mercoledì 15 febbraio 2012

'L'Italia sono anch'io'. Città di nascita: Aversa, provincia della Nigeria

'L'Italia sono anch'io'. Città di nascita: Aversa, provincia della Nigeria 

Martedì 14 Febbraio 2012 15:24

di Mario Paciolla

Fuori è freddo. La pioggia cade senza posa imbrigliando la strada tra irregolari tappeti scivolosi di colore grigio. In queste condizioni rifletto sulla possibilità di raggiungere Castelvolturno in macchina. Dopo una breve colazione controllo il meteo e la connessione. Riesco a rintracciare Susan, chiedendole la possibilità di chiamarla via Skype. E’ in linea. 
Foto0034Stavo sbucciando gli yam insieme a mia madre”. Lo yam è un particolare tubero simile alla patata dolce, utilizzato in molte ricette africane. Non nascondo di aver subito chiesto cosa fosse uno yam. Dati i numerosi impegni, anche per lei è una buona idea rispondere a qualche domanda telefonicamente. E’ indaffarata a preparare il pranzo e, a causa del tempo, ha dovuto posticipare la sessione di prove con il coro gospel. Ha dei tratti molto forti ed il viso sembra intagliato in una corteccia d’ebano. I genitori, padre ghanese e madre nigeriana, si conobbero in Italia e, dopo un anno, decisero di sposarsi e metter su famiglia nel casertano. Susan nacque ad Aversa nel 1991. Dopo di lei nacquero altri due fratelli. Tutti in Italia. Nel raccontarmi del padre, un accenno di nostalgia sfiora appena la sua voce forte come il sole africano, dicendomi che la lasciò quando aveva appena nove anni. I pochi ricordi che conserva, sono legati ai racconti della madre. Dopo la perdita, la famiglia decise di stanziarsi nella provincia di Castelvolturno, dove è presente una delle più numerose comunità nigeriane del paese.
Mia madre aveva progettato di trasferirsi a Roma, dove viveva la sorella. Aveva documenti, visto e biglietto in ordine. Per un errore la fecero scendere a Napoli. Poi mia zia è tornata in Africa e lei ha conosciuto mio padre che invece era qui da molto più tempo”. Ci tiene a sottolineare con una certa premura che la documentazione presentata all’ambasciata era completa. “Mia madre non ha raggiunto l’Italia irregolarmente. L’hanno fatta diventare irregolare”. Quando Susan aveva dodici anni, la Questura decise infatti di negare il rinnovo del permesso di soggiorno alla signora Darboe, poiché non in possesso di un reddito adeguato ai parametri burocratici. Non avendo raggiunto ancora l’età per muovere i passi da sola tra le fila della Questura, Susan rientrava nella tutela prevista dal permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare della madre. Come diretta conseguenza è stata costretta a vivere per alcuni anni nel proprio paese da irregolare. Non era residente. Per lo Stato Italiano lei non esisteva. Con tanto di certificato di nascita e di frequenza scolastica. “Pensavo fosse tutto uno scherzo. Non ci credevo. Sono nata in Italia. Studio in Italia. Sono italiana. Davo per scontato che a 18 anni sarei diventata una cittadina italiana”. L’aggettivo “italiana” si rincorre in modo ossessivo tra una parola di Susan e l’altra. La madre entra nella stanza e le porge un piattino con qualche pezzo di banana fritta. Affacciandosi per un attimo sullo schermo, mi chiede con divertita e garbata ironia se ne volessi anch’io un po’. La ringrazio tenendole il gioco. Scompare e sento la porta chiudersi. Dai 13 ai 18 anni, Susan, pur frequentando regolarmente la scuola, è priva di documenti, crescendo in un clima di tensione nel timore di eventuali controlli che l’avrebbero potuta in qualche modo compromettere, rischiando addirittura il rimpatrio forzato in un paese che non ha mai né visto né visitato. Da quando è nata, non ha mai lasciato il territorio italiano. “Non riuscivo ad integrarmi completamente. A scuola ero l’unica che non poteva partecipare alle gite. Alle feste ero l’unica a non essere invitata. Le maestre e mia madre mi dicevano di non farci caso. Io però un poco ci stavo male e mi chiedevo il perché”. A 18 anni, in vista anche dell’esame di Stato, dopo ininterrotti ricorsi, riesce ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari ed acquisendo così una protezione internazionale da rinnovare ogni anno. Mi fa vedere il permesso. Alla voce 'nata a' compare il nome del comune di Aversa. Non noto nulla di strano. Abbozzando un sorriso, mi chiede di osservare meglio.
