giovedì 28 luglio 2011

Secondo Incontro Scuole Popolari

Ogg: Secondo Incontro Scuole Popolari

Cari amici,
siete invitati al secondo incontro delle scuole popolari pontine.
 Se potete e volete, portate con voi materiali didattici per illustrare le vostre attività di insegnamento e metodologia in una o più delle quattro competenze:
 * lettura
* scrittura
* comprensione
* produzione orale
 L' incontro sarà comunque aperto a tematiche e problematiche che vorrete proporre o che emergeranno spontaneamente.
 Ci vediamo dunque Sabato 30 Luglio, alle 11, nella nostra sede di Latina Scalo in via del Pioppeto.
 Girate questa mail (o chiamate) per favore tutti i vostri contatti potenzialmente interessati (ad es. Eleonora avvisi tu Charlie?),
anche se dovessero riceverla più volte: ripetita juvant :-)
 A Sabato, vi aspettiamo!
 Luca e Francesca
Casa dei Diritti Sociali LTScalo

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giovedì 19 maggio 2011

“MEDIATORE INTERCULTURALE”

“MEDIATORE INTERCULTURALE”



Il corso di qualifica ha la durata di 500 ore di cui 200 di tirocinio.

Il tirocinio viene svolto all’interno delle strutture di competenza, pubbliche (municipi, scuole, uffici del lavoro, ospedali,carceri,pubblica sicurezza…), e organizzazioni del privato sociale (associazioni, cooperative…) dove è previsto l’intervento del mediatore interculturale.

Il “Mediatore Interculturale” è una figura professionale indispensabile nel mondo multietnico nel quale viviamo.
Il mediatore interculturale è una figura che facilita i processi di integrazione e di scambio interculturale, al fine di ridurre stereotipi e pregiudizi e favorisce forme di contatto tra culture nel rispetto delle diverse identità. Si occupa di mediazione, informazione e comunicazione in ambito scolastico, sanitario, sociale ed aziendale.

Svolge attività di mediazione tra cittadini immigrati e la società locale, opera nei servizi socio-sanitari,nelle agenzie dell’istruzione, nel sistema giudiziario/penitenziario, nei servizi di pubblica sicurezza, nei servizi per il lavoro, promuovendo, sostenendo e accompagnando entrambe le parti:

 Nella rimozione delle barriere culturali e linguistiche;

 Nella promozione sul territorio della cultura di accoglienza e dell’integrazione socio-economica;

 Nella conoscenza e nella pratica dei diritti e dei doveri vigenti in Italia, in particolare nell’accesso e nella fruizione dei servizi pubblici e privati.

Il Mediatore Interculturale collabora con organismi ed istituzioni, pubblici e privati, nel processo di adeguamento delle prestazioni offerte all’utenza immigrata ed opera in tutte le situazioni di difficoltà comunicative e/o di comprensione tra persone di culture diverse, al fine di dissipare i malintesi o i potenziali conflitti dovuti ad un diverso sistema di codici e valori culturali.

Il Mediatore Interculturale è solitamente un immigrato o comunque una persona che, per esperienza di migrazione o di prolungata residenza all’estero conosce i codici linguistici e culturali della popolazione migrante di riferimento.

DIDATTICA
La metodologia didattica è articolata in lezioni frontali, esercitazioni pratiche e dinamiche di gruppo.

Le ore teoriche sono svolte attraverso i seguenti moduli:

 Intermediazione linguistico-culturale

 Analisi dei bisogni e risorse del beneficiario della mediazione

 Analisi dei bisogni e risorse del beneficiario della mediazione

 Mediazione culturale

 Applicazione del D.Lgs.81/08 ex 626/94

 Normativa sulla privacy – Dlgs 196/2003

INFO: TEL/FAX 0771900413 - 3203724066

Fondi (LT) 04022 – Via Cellini n. 3 - www.ecostudiromaelazio.it



lunedì 16 maggio 2011

GB, da una coppia di colore nasce un bimbo bianco e biondo

GB, da una coppia di colore nasce un bimbo bianco e biondo















ROMA - Un bimbo bianco è nato in Gran Bretagna da una coppia di neri. Per la seconda volta in un anno genitori di colore hanno dato alla luce un neonato biondo e con la pelle chiara. Un altro caso simile fu riportato, sempre nel Regno Unito, nel luglio 2010. Il Sunday Mirror scrive oggi che Francis Tshibangu, il padre, è rimasto di sasso quando gli hanno fatto vedere per la prima volta il bambino: «Il mio primo pensiero è stato: non è mio». Ma apparentemente non è questo il caso. Altrettanto sconcertati sono stati i medici e le infermiere della sala parto.

