lunedì 12 aprile 2010

Cure negate senza tessera sanitaria

Muore a 13 mesi bimba nigeriana

Il documento e le cure negate a una piccola nigeriana perché il padre non aveva più il lavoro. Il caso all’Uboldo di Cernusco: la Procura apre un’inchiesta. E in duecento sfilano a Carugate per protesta

di GABRIELE CEREDA

Il padre della piccola nigeriana

Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive.
FOTO Gli amici in strada a Carugate


«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane.
La notte del 3 marzo la piccola Rachel sta male, è preda di violenti attacchi di vomito. I genitori, spaventati, chiamano il 118. Arriva un’ambulanza che li trasporta al pronto soccorso dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio. Il medico di turno, in sei minuti, visita la paziente e la dimette prescrivendole tre farmaci. «Non l’ha nemmeno svestita», racconta la mamma. Sul referto medico si leggono poche parole: «Buone condizioni generali». Sono riportati anche gli orari di ingresso (00.39) e di uscita (00.45).

Il quartetto, con loro c’è anche la figlia più grande, di due anni e mezzo, gira in cerca della farmacia di turno. Ma le medicine sono inutili e alle 2 di notte l’uomo torna al pronto soccorso. Vuole che qualcuno si occupi della figlia, che sta sempre più male. «Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il 40enne. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — Dobbiamo capire se esistono direttive precise per casi come questo».

In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo.

Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria.

Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.
I carabinieri acquisiscono le cartelle cliniche, gli Odiase presentano una denuncia per omicidio colposo a carico dei medici e dell’ospedale, la Procura di Milano apre un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. Ora si attendono i risultati dell’autopsia, pronti per il 12 maggio.

NEWS

mercoledì 24 marzo 2010

Viminale, Rimpatriati 51 Cittadini Nigeriani

Gio 18 Mar - 15.24

(ASCA) - Roma, 18 mar -

Rimpatriati stamane, alle 13.50, dall'aeroporto di Roma Fiumicino con un volo charter diretto a Lagos (Nigeria), 51 cittadini nigeriani, 25 dei quali espulsi dall'Italia, 10 dalla Germania, 6 dalla Grecia, 5 dall'Austria e 5 dalla Norvegia,
 scortati da operatori di polizia dei rispettivi Paesi di provenienza. A darne notizia e' il Viminale che precisa che il volo e' stato organizzato dalla Direzione Centrale dell'Immigrazione e della Polizia delle Frontiere e co-finanziato dall'Agenzia Europea per le Frontiere Esterne ''Frontex''. L'iniziativa, si precisa, ha consentito di rinviare nel Paese africano anche cittadini nigeriani, identificati in collaborazione con l'ambasciata nigeriana in Italia, dediti a reati predatori e al traffico di stupefacenti e rintracciati nelle aree metropolitane di Torino nel corso di mirate operazioni coordinate dalla Direzione Centrale Anticrimine - Servizio Centrale Operativo e condotte dalla Squadra mobile e dall'Ufficio Immigrazione. ''Il rimpatrio di oggi - aggiunge il Viminale - rientra in un progetto piu' ampio, denominato 'Defender', finalizzato a dare ancora piu' efficacia sul territorio all'azione di prevenzione e di repressione della c.d. criminalita' diffusa''.


lunedì 15 febbraio 2010

Prima le belle donne… Tutti gli altri in fondo al mare!

Prima le belle donne… Tutti gli altri in fondo al mare![femminismo a sud]


2010 febbraio 13

proprio dalle battute di chi ci governa che si deduce la pessima condizione femminile in italia. Da Femminismo a sud

Le vittime della tratta saranno grate a berlusconi per l’ennesima pessima battuta che le considera come un oggetto di scambio. Benvenuti quelli che portano belle ragazze, certo. Sono merce di valore, piccole, grandi, bianche, nere. L’italia ne ha bisogno perchè abbiamo esaurito la fica e ci serve quella di importazione per oliare i potenti, per procurare appalti agli imprenditori. Senza la fica l’italia non si muove e all’occorrenza ci facciamo anche una bella campagna a favore. Salviamo la fica straniera, togliamola a quei barbari che la infibulano e la coprono con il burqa. Invece qui da noi stanno da dio, non hanno di che lamentarsi.
Pensate che ogni tanto le facciamo perfino parlare. Quelle che non hanno il fisico servono a fare le badanti e quindi vedete che tutto torna? In questa italia con la natalità a tasso 0,1 la fica è una cosa buona. Gli uomini invecchiano lentamente e servono tante belle donne per la terza età. Badanti, in tutti i sensi.

Noi bianche, italiane, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Arrivano le albanesi, le rumene, le nigeriane, le senegalesi a toglierci dalla merda. Se non ci fossero loro pensate quanto sarebbe più difficile per noi conservare l’illusione di una libertà e di un rispetto per le donne che non ci hanno concesso mai.

