di certo mano tenera con i profughi che per legge sono destinati ai centri di detenzione per un certo periodo di tempo, dove solo quest'anno, sono finite 60.000 persone. La speranza è tutta in una cooperazione energetica ed in un aiuto efficace sull'immigrazione, nulla più della linea seguita dai governi precedenti. Solo il tempo potrà dire se sarà valsa la pena e se questo precedente non porterà Eritrea e Somalia in futuro (e non sarebbe uno scandalo, anzi l'Eritrea sembra intenzionata in questa direzione) a seguire l'esempio del vicino libico.

sabato 30 agosto 2008

Il ricongiungimento dei parenti di cittadini italiani

Le leggi:

Le attuali leggi in materia d'immigrazione (legge 30 luglio 2002, n. 189, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 199 del 26 agosto 2002 e successive modifiche), meglio nota come Bossi-Fini che modifica la legge Turco-Napolitano (D.Lgs. 286/98 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 1998 - Supplemento Ordinario n. 139), stabiliscono puntualmente le regole ed i procedimenti necessari a tutti i cittadini di paesi terzi per l'entrata e la permanenza nel territorio dello Stato italiano.

Le leggi citate impongono gravi limitazioni all'ingresso ed al soggiorno nel territorio dello Stato italiano per tutti i familiari di cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti nello stesso; ad esempio, non è consentito il ricongiungimento del cittadino di paese terzo con i propri genitori che non abbiano compiuto i 65 anni e con altri figli residenti nel paese d'origine; non è consentito il ricongiungimento del cittadino di paese terzo con i propri figli se di maggiore età, etc. .

Le stesse limitazioni non trovano invece applicazione nel caso di cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini italiani/comunitari, come si evince dai seguenti decreti:

  1. Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Art. 1 (Ambito di applicazione), comma 2. Il presente testo unico non si applica ai cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, se non in quanto si tratti di norme più favorevoli, e salvo il disposto dell'articolo 45 della legge 6 marzo 1998, n. 40.

  2. Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Art. 28 (Diritto all'unita' familiare), comma 2. Ai familiari stranieri di cittadini italiani o di uno Stato membro dell'Unione Europea continuano ad applicarsi le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1965, n. 1656, fatte salve quelle più favorevoli della presente legge o del regolamento di attuazione.

  3. Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Art. 30 (Permesso di soggiorno per motivi familiari), comma 4. Allo straniero che effettua il ricongiungimento con il cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea, ovvero con straniero titolare della carta di soggiorno di cui all'articolo 9, e' rilasciata una carta di soggiorno.

  4. Il D.P.R. 1656/1965, oggi è sostituito dal DPR 54/2002, Art. 15. (Abrogazioni), comma 1. E' abrogato il decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1965, n. 1656.

  5. Il D.P.R. del 18 gennaio 2002, n. 54, Art. 3 (Diritto al soggiorno), comma 3. Per i soggetti indicati alle lettere a), b) e c) del comma 1, il soggiorno e' altresì riconosciuto, quale che sia la loro cittadinanza, ai coniugi, ai figli di età minore e agli ascendenti e discendenti di tali cittadini e del proprio coniuge, che sono a loro carico, nonché in favore di ogni altro membro della famiglia che, nel Paese di provenienza, sia convivente o a carico del coniuge, degli ascendenti del lavoratore e degli ascendenti del suo coniuge.

  6. Il D.P.R. del 18 gennaio 2002, n. 54, Art. 5 (Richiesta della carta di soggiorno), comma 4. con la domanda, l'interessato può richiedere il rilascio della relativa carta di soggiorno anche per i familiari di cui all'articolo 3, commi 3 e 4, lettera b), quale che sia la loro cittadinanza:

    • il coniuge non legalmente separato ed i figli di eta' inferiore agli anni diciotto;

    • i figli di maggiore eta' a carico, gli ascendenti e discendenti delle persone di cui alla lettera a) e del coniuge che siano a loro carico.

Applicazioni:

    Dall'analisi dettagliata dei decreti di legge citati emerge quanto segue:

    • I familiari di cittadini italiani e dei loro coniugi, qualsiasi sia la loro nazionalità, compresi genitori e figli di maggiore età, propri o del proprio coniuge e che siano a carico dello stesso, senza altre limitazioni, hanno diritto di ingresso nel territorio dello Stato italiano.

    • I familiari di cittadini italiani e del loro coniuge, qualsiasi sia la loro nazionalità, hanno diritto alla carta di soggiorno (CdS) se entrati per ricongiungimento con il cittadino italiano.

    Nota: restano comunque valide le limitazioni di accesso per comprovata pericolosità per lo Stato italiano nei confronti del cittadino straniero, che ne impedirebbero l'ingresso ed il soggiorno sia in materia di ordine pubblico sia sanitario, motivo unico per cui i cittadini di Paesi terzi sono comunque soggetti al rilascio del visto di ingresso.

Esempi pratici:

    • Il coniuge del cittadino italiano, che sia cittadino di Paese terzo, ha diritto al rilascio immediato della Carta di Soggiorno (CdS).

    • Dietro richiesta del cittadino italiano, i genitori del coniuge che sia cittadino di Paese terzo, possono essere ricongiunti nel territorio dello Stato italiano senza dover richiedere il nulla osta alla questura.

    • Su richiesta del cittadino italiano, i figli minori o di maggiore età del coniuge di paese terzo, possono essere ricongiunti senza nessun nulla osta della questura, con il consenso dell'altro genitore o dimostrando la sua assenza.