Francis e la moglie Arlette, come l'altra coppia un anno fa, non hanno parenti o ante

nati bianchi. Stavolta il neonato ha i tratti somatici dei genitori all'infuori del colore della pelle e dei capelli, che sono biondo rossicci. Il piccolo Daniel (così è stato chiamato il bambino) non è un albino. I genitori hanno già un figlio di colore, Seth, che ha due anni: lui e il nuovo arrivato si assomigliano come due gocce d'acqua. Gli esperti di fertilità interrogati dal giornale non sanno spiegarsi la nascita straordinaria, se non per dire che può succedere una volta in un milione di casi.

fonte

domenica 15 maggio 2011

I dieci errori da evitare in un colloqui

I dieci errori da evitare in un colloqui

CareerBuilder Italia
Arrivare tardi od offendere il vostro potenziale superiore sono due azioni che ovviamente vanno evitate in occasione di un colloquio di lavoro. I responsabili delle assunzioni hanno segnalato a CareerBuilder.co.uk le principali gaffe commesse dai candidati durante un colloquio. Dal candidato che si lancia in una performance di un classico di James Brown, a quello convinto che l'approccio Hulk Hogan sia il modo migliore per inchiodare un cliente difficile, l'elenco di quest'anno è una guida alle affermazioni che occorre davvero evitare di pronunciare durante il colloquio.
Ecco le 10 principali figuracce di quest'anno.
1. Quando l'onestà non è la scelta migliore
Interrogato dal selezionatore sul perché volesse lavorare per l'azienda, il candidato ha replicato: "Perché mi piace la ragazza della reception".
2. Mantenere sempre un aspetto professionale
Deciso a sbaragliare la concorrenza, un candidato ha acceso un lettore CD per riprodurre il brano I Feel Good di James Brown.
3. Date prova di possedere le competenze appropriate per la posizione
Un candidato ha preso troppo alla lettera la domanda "È in grado di dimostrare le sue competenze?" e si è esibito in giochi di prestigio per il selezionatore.
4. Memorizzate le informazioni
La frase "al momento sbagliato nel posto sbagliato" ha assunto un significato del tutto nuovo quando il candidato non solo si è recato al colloquio sbagliato, ma anche presso l'azienda sbagliata.
5. Sopprimete gli istinti omicidi
A causa dell'agitazione una candidata ha dato al selezionatore l'impressione di aver ucciso il marito.
6. Evitate le distrazioni
Lasciare il cellulare acceso durante un colloquio non ha giustificazioni. Questo, tuttavia, non ha scoraggiato un candidato che non è riuscito a resistere alla tentazione di controllare il telefono ogni volta che poteva.
7. Esibite entusiasmo
Nell'intento di valutarne le ambizioni professionali, il selezionatore ha chiesto al candidato dove si vedesse tra cinque anni. La risposta del candidato: "Non ho particolari ambizioni di carriera, a condizione di essere pagato molto di più".
8. Malriposte
Il candidato, che si era proposto per un'attività da svolgere nel fine settimana, ha informato il potenziale nuovo datore di lavoro di non potersi recarsi al lavoro quando la sua squadra di calcio giocava in casa.
9. Corpo a corpo?
Quando il selezionatore gli ha chiesto in che modo avrebbe gestito un cliente scontento, il candidato ha risposto che lo avrebbe atterrato di tentare di alleggerire diplomaticamente la situazione.
10. In cerca di amore
Un candidato, interessato a successivi sviluppi, ha chiesto un appuntamento alla selezionatrice.
Oltre a riferire le gaffe verbali, gli intervistati hanno anche fornito i propri commenti sugli errori più frequenti commessi dai candidati in occasione dei colloqui.
Emerge che il 62 percento dei selezionatori ha citato il disinteresse come gaffe principale, seguito dall'arroganza (49 percento), dalla critica del datore di lavoro attuale o precedente (44 percento) e dall'incapacità di rispondere alle domande in modo efficace (25 percento).
Togliere quindi, se desiderate sapere come superare il prossimo colloquio, seguite questi consigli.
Preparatevi.
Un colloquio è la proposta di vendita con cui convincete il potenziale acquirente (il datore di lavoro) che la vostra offerta merita un investimento. Fate delle ricerche sull'azienda per la quale vi candidate, individuate alcune problematiche potenziali e proponete una possibile soluzione.
Non entrate troppo in confidenza.
Evitate di divulgare troppe informazioni sulla vostra vita personale. Analogamente alla sezione "hobby e interessi" nel CV, comunicate solo le informazioni rilevanti per la posizione. Ad esempio, se vi state candidando per una posizione dirigenziale, il fatto di essere il capitano della vostra squadra di rugby dimostra competenze di leadership e organizzative. Mantenete sempre il colloquio su un tono professionale.
Siate onesti.
Non fate finta di conoscere la risposta a una domanda quando in realtà le cose stanno diversamente; nessuno pretende che conosciate tutte le risposte. L'obiettivo dei selezionatori non è di cogliervi impreparati, ma solo di stabilire se siete in grado di risolvere i problemi. Se vi pongono una domanda di cui non conoscete la risposta, spiegate quali azioni intraprendereste per trovare le informazioni necessarie.
Preparate le risposte.
L'80  percento delle domande di un colloquio può essere suddiviso in tre categorie: di carattere generale, basate sulle competenze e basate sugli scenari. Probabilmente vi sara'chiesto di parlare di voi stessi o delle vostre motivazioni, di descrivere un momento in cui avete lavorato efficacemente all'interno di un team oppure di compiere un'analisi per capire se, a posteriori, vi sareste comportati diversamente. Esercitatevi a rispondere alle potenziali domande.
Siate positivi.
Parlare del vostro precedente datore di lavoro in termini offensivi non è mai consigliabile, anche se avevate un superiore da incubo. Non solo vi fa apparire non professionali, ma indurrà il selezionatore a pensare che direte altrettanto di lui in futuro. 
fonte

sabato 30 aprile 2011

"Fratelli d'Italia Fratelli in Italia"