Scafisti di tutto il mondo unitevi e portate tanta bella figa. Se la portate vi lasciamo passare e poi non preoccupatevi del destino delle donne perchè c’è sempre un bel Cie ad ospitarle e un carceriere pronto a violentarle e se si ribellano finiscono inghiottite sotto quintali di burocrazia nel fondo di una cella carceraria senza che nessuno riuscirà mai a comunicare con loro.

Perchè sono merce e deve essere chiaro anche all’estero. Dopo averlo detto con chiarezza alle donne italiane il premier lo spiega anche alle straniere. Capito quale sarà il vostro destino in questa bella terra?
Ps: bisogna riconoscere al ministro maroni che – a parte che per la sanatoria per badanti, ovvero la tratta legalizzata – non è sessista manco per niente. Lui respinge e fa annegare nel mediterraneo maschi e femmine, inclusi i bambini. Quella si che è una visione di grande modernità!

http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2010/02/13/prima-le-belle-donne-tutti-gli-altri-in-fondo-al-marefemminismo-a-sud/

martedì 2 febbraio 2010

BERLUSCONI :Meno extracomunitari uguale meno criminali.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Roma, 28-01-2010

Meno extracomunitari uguale meno criminali. Silvio Berlusconi fa sua l'equazione che vede immigrati e delinquenti legati da una relazione inscindibile. Il premier ne parla dopo il consiglio dei ministri a Reggio Calabria, rivendicando il pugno di ferro contro l'immigrazione clandestina, che ha dato risultati "molto positivi". Un fatto importante, sottolinea Berlusconi, perche' una "riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali".

La tesi non e' nuova, ed e' quasi quotidianamente proclamata dalla Lega Nord. E' pero' la prima volta, forse complice l'incipiente campagna elettorale per le regionali, che il premier parla degli "extracomunitari" come potenziali manovali del crimine.

Una volta di piu', colpisce la distanza dall'altro "co-cofondatore" del Pdl Gianfranco Fini, che nelle stesse ore in cui Berlusconi parlava in Calabria dava voce a una visione opposta del problema immigrazione. Secondo Fini, che parlava alla presentazione di un libro sull'Unita' d'Italia, nella costruzione dell'idea di Nazione bisogna evitare "la tentazione dell'etnicismo e del revanscismo" puntando invece sull'idea democratica aperta "ai nuovi cittadini". E' dunque un'Italia sempre piu' multietnica quella che Fini immagina, dove gli immigrati e i loro figli sono un fattore di crescita e non un nemico da guardare in cagnesco.

Una posizione condivisa dall'opposizione, che cavalca la polemica contro Berlusconi accusando il premier di razzismo e di subalternita' al pensiero leghista. "Una frase cosi' - dice il leader del Pd Pier Luigi Bersani riferendosi alla dichiarazione del premier - ci mette fuori da qualsiasi contesto moderno. Un governo non puo' sempre agitare le paure, deve saper anche guidare il paese alla razionalita"'. Livia Turco, parlamentare democratica e autrice della prima legge sull'immigrazione (la Turco-Napolitano), taccia Berlusconi di "volgarita"', ricordando il contributo degli immigrati al mantenimento dello stato sociale.

L'Idv non e' da meno nel censurare le parole del premier: "L'Italia - sostiene il capogruppo Massimo Donadi - ha bisogno di leggi severe ma giuste, non di inutili slogan razzisti che alimentano il clima di intolleranza".

Ma e' proprio vero che gli extracomunitari sono attirati dal crimine? Una ricerca della Caritas sul tasso di delinquenza tra gli immigrati lo nega. Dalle tabelle viene fuori che gli extracomunitari in regola infrangono la legge in una percentuale di pochissimo superiore a quella degli italiani: a delinquere e' infatti l'1,4 per cento degli stranieri contro lo 0,75 per cento degli italiani. "E' falso, percio' - sostengono i ricercatori della Caritas - dire che il tasso di criminalita' degli immigrati e' molto superiore a quello degli italiani".