Paese: Nigeria. “Quando me lo rilasciarono, chiesi da quando Aversa fosse considerata una città della Nigeria. Non mi hanno saputo rispondere”.
Fuori continua a piovere incessantemente. La connessione comincia a vacillare trasferendo la chiamata ad intermittenze sempre più frequenti. Chiedo a Susan di chiudere la telefonata. La richiamo nel giro di pochi secondi. È iscritta al secondo anno di giurisprudenza e ha conseguito un certificato di inglese presso il Cambridge. Una volta concluso il ciclo di studi, potrà iscriversi all’Ordine degli Avvocati Italiani solo dopo aver presentato una documentazione degli specifici visti d’ingresso e aver sostenuto un esame di abilitazione previsto per i cittadini stranieri laureati in un’ Università italiana. Il fatto è che Susan non è mai entrata in Italia. Ci è nata e non l’ha mai lasciata. Lavora part-time con una cooperativa e non può in alcun modo firmare un contratto di lavoro per i soliti limiti imposti dai motivi legati al rilascio del permesso di soggiorno. E’ iscritta all’ ARCI e fa parte del dipartimento immigrazione CGIL di Caserta, collaborando come mediatrice culturale. “È un lavoro legato alla mia condizione e ai diritti che mi sono negati. Conosco le abitudini delle persone che arrivano in Italia. Provo a comunicare con loro e cerco di creare un’armonia rendendo le cose più semplici”. Le chiedo cosa le piacerebbe fare da grande. “L’avvocato, poiché anche se le cose dovessero cambiare, i problemi ci saranno sempre”. Mi continua a raccontare di quanto sia stato difficile per lei inserirsi e di come sia maturata nel corso degli anni riuscendo a capire come gestire le situazioni. Mi parla di partecipazione, diritti e cittadinanza in modo tecnico e preciso senza mostrare la minima esitazione. La connessione a quel punto ricomincia a dare problemi. In sottofondo sento la voce della mamma chiamarla dall’altra stanza. Mi chiede scusandosi se abbiamo finito. Con il suo consenso mi riservo di farle un’ultima domanda.
Una volta staccata la telefonata rivedo gli appunti presi fino a quel momento, poi Susan mi ricontatta. “Tra un po’ dovrei andare”. Le chiedo di Castelvolturno, della comunità nigeriana e della situazione dopo quanto accaduto negli anni scorsi. Con un attimo di perplessità, mi chiede cosa voglio sapere. “Conoscevo una delle persone uccise nella strage, per il resto ero piccola, non ricordo bene. La situazione dopo quella tragedia si è calmata. Tra italiani e immigrati c’è sempre stato un rapporto di amicizia. In fondo condividiamo tutti lo stesso problema che è anche la causa di quello che è successo e di quello che succede ogni giorno a Napoli”. Nonostante il pensiero inclinato a delineare una zona d’ombra in quello che dice, l’osservazione di Susan è impossibile da equivocare. “L’unico problema reale è quello dei documenti, che lega a doppio filo anche il problema dell’integrazione”. Per un attimo sembra avere un sussulto di curiosità e mi chiede con estrema ingenuità se può farmi una domanda. Mi parla di Jerry Masslo, della strage di Castelvolturno, di Firenze e di Senegal. Purtroppo cade la connessione. Provo a ricontattarla immediatamente senza risultato. Le dico che abbiamo finito e che può scrivermi ciò che voleva chiedermi. Sullo schermo compare una scritta: “Ogni volta che ci sono tragedie come queste, in Italia il Governo pensa bene di risarcire parzialmente i familiari e gli amici delle vittime rilasciando il permesso di soggiorno o addirittura in alcuni casi la cittadinanza. Perché deve morire qualcuno per far sì che le cose cambino?”. Saluto Susan e la ringrazio per la disponibilità, senza ovviamente essere in grado di rispondere alla domanda.
Intervista in collaborazione con Maria Seredenko e Ilaria Izzo dell’Associazione Hemispheres

http://www.levanteonline.net/index.php/litalia-sono-anchio/6093-litalia-sono-anchio-citta-di-nascita-aversa-provincia-della-nigeria.html

giovedì 5 gennaio 2012

Padova, netturbini protestano: "Licenziati perché siamo neri


Padova, netturbini protestano: "Licenziati perché siamo neri"