“FRATELLI D’ITALIA FRATELLI IN ITALIA”
"Racconto italiano"
Nell’ambito di Esperienza Italia con il patrocinio della Provincia e della Città di Torino e con la 6° Circoscrizione la COMPAGNIA DI DANZA “ L’ARABA FENICE “ P R E S E N TA
con la partecipazione straordinaria di: Aziza “ Eurogymnica Torino “ Ndama Seck, direttore artistico del gruppo musicale “Baye Goor Fall” “Spirit of Africa”di Raffaela Noto “Flacara” di Petre Cristea Associazione italo-cinese “Zhi Song” di Ai Lian
A complemento dello spettacolo “ IL PUNTO PREZIOSO “ ( Giulia Colbert di Barolo e l’Unità d’Italia ) Di Renato Cosenza ( Renè )
Coreografie di Renato Cosenza e Davide Romeo
Consulenza storica: Suor Ave Tago, Madre dell’Istituto S. Maria Maddalena di Torino
Consulenza stesura libretto: Lia Cucconi
Musiche: Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti,
Léo Delibes, L.Van Beethoven
Luci e Audio: Luca Baraldi Costumi originali: Lorella Dance - Calzature: Danc’in
CORPO DI BALLO Giulia Colbert di Barolo: Luana Schilardi e Giulia Calcina Carlo Tancredi Falletti di Barolo: Davide Romeo e Stefano Testa e Daniela Propizio, Marco Cosenza, Paola Bertotto, Roberta Morra, Stefania Pulzella
SABATO 14 MAGGIO 2011 - ORE 21
TETRO MONTEROSA Via Brandizzo 65 – Torino
Ingresso: 10 Euro Ridotti: 7 Euro Infoline e prenotazioni: 3388706798
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La Compagnia di Danza l'Araba Fenice, propone a complemento dello spettacolo “Giulia Colbert di Barolo e l’Unità d’Italia” una nuova iniziativa “ FRATELLI D’ITALIA FRATELLI IN ITALIA”, uno spettacolo dedicato alle nuove realtà presenti sul territorio torinese (e non solo) per coadiuvare il processo di integrazione nell’occasione dei festeggiamenti dell’Unità d’Italia. Interverranno nello spettacolo le comunità Rumene, Marocchine, Nigeriane e Cinesi, con canti e danze in abiti originali del loro paese affiancati dai ballerini della Compagnia di Danza L’Araba Fenice e da altri ospiti già conosciuti come Aziza, affermata étoile di danza orientale. Mentre le ginnaste agoniste di ginnastica ritmica dell'Associazione Sportiva EUROGYMNICA faranno parte integrante dello spettacolo, e ancora il gruppo di Danze Afro “Spirit of Africa”, il percussionista e direttore artistico Ndama Seck del gruppo musicale “Baye Goor Fall” attivo da 4 anni che ha partecipato anche a diversi festival a Torino e fuori Italia, tengono anche corsi di danza afro e percussioni, nati tutti d'una famiglia Griot in Senegal, l’Associazione Italo-Cinese “Zhi Song” che offrono accoglienza ai cittadini cinesi per affrontare le difficoltà di inserimento con percorsi di integrazione oltre ai corsi di lingua cinese e alla cultura italiana.

Torino spicca come presenza straniera rispetto alle altre città della Regione. Il fenomeno migratorio è caratterizzato da processi di stabilizzazione e ha profondamente modificato la compagine sociale della città. Dapprima con l’arrivo della Comunità Cinese, ora seguito da cittadini rumeni che, più di altri, connotano il profilo di accoglienza del capoluogo piemontese; Una vera “comunità comunitaria” dal primo gennaio 2007 parte integrante dell’Unione Europea. I cittadini rumeni sono fortemente concentrati in provincia di Torino (3/4 della popolazione rumena in Piemonte), e molto meno numerosi nel resto della Regione, pur risultando ovunque fra le prime cinque nazionalità residenti. Tra gli extracomunitari, marocchini e nigeriani si sono stabilizzati e, in generale, ciò è avvenuto per gli stranieri che hanno “goduto” della sanatoria del 2002. A Torino, uno dei quartieri catalizzatori per un grande numero di immigrati è attualmente rappresentato da Barriera di Milano, dove nel tempo si è creato un terreno ideale determinato da una sinergia di fattori che vanno dall’offerta abitativa (maggiori opportunità di accesso) ai servizi di utilità pubblica (mobilità, viabilità, servizi di prossimità) a favorevoli condizioni di tipo economico (costo della vita, costo delle abitazioni). Quei fattori economici che, secondo quanto riferito dall’Ufficio stranieri, creano le maggiori differenze tra immigrati e cittadini torinesi anche rispetto alla condivisione di spazi culturali. Ecco il bisogno di avere la loro partecipazione nel nostro spettacolo, rispettando così il pensiero verso “gli altri” della stessa Giulia di Barolo. Pensiero portato avanti anche dalla Fondazione Opera Barolo che ha accolto nelle sue strutture gli ultimi immigrati giunti da poco dall’Africa.