I fedelissimi del premier sostengono pero' che le parole di Berlusconi sono state travisate. 'Le polemiche - dice il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri - sono completamente fuori luogo. E' evidente che il riferimento era agli immigrati che giungono in Italia per delinquere attraverso organizzazioni criminali". Il clima politico e' pero' poco favorevole a interventi pro-immigrati. Dalla legge comunitaria in Senato e' stata stralciata la regolarizzazione degli immigrati senza contratto: sarebbe stata, spiega Gasparri, una "affrettata sanatoria per extracomunitari o lavoratori in nero". La Lega applaude: e' stata scongiurata, dice il capogruppo Federico Bricolo, una "sanatoria indiscriminata per i clandestin
fonte

sabato 16 gennaio 2010

UN PAESE SENZA IMMIGRATI

Per la prima volta, a marzo, gli extracomunitari potrebbero scioperare Cosa accadrà? Per capirlo siamo andati nel profondo Nordest
dal nostro inviato JENNER MELETTI

STANGHELLA (PADOVA) - Sarà difficile anche bere un caffè, nel giorno X. Le ragazze del bar Due Archi, il più grande di piazza Pighin, sono infatti brave e gentili e anche cinesi. Sarà dura andare alla Santa Messa, quel giorno. Don Victor Hugo Toapanta Bastida è infatti molto "extracomunitario" perché arriva dall'Ecuador. Celebra l'Eucarestia, confessa e visita i malati nella parrocchia di Stroppare e nel giorno X potrebbe decidere di chiudersi in canonica. Sarà difficile fare la spesa. I garzoni dei fornai arrivano quasi tutti dall'Est o dal Nord Africa, i macellatori di polli sono tunisini o senegalesi, la frutta e la verdura sono raccolte e lavorate da mani straniere. Difficile anche distrarsi: nella società sportiva Rugby Stanghella ci sono infatti tre marocchini e un nigeriano che potrebbero appendere le scarpe al chiodo. I signori Mario e Toni dovranno restare in casa perché senza l'aiuto della badante non riescono più ad arrivare al bar.


Il giorno X - il tam tam viaggia su Internet e in particolare su Facebook - arriverà a marzo e si chiamerà "Blacks Out", fuori i neri. Ad accendere la miccia è stato un libro, "Blacks Out, un giorno senza immigrati", che è stato scritto da Vladimiro Polchi e che sarà pubblicato da Laterza giovedì 14 gennaio. Forse per la prima volta una fiction si sta trasformando in realtà.

"Ho scritto un romanzo - dice Vladimiro Polchi - dove tutti i personaggi e tutti i numeri sono veri. Ho fatto la cronaca di un giorno in cui gli italiani stupefatti scoprono che gli stranieri non si sono presentati al lavoro. E così si accorgono di quanto siano importanti. Ma poi è successa una cosa strana. Nei mesi di lavorazione del libro e nell'incontro con varie associazioni di migranti, sindacati, organizzazioni cattoliche è nato un vasto comitato. Lo scopo? Provare a passare dalla finzione letteraria alla realtà. E così il comitato - ne fanno parte associazioni di immigrati, Arci, Acli, Migrantes, i radicali, l'Asgi, i responsabili immigrazione Cgil, Uil e Sei Ugl... - ha deciso che il 20 marzo sarà un giorno senza immigrati. Un vero e proprio sciopero? Sicuramente un'iniziativa per farsi sentire, per contare, per non essere mai più invisibili. Su Facebook è nato anche un altro grande comitato che propone "Un primo marzo senza immigrati", con oltre 20mila membri. Tra i due gruppi è sorto un coordinamento e si sta cercando di unificare le date".


Ci sono tre querce, davanti al municipio di Stanghella. "I marocchini si trovano lì, di giorno e di sera". Ci sono anche in una sera di pioggia gelata. "Lo sciopero? Io non posso farlo - dice Mohammed, nato vicino a Marrachech - perché sono in cassa integrazione. Qui a Stanghella non si sta né bene né male. In fabbrica non ci sono tanti problemi ma qui in paese non tutti ti guardano nel modo giusto. Entri al bar e gli italiani fanno commenti e parlano di te come se tu non capissi l'italiano". "Io vado a scuola, all'istituto tecnico - racconta Driss - e fra i compagni di classe ci sono quelli bravi e anche i razzisti. Se c'è una discussione, sai già cosa diranno alla fine: vai al tuo paese. Fra gli adulti è ancora peggio. Se facessi lo sciopero a scuola, qualcuno sarebbe felice. Ci sono genitori che se vedono il loro figlio assieme a me lo sgridano e gli dicono: ma vai con un marocchino?".

Stanghella, con 4.450 abitanti, è solo un pezzetto di quell'Italia che senza stranieri (qui regolari e clandestini sono il 6 - 7% della popolazione, come nella media nazionale) si incepperebbe. "Straniero" è infatti il 9,7% del nostro Pil, pari a 122 miliardi. Sono arrivati da oltre confine il 50% degli operai delle fonderie, il 10% degli infermieri, il 67% delle colf e badanti. Molti maestri e docenti sarebbero senza cattedra, senza i 650.000 alunni figli di immigrati. Le casse dello Stato sarebbero più magre, senza i 6 miliardi di tasse e contributi dei migranti. Persino il 5% dei preti non è nato in Italia. "Le prime facce straniere - dice don Silvano Silvestrin, il parroco - le ho viste dieci anni fa visitando gli ammalati. Ho trovato le prime badanti, che ormai sono indispensabili. All'inizio c'erano le polacche - molte sono tornate a casa perché la situazione economica del loro Paese è migliorata - e ora ci sono le moldave, le ucraine, le russe. Pagando meno che nelle case di riposo, i nostri vecchi restano nelle loro case".