4 lavoratori nigeriani accampati di fronte al comune


      TMNEWS
Padova, 4 gen. (TMNews) - Si sono accampati di fronte al Comune di Padova, quattro netturbini nigeriani dipendenti della cooperativa La Casona che lavorava in subappalto per la multiutiliy AcegasAps per protestare contro il licenziamento, "ci hanno licenziato perché siamo neri", affermano.

Come riporta 'Il Gazzettino', i quattro lavoratori denunciano una discriminazione razziale per cui presenteranno un esposto in Procura, anche se alla base sta la preoccupazione dei quattro che d'ora in poi non potranno mantenere moglie e figli. Di sicuro non hanno intenzione di lasciare il loro presidio davanti al municipio di Padova fino a che non riceveranno una risposta.

A parlare per tutti è un 39enne nigeriano da 23 anni in Italia e da oltre 10 al lavoro presso La Casona che subappaltava i netturbini ad Acegas Aps che, però, ha deciso di non rinnovare il contratto. Il lavoratore nigeriano chiama in causa Acegas sottolineando che gli ordini venivano presi direttamente dalla multiutility, fatto dimostrabile dai tabulati telefonici e che la ragione del licenziamento è solo ed esclusivamente la discriminazione razziale.

La decisione di Acegas Aps è di svolgere in proprio la pulizia del centro storico, prima affidata alla cooperativa, potendo così risparmiare 120 mila euro all'anno.
 http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/PN_20120104_00059.shtml

mercoledì 14 dicembre 2011

Aly Baba Faye: “Killer armato dal razzismo quotidiano”

Aly Baba Faye: “Killer armato dal razzismo quotidiano”


Il sociologo di origine senegalese: "La strage di Firenze è la punta di un iceberg, il problema non è solo il gesto di un folle. Gli immigrati in Italia sono diventati capri espiatorio, mostri da colpire. Si rischia una protesta violenta, le istituzioni stiano vicine alla comunità"

Roma  - 13 dicembre 2011 - "Lo sfondo razzista di quello che è successo è evidente. L’assassino si è andato a scegliere le sue vittime al mercato, sapendo di trovarle al lavoro. Ha aperto il fuoco contro un bersaglio semplicissimo, gli ambulanti con la pelle nera".
Aly Baba Faye, sociologo e leader storico della comunità senegalese, si dice "sconvolto" per la strage di Firenze, ma analizza con lucidità il contesto in cui è maturata: "Negli ultimi anni in Italia si è seminato molto razzismo, la diversità è diventata un male, l’immigrato la vittima da sacrificare. C’è stato un crescendo che ha legittimato il razzismo, con la politica che insisteva sulla sicurezza e sulle espulsioni, trasformando gli immigrati in una minaccia".
Vede un filo conduttore tra i casi di Torino e Firenze? 
"Certo. La sedicenne che sente sempre parlare male degli zingari, quando si deve inventare uno stupro dà la colpa ai rom e altri vanno a bruciare il loro accampamento. Un folle di estrema destra che spara sugli immigrati è la mano armata di un pensiero seminato da anni. Siamo davanti alla punta di un iceberg,  il problema non è solo la punta, ma tutto l’iceberg".
La crisi economica aggrava questa situazione? 
"La crisi economica è terribile e si rischia di scivolare in un clima pesantissimo. La gente non ne può più, è preoccupata e trova negli immigrati un comodo capro espiatorio. Diventi colpevole per il solo fatto di essere rom, extracomunitario, nero. È un continuo fiorire di insulti e ci vuole poco per passare dalla violenza verbale a quella fisica. Sempre più spesso si premette la frase “io non sono razzista, ma ” a discorsi davvero  atroci contro gli immigrati".
E gli immigrati denunciano?
"Macchè, ormai sono quasi assuefatti a questo clima diffuso. È una sconfitta per chi lavora da anni nell’antirazzismo. Qualche giorno fa ero su un autobus a Brescia e un gruppo di ragazzini ha snocciolato davanti a me una ricca serie di luoghi comuni contro musulmani e neri. Lo hanno fatto sfoggiando un arsenale di linguaggio che dimostra quanto le nuove generazioni abbiano assorbito il profilo del ‘mostro’ che ci è stato cucito addosso".
Come crede che reagirà la comunità senegalese a quello che è successo oggi?
"Oggi ho sentito molti ragazzi di Firenze e c’era tantissima rabbia. Non si può pensare che  gli immigrati subiscano sempre in silenzio, pensiamo a quello che è successo a Rosarno. Servono messaggi distensivi, perché non si scivoli in una protesta violenta. Le istituzioni dovrebbero stare particolarmente vicine alla comunità in questo momento".