La Compagnia, prosegue così il suo tour nell'ambito di Esperienza Italia 150 con il patrocinio della Provincia di Torino, del Comune di Torino e della 6° Circoscrizione, del suo Spettacolo:”Il Punto Prezioso”, Giulia Colbert di Barolo e l'Unità d'Italia. Dopo il grande successo ottenuto al debutto il 27 gennaio 2011 al Teatro Gobetti di San Mauro Torinese si sono proseguite le rappresentazioni il 9 marzo 2011 al Teatro Monterosa di Torino, il 3 marzo 2011 al Teatro Taurus di Ciriè, il 10 marzo 2011 al Teatro Isabella di Torino, l’8 aprile alla Cascina Marchesa di Torino. La prossima rappresentazione sarà: il 20 maggio a Villa Remmert (Ciriè) con il patrocinio del Comune. Effettuerà a maggio, un tour all'interno delle Case Circondariali in tutta Italia. A Torino sarà presente al Ferrante Aporti il 25 maggio e alle Nuove in data ancora in via di definizione ma entro giugno.

articolo pubblicato il: 29/04/2011

giovedì 21 aprile 2011

Seconde generazioni davanti a Montecitorio per il diritto di cittadinanza


Mercoledì 27 Aprile dalle 10.30 alle 14.00 il Partito Democratico scenderà in piazza insieme ai tanti giovani figli di immigrati con un Sit-In davanti alla Camera dei Deputati per rilanciare a gran voce la battaglia per la riforma del diritto di cittadinanza per chi nasce e cresce in Italia.
L'attuale legge sulla cittadinanza che nega il diritto ad essere italiani a chi è nato in Italia da genitori immigrati seppur residenti qui da tanti anni è per noi ingiusta e non più accettabile. Occorre al più presto riformare questa legge ormai obsoleta e caso unico in Europa riconoscendo la cittadinanza italiana immediatamente a chi è nato in Italia da genitori stranieri lungo soggiornanti e prevedere un percorso più rapido e agevolato per chi arriva in Italia a seguito dei genitori in età scolare con la concessione della cittadinanza italiana al termine del ciclo scolastico.
Il Forum Immigrazione del Partito Democratico non intende abbandonare questa battaglia di civiltà che riguarda ormai i diritti di circa un milione di ragazze e ragazzi italiani di fatto ma non di diritto e, per questo, sarà chiesto durante il Sit-In un incontro con i capigruppo di tutti i principali partiti politici rappresentati in Parlamento.
Per questa importante iniziativa, vi invitiamo a partecipare numerosi italiani, immigrati e nuovi italiani tutti insieme alleati per un'Italia più democratica.
Teniamo molto alla tua partecipazione.

Un caro saluto

Khalid Chaouki
Resp. Seconde generazioni
Forum Immigrazione PD
--
Khalid Chaouki
http://it.mc240.mail.yahoo.com/mc/compose?to=k.chaouki@partitodemocratico.it
+39 366 6462043


giovedì 7 aprile 2011

"Magari morissero tutti" i commenti shock su Il Giornale e un paese malato

"Magari morissero tutti" i commenti shock su Il Giornale e un paese malato

“Voglio dare un’applauso al mare e al vento che sono i veri italiani. Però 48 superstiti. Troppi. Bisogna fare meglio la prossima volta se tentano ancora." (lettore del Giornale, aprile 2011)