Anche la Chiesa ha chiesto soccorso oltre i confini. "Io e il mio confratello Edison Genaro Cordovilla Guevara - dice don Victor Hugo - curiamo le parrocchie di Stanghella e Villa Estense. L'italiano non lo conosciamo ancora bene ma i nostri parrocchiani sono pazienti. Dopo la Messa e l'omelia, qualcuno mi dice: sei stato bravo. Altre volte invece mi sgridano: hai fatto troppi errori". Per sapere quali mestieri siano "in mano" agli stranieri, basta cercare quelli peggiori. Al primo posto la Berica, sulla strada verso Monselice. Un macello di polli che è diventato il pronto soccorso per chi è appena arrivato. Al secondo posto l'agricoltura, con la raccolta di cocomeri e meloni d'estate e con la preparazione di ortaggi e frutta nel freddo dei frigoriferi nel resto dell'anno. "Ma è nell'edilizia - dice Rossano Ranci, che fino a pochi giorni fa ha guidato la Fillea Cgil padovana - che gli stranieri hanno la maggioranza assoluta. Nel padovano arrivano infatti al 52 - 53%. Il loro sciopero bloccherebbe tutto. Con la crisi, molti romeni, polacchi e croati sono tornati a casa. Là oggi riescono a guadagnare 600 - 700 euro che, senza le spese che avrebbero qui, equivalgono a una busta paga italiana di 1300 - 1400 euro. Nei cantieri, soprattutto nei subappalti, oggi troviamo moldavi e ucraini".


Nel giorno X, sarebbe in crisi anche lo stadio del Rugby Stanghella. "Fra i ragazzini - dice il presidente Ruben Venturato - ci sono Salid, Amin ed Eia, marocchini e il nigeriano Amien. Anche noi abbiamo avuto il nostro "caso Balotelli". A Verona, un ragazzino ha detto al nostro Amien: "Vattene, negro". Ma nel rugby noi stiamo attenti a queste cose. L'arbitro ha subito sospeso la partita, ha radunato tutti i giocatori a centro campo e ha imposto le scuse. I due ragazzini si sono abbracciati davanti a tutti". Ruben Venturato è un imprenditore che lavora l'acciaio inossidabile. "In fabbrica ci sono lavoratori del Marocco. Si scherza sul colore della pelle. "Hai saldato troppo, sei diventato scuro". Ma sono solo battute, il clima è buono".

Nessun incidente razziale, nel paese padovano. Ma basta la presenza di facce diverse in piazza Pighin per creare malumore. E la paura dello straniero è stata la carta vincente del centro destra per conquistare, nel giugno scorso, il Comune. "Nel programma - dice l'ex sindaco del centro sinistra, Mauro Sturaro, insegnante di filosofia - non avevano scritto nulla, ma giravano i bar dicendo: "Se vinciamo noi, il giorno dopo i marocchini spariscono"". In via Cuoro 1 abita Abdelfatah Errajifi, presidente dell'associazione culturale La Fede. "Dicono che questa è una moschea, ma non è vero. Ho solo un grande garage dove ci riuniamo per la preghiera. I vicini di casa sono gentili e buoni, e noi con loro siamo buoni e gentili". "Ma via Cuoro - dice l'ex sindaco - votava a sinistra e con la paura di questa moschea ha votato per la lista Lega e Pdl. A una signora che protestava contro questi islamici in preghiera, ho detto: "Signora, se lei dice il rosario a casa sua, io come sindaco cosa posso dire?". Ma non c'è stato nulla da fare. Ha vinto la paura di un nemico che non c'è".


Sotto le tre querce, dopo il pranzo, arrivano anche le badanti. Una pausa di chiacchiere, durante il riposo degli anziani. Poi li porteranno al bar delle ragazze cinesi della famiglia Shi Shan. Donne con il velo, al pomeriggio, vanno a prendere i loro bambini all'asilo parrocchiale don Bosco. "Non posso nascondere - dice il vice sindaco, Sandro Moscardi - che sul problema sicurezza, in campagna elettorale, ci siamo spesi molto. Vogliamo che la nostra sia una comunità tranquilla e i cittadini ci hanno premiato". I "marocchini" - sono tutti marocchini, quelli che non sono nati a Stanghella e dintorni - continuano a trovarsi sotto le querce davanti al Comune. "L'estate scorsa - racconta il vice sindaco - un nostro consigliere, di An, ha avuto uno sprazzo di fantasia. I marocchini fumano molto e buttano le cicche per terra. Lui è arrivato con la macchina piena di scope e le ha distribuite a questi ragazzi. L'hanno presa bene, si sono messi a spazzare la piazza". Ci sono cicche anche davanti al bar Due Archi, ma lì vanno i nati in terra veneta. Non c'è nessuno da educare
FONTE

lunedì 11 gennaio 2010

Cittadinanza italiana per Charles Chukwubike, da anni impegnato a Cisterna per l'integrazione e la multicultura