lunedì 12 dicembre 2011

"Sei nera, meriti voti in meno di altri"


"Sono esterreffatto: se la notizia fosse vera, saremmo di fronte ad un fatto gravissimo. Farò piena luce sulla vicenda". E' l'amaro commento del dirigente scolastico della Campania, Diego Bouché, alla storia raccontata oggi dal 'Corriere del Mezzogiorno' di una alunna di seconda media di Caserta discriminata per la sua pelle. La ragazzina - pur in presenza di un compito di Geografia del tutto simile a quello di un suo compagno - ha avuto un voto inferiore (7 rispetto al 9 dell'altro alunno) unicamente perché "diversa" come le avrebbe detto la professoressa di fronte alla richiesta di spiegazioni.La storia raccontata dal giornale si svolge nella media "Giannone" del capoluogo di Terra di Lavoro, una delle più importanti. La ragazzina, italiana di Caserta, chiede lumi ma l'insegnante - ora in malattia - dà una risposta che gela l'alunna e l'intera classe: "Tu non sei come gli altri, sei nera". Turbata dall'episodio, Simona - questo il nome di fantasia dato dal giornale - racconta tutto alla madre la quale si rivolge alla dirigente scolastica, Maria Bianco. "E questa - scrive il Corriere - tra un cambio di ora e l'altra, entra nella seconda frequentata da Simona, si chiude la porta alle spalle ed esige silenzio. Chiede di conoscere la versione dei fatti dai bambini. Ne ottiene una dolorosa conferma: 'Tu sei diversa' sente ripetere dagli scolari: 'Tu sei nera'.
Assume quindi l'iniziativa di chiamare a sé la prof e di parlarle chiaro: tu sei fuori da questa scuola, le intima. E la docente comincia ad assentarsi. Nei suoi confronti non viene assunto un provvedimento di sospensione, almeno sulle prime: è in malattia". Quanto accaduto, si sottolinea, "é stato regolarmente denunciato agli organi superiori dalla dirigente scolastica, che quella professoressa di Geografia seguiva con attenzione già da qualche anno dopo i primi problemi avuti con gli studenti di alcune classi e, di riflesso, con i loro genitori".

L'accaduto è venuto all'attenzione del corpo insegnante della scuola al termine di un collegio dei docenti svoltosi mercoledì scorso. Ora il dirigente scolastico regionale della Campania intende vederci chiaro e commenta: "E' incomprensibile tutto ciò. Sono amareggiato - evidenzia Bocuhé - parlerò al più presto con il dirigente provinciale e della scuola, poi deciderò il da farsi. Mi chiedo come sia possibile, oggi, nella società multirazziale, che accadano episodi simili... E' insopportabile. E pensare che proprio ieri sono stato in provincia di Caserta in un incontro al quale erano presenti molti responsabili della scuola casertana. Ma nessuno mi ha fatto cenno ad un episodio così grave. Ripeto, se tutta la vicenda fosse confermata, saremmo in presenza di un episodio gravissimo".

http://www.campanianotizie.com/primo-piano/93-primo-piano/10620-razzismo-in-scuola-caserta-prof-sei-nera-meriti-meno-degli-altri.html

giovedì 24 novembre 2011

Cittadinanza italiana acquisizione: cittadinanza ai bambini nati in Italia

Articolo del 24 Nov 2011
Cittadinanza italiana acquisizione – Cittadinanza per gli immigrati

Il Capo dello Stato, Napolitano, in questi primi giorni del nuovo Governo, coglie l’ occasione per mettere in luce uno dei temi da affrontare il prima possibile: la cittadinanza per gli immigrati.