Il berlusconismo non è più destra, conservatorismo, per non parlare di liberismo ma è solo una neoplasia maligna del fascismo. Lo dimostrano i commenti dei lettori del "Giornale", che ieri si lamentavano del numero eccessivo di superstiti nei naufragi di migranti nel mare di Lampedusa ed anzi, fanno il tifo affinché ne muoiano il più possibile.
Se volete leggerli, questi commenti, li ha riassunti in un articolo "Il Futurista".
Noi psicologi diremmo che in questi soggetti sono saltati tutti i freni inibitori e che, in qualche modo, siamo già dalle parti della patologia mentale conclamata. Una patologia di gruppo, una malattia di popolo che sempre prospera e dilaga come una pandemia sotto determinate condizioni politiche. Perché infatti, ogni volta che un popolo si sente libero di esternare i peggiori sentimenti rettiliani di odio, razzismo ed insensibilità che sfociano inevitabilmente della sociopatia da mancanza di empatia, senza provarne vergogna, è perché c'è una classe dirigente che gli permette di farlo. Che gli concede il brivido blu di essere carogna e delinquente come lei.
"Magari morissero tutti" i commenti shock su Il Giornale e un paese malatoQuando il razzismo viene istituzionalizzato esso non è più un valore negativo ma positivo ed anche chi non era razzista lo diventa. Dopo che è passata la malattia ci si domanda come abbiamo fatto a non farci impietosire, ad ammazzarne milioni, a smaltire tutti quei cadaveri, eppure lo abbiamo fatto.
Normalmente questi pensieri, il "magari annegassero tutti così risolviamo il problema" e il "si ammazza troppo poco", che possiamo avere tutti perché tutti abbiamo una parte di cervello rettiliano, vengono censurati da quell'altra parte di cervello che si è formata nel corso di milioni di anni e che chiamiamo coscienza. Se ci ritroviamo ed esprimerne, di questi pensieri, di solito la coscienza ci bastona e finiamo per vergognarci di aver pensato quelle cose. Coloro di noi che hanno timor di Dio corrono a confessarsi. Gli altri fanno i conti solo con la propria etica. Quella meravigliosa cosa che è l'empatia, il metterci nei panni degli altri, il saper cosa si prova ad avere freddo, fame e dolore, è ciò che ci rende uomini con la u maiuscola e che ci fa smettere di essere rettili.
Nel regno dello sterco del demonio e dell'irrealtà di Gotham City, dove solo il denaro e la fascinazione per il crimine sono valori, vige l'ideologia del Mio Culo Über Alles. Al Mio Culo, quindi anche al tuo che mi ha votato, tutto è permesso, anche ciò che fino a ieri era vietato perché non esiste più legge, non esiste più etica, né Stato, né giustizia. Il grande Culo Flaccido ti permette finalmente di essere carogna come hai sempre sognato. Di venire fuori in tutta la tua cattiveria. Con il "me ne frego" fascista urlato in faccia a chi potrebbe rimproverarti.
Niente da meravigliarsi quindi che questo popolo malato che non sa più immedesimarsi in un disgraziato che muore affogato, ammiri tanto il vecchio trombaminorenni. Forse avrà qualcosa da ridire sul fatto che le minorenni in oggetto siano straniere e magari clandestine ma per il resto è tutto ok. Anche la pedofilia è sdoganata.
Cosa c'è di più attraente del poter fare ciò che ci pare in barba alla Legge? E' la perfetta seduzione demoniaca senza però un Demonio che venga a reclamare alla fine le anime. Sembra la vittoria del male su tutto. Un abisso senza ritorno.
In quelle acque scure e fredde stiamo annegando tutti, senza che ce ne accorgiamo.

Foto tratta da: "La difesa della razza", anni '30.

news

giovedì 17 marzo 2011

‘La tolleranza che fa male.......’

‘La tolleranza che fa male.......’


Perché lo spazio Tv proprio sta mattina a Borghezio (La 7 in onda) per criticare o addirittura insultare l’unità d’Italia ?

venerdì 25 febbraio 2011

Romeo e Giulietta fra Palestina e Israel

La storia di due ragazzi separati ancora prima della luna di miele, subito dopo le nozze
George ha 33 anni, fa il programmatore informatico ed è tornato da qualche mese a Gerusalemme dopo aver vissuto 15 anni in Italia, di cui ora è anche cittadino. 
Marito di Laila, che ha portato all’altare il 16 gennaio scorso a Betlemme. Dopo il “Sì” più importante della loro vita, avrebbero dovuto partire tre giorni dopo per Instanbul. Anche il gesto più naturale del mondo però in queste terre non può mai essere dato per scontato e sono stati “separati” subito prima della luna di miele. Ma veniamo ai fatti. 

George, nonostante abbia un passaporto italiano e la fama di essere davvero un bravo ragazzo, ha un’unica macchia nel suo curriculum: l’origine palestinese. Tutti coloro che hanno avuto la “sfortuna” di nascere dentro il muro non possono in alcun modo varcare la soglia di Israele. E allora? “Ho prenotato il volo da Amman, in Giordania, mentre Laila, che è arabo-israeliana, è partita da lì. Neanche a pensarci di farla venire ad Amman” spiega. E così i due sposini appena congiunti si sono separati. Di corsa a cambiare il biglietto, per non rischiare di dover prolungare ulteriormente la permanenza a Betlemme. 

[VIAGGIO DI NOZZE IN  TRE… CON LA SUOCERA]

Oltre al danno, la beffa. “Quella sera sono andata a dormire dai miei genitori. Proprio quando si erano liberati di me mi hanno vista ripiombare in casa”. 
Sorride, nelle sue parole c’è ancora il desiderio di riderci su. “George invece ha dormito da solo in un Hotel lì ad Amman”. Poi il giorno dopo finalmente in volo. Lei da Tel Aviv e lui dalla Giordania. Per incontrarsi di nuovo nella città dove, dice Laila, “a vederla si ferma il cuore”. E dove si sono fermati per questi meritati cinque giorni di luna di miele. Presa nel racconto, a un certo punto si ferma: vede George che si avvicina verso di noi. Si mettono a scherzare, non capiscono come un fatto così banale possa suscitare tanto interesse. In fin dei conti si sono sposati e questo basta. Sono felici. I veri problemi nascono adesso. “La nazionalità dei figli, il problema dei permessi per viaggiare, la richiesta da presentare a Israele per il congiungimento della famiglia…”. Passaggi che richiedono una lotta contro le intricate procedure burocratiche. Tante, troppe incertezza, ma un desiderio sul futuro molto chiaro “Avere una famiglia, dei figli, la serenità”.