In Aula consiliare, prima della cerimonia in omaggio alla vittoria in Coppa Italia della Vigor Cisterna, il Sindaco Antonello Merolla ha voluto celebrare il rito di conferimento della cittadinanza italiana ad una persona molto nota ed impegnata da anni sul tema dell’integrazione multietnica nel territorio di Cisterna, Charles Okey Chukbyke. (Chukwubike).



Di origine nigeriana, da circa 20 anni Charles è in Italia e da quasi 17 anni risiede con la sua famiglia a Cisterna. Nati in Italia i suoi due figli, ha iniziato a sostenersi in Italia con il commercio ambulante ma impegnandosi nell’integrazione frequentando corsi e master poi laureandosi in Scienze della Formazione come Educatore e Mediatore Culturale.
Ha svolto incarichi di traduttore nei campi di prima accoglienza per immigrati in Sicilia e presso il Tribunale di Latina. Come Mediatore culturale, nel 2000 inizia a collaborare con il Comune di Cisterna, Settore Servizi Sociali, con la casa di prima accoglienza “I Girasoli” e lo sportello per l’immigrazione “Maison du Monde”. Ha fondato ed è presidente dell’associazione “Welcome” per l’inserimento ed integrazione, formazione e segretariato sociale per gli immigrati e non solo. Ha collaborato in varie iniziative e progetti come la Festa dei Popoli, il Natale dei Popoli ed altro finalizzati alla conoscenza delle diverse culture presenti sul territorio comunale al fine di creare una pacifica convivenza tra le diverse etnie.

La scelta, di celebrare il conferimento della cittadinanza a Charlie pubblicamente ed in aula consigliare ha avuto un doppio significato. “Proprio nei giorni degli scontri e tensioni a Rosarno, ha detto il Sindaco, ho ritenuto opportuno una cerimonia pubblica per il riconoscimento della cittadinanza italiana a Charles Chukwubike  a testimonianza di come, con l’impegno comune, sia possibile una civile, pacifica e proficua convivenza tra culture diverse.Charles è un esempio dell’impegno verso la conoscenza del significato della multicultura e dell’integrazione. Come pure Cisterna si è dimostrata, per sua indole, città aperta ed ospitale con chi vuole vivere ed operare civilmente e nel rispetto delle regole”.


Dunque ancora una volta è una piccola amministrazione di provincia che risponde con decisione ad un altra. Se da un lato non si fa che parlare della rivolta dei ‘negri’ di Rosarno come una ingratitudine inaccettabile, dall’altro si dimostra che se c’è la volontà da ambo le parti, l’integrzione è possibile e nemmeno difficile. Uno smacco per il governo nazionale che dovrebbe da subito alimentare concretamente l’integrazione non la reperessione.

http://periodicoitaliano.info/2010/01/09/cisterna-di-latina-squilli-di-trombedaria/

mercoledì 16 dicembre 2009

Camera: progetto xenofobo contro i bimbi stranieri

I NUOVI ITALIANI  di Corrado Giustiniani

Camera: progetto xenofobo contro i bimbi stranieri


Per il 21 dicembre è stata messa in calendario in aula alla Camera una proposta di legge, già approvata dalla Commissione Affari costituzionali, che invece di agevolare l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei bimbi e dei giovani stranieri nati e/o cresciuti in Italia, la cosiddetta "generazione Balotelli", se possibile la rende ancora più ostica. Da non credere. Un progetto irresponsabile, che sembra sfidare le seconde generazioni di immigrati, anziché integrarle nella società italiana. Approvato all'improvviso proprio dopo che era stato presentato un disegno di legge bipartizan, con la firma congiunta di Fabio Granata del Pdl e di Andrea Sarubbi del Pd, che sembrava in grado di risolvere un problema enorme, per il nostro futuro.

Andiamo per ordine. Ecco cosa prevede l'attuale legge sulla cittadinanza, la n.91 del 1992, all'articolo 4, comma 2:  “Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino italiano se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”.