Quali sono le richieste di Napolitano?

Sfruttando la cooperazione che pare esserci tra le diverse parti politiche, Napolitano spera che si possa creare una legge che regoli i diritti di cittadinanza dei bambini nati in Italia da genitori immigrati e i rapporti tra Stato e minoranze religiose.

Il Presidente della Repubblica ripone le sue speranze nel Ministro della Cooperazione Internazionale e dell’ Integrazione Sociale, Andrea Riccardi fondatore anche della Comunità di Sant’ Egidio; sperando di riprendere il discorso da dove lui stesso laveva lasciato nel 1998con la riforma Turco – Napolitano.
Repliche della Lega:
Ovviamente come accade spesso nella vita di tutti i giorni e maggiormente nella politica, l’ idea di Napolitano non è piaciuta a tutti e l’ ex Ministro degli Interni, Roberto Maroni esprime tutto il suo dissenso. “

L’idea di dare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia, sulla base del principio dello “ius soli” è uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione “,

con questa dichiarazione lui e la Lega si dicono assolutamente contrari, perchè si rischierebbe di ritrovarsi con centinaia di cittadini italiani in più, solamente perchè nati nel nostro Paese durante una qualsiasi ondata migratoria di clandestini.

Ma cosa dicono le leggi italiane e quelle degli altri paesi Europei riguardo le cittadinanze concesse agli immigrati?

IN ITALIA

Sono deversi i modi attraverso i quali si può acquisire la cittadinanza italiana, questi quelli previsti nel nostro Paese:

ius sanguinis o diritto di sangue;

la cittadinanza italiana viene concessa a chi nasce da genitori italiani, a chi non segue la cittadinanza degli Stati di provenienza dei genitori o a chi è stato trovato o è nato nel nostro territorio da genitori ignoti o apolidi, cioè privi di cittadinanza. ( Legge 91 del 1992 )

ius soli o diritto di territorio;

è un’eccezione della Legge 91, che prevede la concessione della cittadinanza all’ immigrato che almeno da 10 anni risiede legalmente nel nostro Paese, all’ immigrato che all’ estero ha lavorato per lo Stato Italiano almeno per 5 anni,all’ immigrato che ha uno dei genitori, o un ascendente di secondo grado, cittadino italiano che risieda nel nostro Paese da almeno 3 anni, ad un cittadino di un altro Stato dell’ Ue, dopo almeno 4 anni di residenza legale nel nostro territorio, all’ immigrato maggiorenne adottato da cittadini italiani dopo 5 anni dall’ adozione,

al cittadino rifugiato o apolide che risieda legalmente in Italia almeno da 5 anni. acquisizione tramite matrimonio, solo dopo almeno 2 anni di residenza in Italia dal momento del matrimonio con un cittadino italiano, una persona straniera potrà acquisire la sua cittadinanza. In questo caso due possono essere le eccezioni, se entrambi i coniugi risiedono all’ estero bisogna aspettare 3 anni dalla data della celebrazione del matrimonio mentre invece se ci sono figli legittimi o adottati, i termini di attesa vengono dimezzati.

IN EUROPA
Non tutti i paesi hanno la stessa regolamentazione, quasi tutti si basano sul diritto di sangue ma con delle eccezioni.

Grecia, AustriA e Danimarca seguono una linea simile a quella italiana anche se non è semplicissimo acquisire la cittadinanza per chi è nato in quei Paesi da genitori stranieri.
In Belgio, Spagna, Irlanda e Portogallo vale sempre il diritto di sangue ma viene basato su norme meno rigide delle nostre.

Anche in Germania vige il diritto di sangue ma a differenza dell’ Italia, per concedere a un figlio la cittadinanza basta che uno dei genitori del minore nato in territorio tedesco, vi risieda legalmente da almeno 8 anni.