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mercoledì 23 febbraio 2011

Le due giornate di Napoli

Le due giornate di Napoli

Due continenti uniti da uno scopo: contrastare i fenomeni criminali comuni che ne mettono in pericolo la sicurezza. Questo il tema principale della prima conferenza che vede Europa e Africa a confronto

«Noi non abbiamo bisogno di interpreti per capirci, perché parliamo la stessa lingua: quella della polizia». Con queste parole il capo della Polizia Antonio Manganelli ha voluto concludere il suo discorso di apertura della Conferenza Euro-africana, svoltasi a Napoli l’8 e il 9 di febbraio.
Una due giorni all’ombra del Vesuvio, che ha visto la presenza di delegati delle polizie di 68 Paesi (quasi 300 partecipanti tra europei e africani) e di 11 organizzazioni internazionali, tutti riuniti con un solo scopo: rafforzare la collaborazione tra gli organismi di polizia dei due continenti.
È stata un’occasione unica di confronto tra due mondi, apparentemente distanti, ma profondamente uniti nella comune sfida che mette in pericolo la loro sicurezza.

Un percorso che parte da lontano, da quel settembre dello scorso anno quando il capo della Polizia e il segretario generale dell’Interpol Ronald Noble, decisero, in occasione di un incontro a Bruxelles, di ritrovarsi in una conferenza che mettesse seduti attorno allo stesso tavolo Paesi europei e africani.
Quarantotto ore, dunque, possono sembrare poche per affrontare problemi fondamentali che affliggono un’area così vasta come quella africana e che, per forza di cose, si ripercuotono sul Vecchio continente, ma sono solamente un punto di partenza.

Una conferenza, dunque, non fine a sé stessa, come ha sottolineato più volte Manganelli; non un incontro fatto solo di parole e buoni propositi per il futuro, ma di fatti concreti. E a dimostrazione di questo la presenza delle delegazioni di ben 44 Paesi africani (su un totale di 53) e di 24 altre Nazioni (Europa su tutte) per discutere delle problematiche che affliggono il continente nero e che si ripercuotono su tutto il resto del globo. Immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani, traffico di stupefacenti e terrorismo sono stati gli argomenti su cui sono ruotate le due giornate napoletane.
Fin qui, si potrebbe dire, nulla di nuovo rispetto a un normale meeting internazionale sulla sicurezza, ma non è così. Dopo una prima giornata in cui si sono alternati i vari oratori sul palco della sala conferenze dell’hotel Royal Continental di Napoli, e in cui sono stati esposti i “buoni propositi”, il secondo giorno ha segnato la vera e propria novità in fatto di conferenze di questo genere: l’istituzione di quattro tavoli di discussione, sotto l’egida della presidenza italiana, sugli argomenti di cui sopra e ai quali hanno partecipato i delegati delle polizie africane, insieme a europei, asiatici e americani.
Quattro tavoli, dunque, che non esauriscono la loro funzione al termine del summit chiudendo i lavori semplicemente stilando un rapporto finale pieno di buone intenzioni, ma quattro vere e proprie commissioni permanenti che si riuniranno più volte nei mesi a venire per fare il punto della situazione sulle problematiche affrontate.