Decodificando: non può diventare italiano un giovane che abbia dovuto seguire il padre anche per un solo anno in un altro paese: in questo caso, anzi, se torna in Italia e dopo i 18 anni non riesce a trovare lavoro, paradossalmente diventa passibile di espulsione. Fu clamoroso il caso di un ragazzo nato in Sicilia, che dovette seguire il padre in Tunisia e poi tornò in Italia, salvò nell'Adriatico due ragazzi che stavano annegando e ricevette il foglio di via. Solo l'intervento del governo, ministro dell'Interno Giuliano Amato, lo salvò dall'espulsione, facendolo diventare cittadino italiano ad honorem. Debbono dunque trascorrere 18 anni ininterrotti prima che tu possa dirti italiano: anche se sei nato qui, conosci soltanto l'Italia, tifi per la Nazionale e stai sull'attenti quando c'è l'Inno di Mameli.

La soluzione non sta certo, ne sono fermamente convinto, nel trasformare lo “jus sanguinis” in “jus soli” assoluto: proclamare cioé che è italiano chiunque nasca in terra italiana. Altrimenti moltissime donne verrebbero a partorire in Italia al solo scopo di avere un figlio italiano e procurarsi così un passepartout  per l'Europa. Un progetto di riforma vecchio del 2006, rilanciato da Granata e Sarubbi, prevede invece che il bimbo nato in Italia diventi italiano se la sua famiglia è già integrata nel nostro paese, perché vi risiede regolarmente da almeno 5 anni. Gianfranco Fini ha ulteriormente elaborato questa proposta, chiedendo che comunque il bambino debba aver compiuto un ciclo scolastico in Italia: con le elementari, diventerebbe italiano a 11 anni.

Cosa prevede invece il progetto xenofobo, proposto e fatto approvare in Commissione (ovviamente con il “no” dell'opposizione) dall'onorevole Isabella Bertolini? Non solo debbono passare 18 anni ininterrotti prima di chiedere la cittadinanza, ma questa può essere ottenuta solo a patto «di avere frequentato con profitto scuole riconosciute dallo Stato italiano almeno fino all'assolvimento del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione».

Ora, nel 1991, quando quella brutta legge sulla cittadinanza venne approvata, non esistevano ancora le seconde generazioni di immigrati, un esercito di quasi 900 mila tra bambini e ragazzi stranieri che oggi vivono con noi. Rifiutarsi di prendere atto, diciannove anni dopo, che la realtà è completamente cambiata, è di per sè una prova di sciocca xenofobia. Aggiungere addirittura paletti, come il profitto a scuola, lo è ancora di più. Non è che togliamo la cittadinanza italiana, ai nostri ragazzi che non hanno frequentato con profitto.

C'è poi l'irrigidimento sui 10 anni di soggiorno regolare in Italia, per gli adulti, prima di poter ottenere la naturalizzazione. In Europa soltanto la Grecia ha uno sbarramento così lungo. Ma il problema più grave non è questo: è quello dei bambini e dei giovani che al contrario dobbiamo integrare velocemente. Qualcuno preferisce invece che restino un corpo separato, secondo la logica del tanto peggio, tanto meglio. 

domenica 6 dicembre 2009

Voglio i miei soldi": ucciso

                   Voglio i miei soldi": ucciso

La vittima Ibrahim M'Bodi e il luogo dove è stato trovato



Biella, senegalese litiga col datore
di lavoro. Colpito con 9 coltellate
PAOLA GUABELLO
BIELLA
Non voleva pagargli gli arretrati, gli aveva perfino detto d’iscriversi al registro degli artigiani per sbarazzarsi di lui come dipendente. Ma Ibrahim M’Bodi, senegalese con regolare permesso di soggiorno, fratello di Adam, segretario della Fiom-Cgil a Biella, non era d’accordo e soprattutto voleva i soldi che gli spettavano di diritto. Così è scoppiata la lite, poi uno dei due ha estratto un coltello: M’Bodi, 35 anni, è morto ammazzato da nove coltellate.

Ha confessato subito Michele D’Onofrio. Davanti ai carabinieri, dopo un breve interrogatorio, non ce l’ha fatta a reggere la pressione e ha parlato. Artigiano residente a Zumaglia, centro del Biellese di mille abitanti dove abitava anche la vittima, era esperto di arti marziali. «Lui ha tirato fuori il coltello e allora ho reagito, un momento di follia», ha detto agli inquirenti. Sul corpo del senegalese è stata eseguita l'autopsia, nei prossimi giorni si saprà l’esito. Dal referto del medico legale dovrebbe uscire l'ora in cui è avvenuta la morte, che dovrebbe risalire a un paio di giorni prima del ritrovamento del cadavere, e i punti in cui sono state inferte le nove coltellate: se solo davanti o anche sulla schiena, e se sono presenti lesioni da difesa. Dettagli fondamentali per i vcapi d’imputazione.

Ibrahim M’Bodi era stato trovato senza vita mercoledì mattina nel canale di scolo di una risaia a Ghislarengo, nel Vercellese, lungo la strada provinciale che collega il paese a Rovasenda. Una distesa di campi tagliata da stradine sterrate e fossati che col favore delle tenebre aveva inghiottito il corpo dell’africano fino a quando un acquaiolo che passava di lì, verso mezzogiorno, lo aveva notato dando l’allarme.