In Francia c’è addirittura una sorta di doppio diritto di sangue che permette ad uno straniero di ottenere la cittadinanza se è nato in territorio francese da genitori stranieri nati a loro volta lì.
Al riguardo in Parlamento sono depositate 50 proposte che riguardano la cittadinanza, con attenzione particolare verso i minori.

Proprio su di loro Napolitino ha attirato l’attenzione, secondo una proposta, i minori stranieri non accompagnati in Italia, potrebbero fare domandaper la cittadinanza solamente se riuscissero a dimostrare di aver iniziato la fase di integrazione grazie anche ad un aiuto concreto da parte della società. Oltre a dimostrare questo il minore dovrebbe frequentare dei corsi scolastici, essere legalmente in Italia da almeno 2 anni, una conoscenza della lingua italiana sufficiente all’ integrazione e la partecipazione ad un progetto pubblico o privato di integrazione o assistenza.
Un’ altra proposta prevederebbe l’ acquisizione della cittadinanza all’ immigrato che entro un anno dal compimento della maggiore età, dichiarasse il desiderio di diventare cittadino iatliano e fosse nato o arrivatoin Italia entro il compimento del quinto anno d’ età.
Le proposte da valutare sono tante, è una questione da esaminare e regolamentare sia se si è favorevoli o contrari all’ ingresso degli immigrati nel nostro territorio. Bisognerà soltanto aspettare di vedere quale sarà la posizione del nuovo esecutivo al riguardo e come, se e quando, il neo Ministro della Cooperazione Internazionale e dell’ Integrazione Sociale, riuscirà a sciogliere questo delicato nodo.

sabato 5 novembre 2011

«Che imbarazzo da Berlusconi»



Chiara Danese: «Che imbarazzo da Berlusconi»
L'aspirante metorina ha raccontato a Servizio pubblico una cena a casa del premier. Con bunga bunga annessoVanity Fair

Chiara Danese
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Foto: M.Bruni © Gossip.it
Articolo: Caso Ruby, rinviati a giudizio Minetti, Fede e Mora
LaPresse - lun 3 ott 2011



Diciannove anni. Voce sottile che si fa fatica a sentire. Capelli biondi e lineamenti ancora da bambina. «Mia mamma non ci poteva credere che ero finita nel “bunga bunga” di Silvio Berlusconi. Sono la più giovane della casa, sono la “sua piccola”», ha detto Chiara Danese, nell’intervista rilasciata a Servizio Pubblico, il nuovo programma web-tv di Michele Santoro. Chiara era un’aspirante «meteorina», che il 22 agosto del 2010, invitata da Emilio Fede, partecipò a una delle famose cene a Villa San Martino, a casa del premier. La ragazza, che insieme ad Ambra Battilana ha denunciato ai Pm quanto successe quella notte, è stata una delle poche a parlare di «quelle feste» a base di sesso. «Ci ha fatto vedere la casa. Ci toccava il sedere. Che imbarazzo! E poi ci ha portato nella sala del bunga bunga», ha raccontato. «C’era anche Nicole Minetti, vestita da infermiera sexy, e ha fatto uno spogliarello molto hot davanti a Berlusconi e a Fede».




«Io e Ambra ci siamo messe in un angolo, sperando di non attirare l’attenzione», ha continuato. «Le altre ragazze erano quasi nude. Mi veniva da piangere e allora siamo andate da Emilio Fede e gli abbiamo chiesto di andare via». Il direttore del telegiornale di Rete 4 si è molto arrabbiato «e ci ha minacciate: “Scordatevi di fare le meteorine e anche Miss Italia”». E infatti Chiara non è più stata chiamata e ora fa la cassiera in un supermercato del suo paese: «Finalmente sono serena, però». A giugno Chiara e Ambra hanno ottenuto il via libera dal gup Grazia Domanico per costituirsiparte civile. Le due ragazze hanno chiesto di essere risarcite per «la profonda ed enorme sofferenza subita per essere state considerate dagli imputati al pari di meretrici, e indotte a tale attività facendole partecipare alla serata del 22 agosto 2010», ad Arcore, nonché «lamentano anche un danno patrimoniale dovuto alla perdita di chance lavorative, causate dall'essere state considerate prostitute»..