Carta di Soggiorno:

    La Carta di Soggiorno (CdS) è un documento rilasciato dal Questore che consente ad un cittadino di Paese terzo di soggiornare all'interno del territorio italiano ed ivi entrare ed uscire con condizioni simili a quelle di un cittadino italiano. La CdS consente inoltre l'ingresso nello spazio Scenghen senza bisogno del visto per periodi non superiori a 3 mesi.

    La CdS può essere di due tipologie, la prima a tempo indeterminato (di seguito CdSe), la seconda valida per un periodo di 5 anni e rinnovabile a tempo indeterminato (di seguito CdSc). La CdSe viene rilasciata ai cittadini extracomunitari che dimostrino la loro permanenza sul territorio per un periodo di tempo superiore a 6 anni; accade che la stessa CdSe venga rilasciata erroneamente a cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini italiani, i quali hanno invece diritto alla CdSc. I familiari extracomunitari che siano familiari di cittadini italiani, in quanto tali, ereditano tutti i diritti dei cittadini comunitari.

    La CdSc può essere revocata solo per motivi gravi, pertanto la distinzione tra CdSe e CdSc non è solo accademica ed è importante che ai soggetti interessati venga rilasciata l'esatta tipologia.

Esempio pratici:

ricongiungimento dei suoceri minori di 65 anni con altri figli nel paese di origine;

    La richiesta di ricongiungimento deve essere fatta dal cittadino italiano direttamente al consolato italiano del paese terzo dei suoceri, dovranno essere presentati i seguenti documenti:

    • Modulo di domanda visto (richiedere Visto Nazionale tipo D valevole 365 giorni ingressi multipli);

    • Dichiarazione del cittadino italiano che desidera ricongiungere i suoceri;

    • Foto

    • Copia del CdS/PdS del coniuge del cittadino italiano

    • Fotocopia del passaporto dei suoceri

    • Fotocopia del documento di identità del cittadino italiano

    • Estratto dell'atto di matrimonio del cittadino italiano

    • Certificato di nascita con generalità del coniuge del cittadino italiano

    Il visto deve essere rilasciato nella stessa giornata o comunque entro pochi giorni dalla data di richiesta, come previsto dalle disposizioni del MAE in conseguenza delle disposizioni europee.

Le norme di attuazione del D.P.R. 54/2002:

    Voglio sottolineare il fatto che ad oggi non sono state ancora rilasciate le norme di attuazione relative al D.P.R. 54/2002, questo comporta l'attuazione della precedente disposizione del D.P.R. 1656/1965 con la quale non è consentito il ricongiungimento con i fratelli e le sorelle anche per il cittadino italiano.

Terminologia:

  • Cittadino comunitario: Persona che detiene la cittadinanza di un paese dell' Unione Europea;

  • Cittadino di paese terzo: Persona che non detiene la cittadinanza di un paese dell' Unione Europea;

  • Visto: targhetta adesiva da applicare sul passaporto del cittadino di paese terzo che autorizza quest'ultimo all'ingresso sul territorio di un paese dell'Unione Europea.

  • Permesso di soggiorno: Documento che dimostra la facoltà di un cittadino di paese terzo al soggiorno sul territorio nazionale per un periodo limitato di tempo e con alcune limitazioni rispetto al cittadino comunitario:

  • Carta di soggiorno: Documento che dimostra la facoltà di un cittadino di paese terzo (oppure di un cittadino comunitario cittadino di un altro stato membro dell'UE rispetto allo stato emettente la carta di soggiorno) al soggiorno sul territorio nazionale per un periodo prolungato o illimitato di tempo con parità di diritto rispetto ai cittadini comunitari;

  • Cittadino regolarmente soggiornante: Cittadino di paese terzo in possesso di un permesso di soggiorno o di una carta di soggiorno:

  • Ricongiungimento: procedura amministrativa con la quale la famiglia straniera di un residente in Italia (comunitario o di paese terzo) appunto si ricongiunge con quest'ultimo trasferendosi sul territorio nazionale;

“Scritture Migranti”.

29 agosto 2008

Senigallia (Ancona): inizia domenica la rassegna “Scritture Migranti”.
Si svolgerà fino al 13 settembre la terza edizione del festival degli scrittori stranieri immigrati in Italia.


Inizierà domenica 31 agosto a Senigallia (Ancona) il festival “Scritture Migranti” dedicato agli scrittori stranieri immigrati in Italia. La rassegna, giunta alla sua terza edizione, è organizzata da Cvm (Comunità Volontari per il Mondo), Associazione “Luoghi in Comune”, Scuola di Pace “V. Buccelletti” di Senigallia e Centro Servizi per il Volontariato, con la collaborazione del Comune di Senigallia.
Ospiti della manifestazione, in tre diverse giornate, saranno altrettanti scrittori stranieri che, vivendo già da anni in Italia, hanno deciso di realizzare una loro opera letteraria in italiano. Scrivere in inglese o in francese - spiega una nota degli organizzatori - significa farlo per una platea internazionale, comporre in italiano per scrittori migranti significa scrivere a sè stessi, in definitiva forse per poche persone, ma anche porre le basi per una nuova nascita, mettere radici in altro Paese. Il primo scrittore è l'eritreo Hamid Barole Abdu, operatore psichiatrico, saggista e poeta, che ha pubblicato due volumi di poesie (31 agosto). Seguirà il 6 settembre il marocchino Mohammed Lamsuni, poeta e traduttore ora residente a Torino, che collabora con numerosi quotidiani e riviste del suo Paese d'origine. Chiuderà la rassegna il 13 settembre il polacco Olek Mincer, regista e attore teatrale, che ha pubblicato il libro “Varsavia, Via Gerusalemme, 45”.
(Red.)
http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/2008/agosto/29_3.html





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