Il cadavere era stato ripulito dal sangue. L’assassino andava di fretta e soprattutto voleva agire indisturbato e senza destare sospetti: si è liberato così della sua vittima, imboccando una stradina che parte dalla provinciale e che si perde tra le risaie addentrandosi per un centinaio di metri. Un disperato tentativo di ritardare il ritrovamento oppure di depistare le indagini. Senza nome

Per diverse ore la salma è rimasta all’obitorio di Vercelli senza un nome: l’ucciso non aveva documenti, solo dalle impronte digitali i carabinieri sono riusciti a dargli un’identità. «Il mio cliente si è dimostrato collaborativo con gli inquirenti - spiega l'avvocato Alessio Ioppa di Borgosesia che ha assunto la difesa di D’Onofrio assieme al collega Massimo Mussato di Vercelli - e in effetti potremmo dire che ha per certi versi confessato. Di più non posso anticipare, in quanto le indagini sono ancora in corso».

In queste ore gli investigatori stanno cercando di ricostruire la vicenda. Sarà di estrema importanza, ai fini di comprendere il movente del delitto, ritrovare e analizzare il coltello, soprattutto per ciò che riguarda le impronte digitali. L'omicidio sarebbe avvenuto nel Biellese e l'ipotesi appare confermata anche dal fatto che, a breve, il fascicolo verrà trasmesso dalla procura di Vercelli ai colleghi di Biella. Intanto le organizzazioni sindacali hanno indetto un presidio mercoledì prossimo davanti alla prefettura di Biella, dalle 11 alle 12, perchè «l’omicidio di Ibrahim da parte del suo datore di lavoro non può passare sotto silenzio. Fatti di inaudita gravità come questo rientrano in un clima generale di imbarbarimento dei rapporti sociali, con la possibile aggravante dell'odio razziale».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200912articoli/50063girata.asp

sabato 21 novembre 2009

Il "natale bianco"che insulta tutti noi








di FRANCESCA COMENCINI
Caro direttore, leggo sui giornali dell'operazione "White Christmas", messa in atto dal sindaco di Coccaglio, che consiste nell'individuare, casa per casa, tutte le persone straniere non in regola e cacciarle, in vista del Natale. La notizia mi colpisce, non solo per l'idea di accoglienza, di cittadinanza e di cristianità che la sottende, ma anche perché Coccaglio è il luogo dove riposano i miei nonni, Cesare Comencini e Mimì Hefti Comencini. Per loro mi sento in obbligo di scrivere questa lettera.

Mia nonna, figlia di una famiglia svizzera tedesca, si innamorò di mio nonno Cesare e per sposarlo dovette combattere contro tutti i pregiudizi di cui gli italiani erano vittime nel suo paese. Gli svizzeri tedeschi non amavano gli italiani, li consideravano sporchi, primitivi, ne avevano paura, al massimo li impiegavano nelle loro fabbriche o per pulire le loro case. Ma mia nonna non cedette, si sposò con il suo Cesare e venne a vivere in Italia. Mio nonno era di origini modeste, ma con molti sacrifici era riuscito a laurearsi in ingegneria. Tuttavia in Italia non riusciva ad assicurare una vita sufficientemente degna a sua moglie, e ai loro due figli che nel frattempo erano nati, mio padre, Luigi, e suo fratello Gianni. Vivevano a Salò, dove gli affari andavano molto male. Un giorno mio nonno decise di emigrare in Francia, aveva sentito che lì si compravano terre a basso prezzo, perché i francesi abbandonavano la campagna, e per ogni due francesi c'era un italiano. Così partirono.

La loro vita in Francia non fu facile, i miei nonni, poco esperti dei lavori agricoli, dovettero imparare tutto. Nel suo libro, "Infanzia, vocazione e prime esperienze di un regista", mio padre racconta: "Ora riesce difficile immaginare com'era la nostra vita nelle campagne del Sud-ovest francese. Non avevamo né luce, né acqua corrente. Ma avevamo il pianoforte. Ogni sera, dopo cena, mio padre sedeva in poltrona, e, cullato dalla musica di mia madre, lentamente sprofondava nel sonno". A scuola, mio padre, che quando arrivò in Francia aveva sei anni, veniva sempre messo da solo all'ultimo banco, e regolarmente chiamato "Macaroni", come in Francia venivano chiamati gli immigrati italiani. Fu mio nonno Cesare a soffrire più di tutti per la lontananza dall'Italia. Mio padre ricorda che si era costruito una radio a galena, che tutte le sere si ostinava a cercare di far funzionare. Quando mio nonno si ammalò iniziò a dire "non voglio morire in Francia, non voglio morire in Francia". Così mia nonna lo riportò a casa, in Italia, da suo fratello, a Coccaglio.