domenica 9 ottobre 2011

Presentazione 21° Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes

 21° Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes


Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Caritas Roma

invitano alla presentazione

Dossier Statistico Immigrazione

Caritas/Migrantes

Roma - giovedì 27 ottobre 2011 - ore 10,30

Teatro Orione

Via Tortona, 7 (Piazza Re di Roma)
Rapporto realizzato in collaborazione con
organizzazioni internazionali, strutture pubbliche e mondo sociale
Presentazioni in contemporanea nelle Regioni italiane

Il Dossier verrà distribuito ai partecipanti fino ad esaurimento copie.

 

Per i giornalisti sarà predisposta apposita documentazione

 

 



venerdì 5 agosto 2011

"The man who screwed an entire country"

Come dicevo nel post precedente "inizierei recuperando un po' di credibilità e reputazione a livello internazionale, che in questi 10 anni di Berlusconismo è arrivata sotto zero" ... E la copertina dell' Economist, che torna a parlare di Silvio Berlusconi e del nostro paese, è solo l' ennesima conferma ... la copertina ritrae il premier Berlusconi sorridente, e sopra il titolo "The man who screwed and entire country" ... che tradotto significa "l'uomo che ha fregato un intero paese".


image
Foto Corriere.it
http://www.economist.com/node/18805327

martedì 2 agosto 2011

Soccorso barcone di immigrati Nella stiva 25 morti soffocati

Soccorso barcone di immigrati Nella stiva 25 morti soffocati

Dopo poche ore di viaggio, i gas provocati dal motore dell'imbarcazione avrebbero reso l'aria irrespirabile


LAMPEDUSA - Sono 25 sacchi di tela plastificata, color verde bluastro, disposti uno accanto all'altro sul molo Favaloro di Lampedusa il simbolo dell'ultima tragedia della disperazione del canale di Sicilia. In ogni sacco c'è il cadavere di un africano. Sono tutti giovani partiti dalla Libia - secondo le prime indicazioni - tre giorni fa, stipati sotto il ponte in un luogo angusto (il cui unico accesso è un boccaporto di 55 centimetri) che è anche sala macchine, e morti per la mancanza di aria e per i fumi che si sprigionavano dal vecchio motore. Secondo i primi rilievi medici i migranti sarebbero morti da circa 48 ore. I cadaveri infatti mostrano i primi segni della decomposizione, accelerata dalle condizioni in cui si trovavano i corpi. Da una prima ricostruzione, effettuata ascoltando alcune dichiarazioni di altri africani, sembrerebbe che le vittime siano state le prime persone a salire sull'imbarcazione lunga 15 metri prendendo posto nella parte inferiore. Subito dopo, sono saliti sul barcone gli altri migranti. L'ultimo soccorso a un barcone diretto a Lampedusa dal Nord Africa si era verificato il 17 luglio: su un natante si trovavano 231 persone tra cui nove bambini. Nell'aprile scorso in un naufragio a 39 miglia a Sud dell'isola pelagica morirono oltre 250 migranti.



SOFFOCATI DAI GAS DEL MOTORE - Dopo poche ore di viaggio i gas provocati dal motore della vecchia imbarcazione avrebbero reso l'aria irrespirabile nella stiva della barca. Le persone intrappolate nel piccolissimo spazio avrebbero tentato di uscire dalla botola ma la fuga è stata resa impossibile anche dal fatto che nella parte superiore dell'imbarcazione si trovavano gli altri migranti. Il viaggio, sempre secondo le prime indicazioni, sarebbe durato oltre tre giorni e i cadaveri sono stati ritrovati in stato di parziale decomposizione dai vigili del fuoco di Lampedusa che li hanno recuperati. «Sei dei 25 migranti morti verranno seppelliti nel nostro cimitero». Lo annuncia il sindaco dell'isola De Rubeis. «Gli altri cadaveri», aggiunge, «saranno portati a Porto Empedocle e trasferiti dove ci sono posti liberi. Per il trasporto verrà usata la nave traghetto Moby».