«I fenomeni che trattiamo in questa conferenza – ha continuato Manganelli – offendono i nostri Paesi e soltanto con un’azione congiunta possono essere contenuti o, addirittura, debellati. Sono spesso connessi fra loro e molte volte favoriti dall’instabilità interna politico-sociale, dalla povertà e dalla disperazione». Argomento quanto mai attuale quello affrontato dal capo della Polizia, alla luce degli ultimi avvenimenti che stanno sconvolgendo il Nord Africa e che, nella prima metà di febbraio, hanno portato di nuovo allo sbarco di migliaia di immigrati clandestini sulle nostre coste.
«Dobbiamo pensare – ha proseguito Manganelli – a quello che noi forze di polizia possiamo fare. È necessaria una forte azione congiunta per fare del nostro stare insieme il valore aggiunto della nostra lotta». E in quest’ottica l’Italia, infatti, ha concluso importanti accordi bilaterali con altre Nazioni. L’ultimo proprio durante i giorni del summit napoletano con Sudafrica, Gibuti e Sudan per fronteggiare i fenomeni criminali legati all’immigrazione clandestina. «Nel realizzare questi accordi – ha detto il capo della Polizia – abbiamo individuato ogni volta cinque obiettivi che ritengo siano di primaria importanza: lo scambio tempestivo di informazioni, l’avvio di investigazioni congiunte, la predisposizione di corsi di formazione per gli operatori nei diversi campi d’azione, l’assistenza tecnica con la fornitura di mezzi e lo scambio reciproco di funzionari. Una collaborazione in cui sono fondamentali anche altri organismi come, nel caso specifico del fenomeno migratorio, di Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea, ndr)».
Collaborazione è dunque la parola d’ordine, il principio fondamentale perché continenti profondamente diversi tra loro possano trovare un’intesa nella lotta comune a fenomeni che provocano allarme sociale, come il terrorismo. «Attualmente – ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni – la nuova minaccia è quella del cosiddetto “terrorismo in franchising”, ossia quella portata da persone che non vengono più addestrate nei campi di Al Qaeda, ma che vivono nei nostri Paesi e che, spesso, ne hanno anche la cittadinanza». Gli homegrown terrorist, i terroristi fai-da-te, non sono direttamente collegati alla rete del terrore internazionale, ma sono in grado di attivarsi autonomamente. E sono anche i più pericolosi, in quanto più difficili da individuare e, quindi, da neutralizzare. In loro aiuto accorre Internet, su cui si documentano sui principi del fondamentalismo religioso e su cui trovano le “istruzioni&rdqquo; per le loro azioni. E proprio il “Cyberspazio quale nuova piattaforma per la radicalizzazione: esperienze a confronto” è stato l’argomento portante del tavolo dedicato al terrorismo internazionale del summit napoletano. «Internet – ha detto il capo della Polizia – garantisce l’anonimato rendendo più facile il contatto tra gli appartenenti a cellule eversive e, non avendo il cyberspazio confini geografici e fisici, rende più difficili le investigazioni». Importanti accordi sono stati raggiunti anche in questo campo, a latere della conferenza, tra i Paesi e le organizzazioni che hanno preso parte alla tavola rotonda dedicata (tra cui l’Ncis, il Servizio investigativo della Marina statunitense), puntando soprattutto sul rafforzamento delle relazioni sinergiche nel settore del monitoraggio della Rete.
Ma anche il traffico degli stupefacenti e quello ancor più odioso degli esseri umani, sono stati tra gli argomenti che hanno animato il vertice partenopeo.
I trafficanti di droga, dopo il rafforzamento dei controlli nel Nord-Ovest del continente africano, si sono aperti nuove vie, grazie anche alla particolare orografia delle coste africane che, per propria conformazione, risultano difficilmente controllabili. Il tavolo dedicato al narcotraffico ha analizzato in profondità il fenomeno, anche alla luce delle previsioni sulle “nuove vie” della droga, come quella dedicata alla cocaina che si sta aprendo nella regione Sud del continente o quella del Corno d’Africa e dei Paesi che si affacciano sull’oceano Indiano per quanto riguarda l’eroina; e ancora ha individuato l’Africa come futuro epicentro per la produzione di droghe sintetiche. Eroina, cocaina, pasticche tutte destinate al mercato europeo. Favorire la creazione di un flusso informativo che possa dare una conoscenza approfondita e aggiornata della situazione, cercare di standardizzare i sistemi e i linguaggi comunicativi, pianificare attività progettuali comuni e cercare di armonizzare le normative sono i punti fondamentali su cui si sono trovati di comune accordo i partecipanti.
Ma un altro tipo di traffico che purtroppo oggi è una triste realtà, è quello degli esseri umani, dei “nuovi schiavi” del nostro secolo. «Sono ormai provati – ha detto Antonio Manganelli – i contatti tra le nostre organizzazioni criminali e quelle di Turchia, Grecia, Egitto e di cellule di altri Paesi. Noi abbiamo condiviso questo nostro sapere e stiamo combattendo il fenomeno anche attraverso accordi bilaterali. Questa è la strada da seguire». E su questi argomenti si sono confrontati i Paesi che hanno preso parte alla tavola rotonda sul fenomeno, arrivando alla conclusione di rendere “permanente” il tavolo, dandosi appuntamento tra sei mesi con una nuova convocazione per poter fare il punto delllla situazione.

Traffico di droga, nuovi schiavi e immigrazione clandestina sono tutti fenomeni in mano a quella criminalità organizzata transnazionale che, come ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, «è il nuovo nemico da combattere che inquina le economie ed erode istituzioni e democrazia. Gli Stati deboli sono più esposti alle infiltrazioni di questa criminalità, che li utilizza come base per la propria attività e li condiziona, o rischia di farlo, ricorrendo sistematicamente a corruzione e violenza. Senza dimenticare che ormai sono provate le sinergie tra terrorismo e criminalità organizzata transnazionale». E a confermare le parole del ministro, si aggiungono anche quelle del capo della Polizia: «L’obiettivo vero è quello di aggredire le ricchezze delle organizzazioni criminali per impoverirle. Dobbiamo riprenderci quel che ci hanno rubato e che, anche attraverso lo spaccio di droga, è costata la vita di molti dei nostri figli».
Dunque, una vera e propria lotta senza confini quella che attende il futuro delle polizie europee e africane, spesso non aiutate da una legislazione disomogenea tra Stato e Stato. «Parlare di armonizzazione di queste legislazioni – ha osservato Manganelli – equivale a fare un esercizio accademico di buone intenzioni. Tutti sappiamo che non è possibile arrivare a un’unica legislazione tra Paesi che hanno tradizioni, culture, obiettivi e princìpi non sempre comuni. Questo deve essere il nostro sforzo: dialogare e lavorare insieme armonizzando ciò che non è armonizzabile; dobbiamo compensare con le nostre tecniche investigative comuni, parlando la stessa lingua, con la voglia di raggiungere lo stesso obiettivo, leggendo insieme quel che i nostri ordinamenti non leggono allo stesso modo».
Un obiettivo comune del quale la conferenza di Napoli è solo il punto di partenza.