LA PROCURA DI AGRIGENTO APRE INCHIESTA - Intanto la procura di Agrigento ha aperto un fascicolo d'inchiesta. L'indagine, a carico di ignoti, ipotizza i reati di morte come conseguenza di altro reato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. «Faremo eseguire l'autopsia sui cadaveri », ha detto il procuratore di Agrigento Renato Di Natale, «per ricostruire precisamente le cause della morte anche se, dai primi accertamenti, pare che il decesso sia causato da asfissia. La polizia interrogherà gli altri migranti per cercare di capire cosa sia avvenuto sul barcone che è sotto sequestro». I magistrati spiegano che la morte delle persone sul barcone potrebbe essere avvenuta in acque internazionali. I cadaveri per ora sono stati sistemati nelle bare che erano state acquistate da «Lampedusa accoglienza», la coop che si occupa della gestione del Cie dell'isola, in occasione di un altro naufragio. Le salme, dopo l'autorizzazione della procura, dovrebbero essere trasportate a Porto Empedocle dove dovrebbe svolgersi l'autopsia.

L'ALLARME - Prima una telefonata di allarme per un barcone nel canale di Sicilia. Poi la conferma dopo l'avvistamento da parte di un elicottero della Guardia di Finanza del natante a 70 miglia a Sud di Lampedusa in acque libiche e quindi l'invio dall'isola di tre motovedette: una della gdf e due della guardia costiera. Così dopo l'allarme è cominciato il soccorso dello scafo con 271 migranti a bordo e 25 trovati cadaveri. «Ieri sera una nostra motovedetta ha intercettato a 35 miglia da Lampedusa un barcone con circa 300 migranti. Tirava un forte vento di maestrale e il mare era forza quattro», spiega il comandante della Capitaneria di Porto di Lampedusa Antonio Morana, «Dal porto dell'isola sono partite due motovedette: una nostra e una della Finanza. La barca con i migranti intanto ha continuato a navigare scortata». «A un miglio dal porto», ha spiegato, «ha avuto un'avaria e quattro nostri uomini a quel punto sono saliti a bordo e hanno scoperto i 25 cadaveri nella stiva. I superstiti sono stati trasferiti sulle motovedette e condotti a terra. La barca è stata ormeggiata nel porto di Favaloro e i cadaveri sono stati portati a terra». Intanto proprio al molo Favaloro è approdata un'imbarcazione con 53 migranti, che dicono di essere tunisini. Il natante era stato avvistato dalla Guardia di Finanza poco prima che giungesse in porto.

NESSUN RISCHIO SANITARIO A LAMPEDUSA - I ministri dell'Interno Roberto Maroni e della Salute Ferruccio Fazio stanno seguendo attentamente le operazioni connesse allo sbarco dei migranti. Le operazioni, sottolinea il Viminale, vengono costantemente affrontate dalle strutture sanitarie provinciali che operano sull'isola, in continuo contatto con la Protezione Civile Nazionale e la Prefettura di Agrigento. Il ministero della Salute ha inoltre inviato a Lampedusa specialisti sanitari di supporto alle strutture locali che «hanno escluso la possibilità di rischi per la salute della popolazione e dei migranti». È quanto affermato dal sottosegretario all'Interno Sonia Viale.

01 agosto 2011
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giovedì 28 luglio 2011

Secondo Incontro Scuole Popolari

Ogg: Secondo Incontro Scuole Popolari

Cari amici,
siete invitati al secondo incontro delle scuole popolari pontine.
 Se potete e volete, portate con voi materiali didattici per illustrare le vostre attività di insegnamento e metodologia in una o più delle quattro competenze:
 * lettura
* scrittura
* comprensione
* produzione orale
 L' incontro sarà comunque aperto a tematiche e problematiche che vorrete proporre o che emergeranno spontaneamente.
 Ci vediamo dunque Sabato 30 Luglio, alle 11, nella nostra sede di Latina Scalo in via del Pioppeto.
 Girate questa mail (o chiamate) per favore tutti i vostri contatti potenzialmente interessati (ad es. Eleonora avvisi tu Charlie?),
anche se dovessero riceverla più volte: ripetita juvant :-)
 A Sabato, vi aspettiamo!
 Luca e Francesca
Casa dei Diritti Sociali LTScalo

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