La lunga via verso l’Euro-africana
Napoli, Hotel Royal Continental. È qui che sono presenti quasi tutti i capi della Polizia dei Paesi africani seduti vicino ai loro colleghi europei, ai rappresentanti delle Istituzioni comunitarie e alle maggiori organizzazioni internazionali impegnate per la sicurezza mondiale. Obiettivo principale il contrasto all’immigrazione clandestina e alla tratta degli esseri umani che, come ha sottolineato il ministro dell’Interno Roberto Maroni in occasione della presentazione del progetto Across Sahara II (realizzato per sviluppare la collaborazione regionale e le capacità istituzionali nella gestione delle frontiere e dell’immigrazione, foto in basso a sinistra), richiedono una risposta globale: «Bisogna capire, e far capire, che nell’epoca della globalizzazione il problema migratorio è un problema dei Paesi del Nord-Europa non meno di qi quanto lo sia per l’Italia o la Grecia. Per questo le dimensioni della sfida richiedono risposte globali in termini di condivisione delle responsabilità tra i Paesi europei e di cooperazione con i Paesi di origine e di transito, di collaborazione in ambito multilaterale e con le Organizzazioni internazionali, anche sul versante di programmi di sviluppo e stabilizzazione. Da come e da quanto, nel prossimo futuro, riusciremo a tradurre in pratica l’impegno a rafforzare la capacità dei Paesi terzi di controllare i flussi dell’immigrazione illegale dipenderà in buona parte il benessere delle nostre società, l’integrazione in esse degli immigrati regolari e, più in generale, la sicurezza dei nostri cittadini e di coloro che accogliamo». E pensare che alcuni dei Paesi africani qui rappresentati hanno accordi bilaterali in materia di sicurezza solo con il nostro Paese all’interno dell’Ue. Altri, invece, non sono in buoni rapporti tra loro. Per questo era difficile averli tutti intorno allo stesso tavolo, per questo era importante. L’idea è stata annunciata dal capo della Polizia in occasione del Simposio Eu – Interpol (foto in basso a destra), realizzato per fare il punto sulla cooperazione tra le polizie europee e quelle dei Paesi dell’Africa Occidentale, tenutosi a Bruxelles il 30 settembre scorso. Organizzare una conferenza, quella euro-africana, in Italia, per addivenire alla costituzione di gruppi di lavoro permanenti chiamati a pianificare e a realizzare concrete iniziative operative di polizie europee e africane, per lottare contro le organizzazioni criminali che sfruttano i “nuovi schiavi” e condurre congiuntamente operazioni di polizia per prevenire il fenomeno. Durante l’incontro il prefetto Manganelli ha proposto l’Italia come leader del partenariato di polizia Europa-Africa nella lotta al terrorismo, ai traffici illeciti e al traffico degli esseri umani. Molta strada è stata percorsa per raggiungere questo obiettivo. Una strada fatta di accordi: politici, operativi, bilaterali e multilaterali. Come quello firmato con la Nigeria e coordinato dall’Interpol (foto a destra), per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e il traffico degli esseri umani, che ha portato alcuni poliziotti nigeriani, dopo corsi di formazione, a lavorare spalla a spalla con i colleghi italiani in aeroporti internazionali, porti, e in alcune città. O quello sottoscritto con l’Algeria, anch’esso per rafforzare la collaborazione in materia di immigrazione, che ha permesso di incrementare sensibilmente lo scambio di informazioni e di esperienze tra la polizia italiana e algerina. Tra gli accordi più importanti vanno menzionati quelli realizzati con la finalità di contrastare, già alla loro origine, i flussi di immigrazione clandestina verso l’Italia; le intese con il GhanGhana e il Niger. Come ha spiegato il ministro dell’Interno: «Abbiamo accordi bilaterali ottimi con i Paesi mediterranei dell’Africa, nella fascia che va dal Marocco all’Egitto, ma si tratta spesso di paesi di transito dei flussi clandestini che in realtà originano dagli stati a sud del Sahara. Ecco perché vogliamo allargare a quell’area la fascia di sicurezza non solo per quanto riguarda l’immigrazione, ma anche per il contrasto al terrorismo e al traffico di droga». L’ importanza di queste intese è stata ribadita dal prefetto Manganelli: «Stiamo facendo accordi con tutti i Paesi dell’area. Si tratta di paesi “produttori” di clandestini e vogliamo contrastare questi flussi. È anche un modo per fare lotta al terrorismo perché i paesi islamizzati conoscono il fenomeno del fanatismo e c’è il pericolo che l’immigrazione clandestina possa costituire un veicolo per l’ingresso in Italia di terroristi». Raggiungere il giusto equilibrio tra politica di accoglienza e integrazione da un lato e rigore nei confronti dell’immigrazione clandestina che spesso alimenta altre forme di criminalità. Questo è il difficile banco di prova davanti al quale tutti i Paesi europei dovranno misurarsi.
Mauro Valeri
http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2175
 


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