Fu sepolto nel piccolo cimitero di Coccaglio, dove molti anni dopo lo raggiunse mia nonna, che dopo la sua morte era rimasta a vivere in Italia, a Milano. I miei nonni sapevano cos'è lasciare il proprio paese per poter lavorare, cos'è essere stranieri, sapevano cos'è la dignità da salvare, per sé e per i propri figli. Al funerale di mia nonna ricordo che mio padre lesse quel brano del Vangelo secondo Matteo in cui Gesù dice "Ama il prossimo tuo come te stesso". Mia nonna era credente a modo suo, di religione Valdese. Ricordo un giorno, un venerdì santo, era venuta a trovarci a Roma per Pasqua, e io la trovai in camera sua, che piangeva piano e quando le chiesi perché mi rispose, asciugandosi in fretta gli occhi con il fazzoletto che teneva sempre nella manica del suo golfino: "Penso a Gesù, a come doveva sentirsi solo e impaurito nel giardino di Getsemani". I miei nonni riposano nel cimitero di Coccaglio, che non è solo la casa di chi provvisoriamente ne amministra il comune in questi anni, ma è stata anche la loro, e quindi ora è un po' la mia e di tanti altri, che, come me, discendono da chi ha dovuto lasciare l'Italia per lavorare, con fatica, dolore, umiliazione. E sono sicura che i miei nonni, se potessero alzarsi e sorgere dalla memoria, condannerebbero chi ha osato inventare l'operazione "White Christmas". A nome loro, tramite
queste righe, lo faccio io.

Un Natale di razza

20 novembre 2009
A Coccaglio, in provincia di Brescia, si cacciano gli stranieri per festeggiare il ““White Christmas”.







Brescia. Operazione “White Christmas”, “bianco Natale”. Con questo gioco di parole è scattata l’operazione che scadrà proprio il giorno di Natale e volta a “ripulire” il territorio da stranieri irregolari, al fine di poter trascorrere un felice e cristiano Natale con la famiglia bianca, senza contaminazioni razziali. Non stiamo parlando dell’Alabama degli anni Cinquanta, del Sud Africa di De Klerk, quello dell’apartheid, né stiamo ricordando un bianco e ariano Natale della Germania nazista degli anni Trenta. L’operazione “White Christmas”, è scattata a Coccaglio, un paese di settemila anime in provincia di Brescia, amministrato da una coalizione PdL – Lega Nord, guidata da sindaco, Franco Claretti, il quale ha affermato che bisogna “fare piazza pulita” degli stranieri. L’assessore alla sicurezza Claudio Abiendi, dello stesso partito, ha dichiarato che “il Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana”. E le feste della “tradizione cristiana” non si possono vivere in compagnia di stranieri irregolari, quindi la polizia municipale sta girando casa per casa a controllare circa quattrocento famiglie di migranti per appurare che i documenti siano in regola, in caso contrario “la loro residenza viene revocata d’ufficio”, ha detto il sindaco.


Viene da chiedersi che fare se uno straniero è cristiano, magari cattolico. Si può trascorrere un bianco Natale con un asiatico o africano se questi è cattolico? O l’essere cristiano è secondario all’avere i documenti in regola? E se uno straniero con la pelle nera non è cristiano ma ha i documenti in regola, quindi è utile all’economia bresciana che lo sfrutta per bene nelle aziende industriali o agricole, può vivere a Coccaglio? Se la risposta è sì allora il Natale è meno bianco. Chissà se la giunta comunale ha tenuto conto delle varie casistiche possibili.


La caccia allo straniero irregolare, o all’uomo che era regolare ma al quale è scaduto il permesso di soggiorno, o che ha perso il posto di lavoro come sta capitando a molti in questo periodo di crisi è scattata il 25 ottobre scorso e ben centocinquanta ispezioni sono già state effettuate perchè questi dettagli alla polizia municipale non interessano. Ovviamente altri comuni bresciani amministrati dalla Lega Nord, come prevedibile, stanno seguendo l’esempio: Castelcovati e Castrezzato. La via libera alla caccia all’uomo è stata data dai vertici del Carroccio: lo scorso 24 ottobre si è tenuta a Milano la prima convention dei sindaci leghisti e la “White Christmas” ha avuto il via libera. Il Ministro Maroni “ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”, ha affermato il sindaco Claretti.


Debole la posizione dell’ex sindaco del centro-sinistra, Luigi Lotta, il quale ha affermato che si tratta di propaganda politica e che “ha lasciato il paese unito senza problemi di integrazione”. Viene da chiedersi se la comunità di Coccaglio è così unita visto che la Lega dei respingimenti ha vinto le elezioni. Inoltre, la propaganda politica non deve essere minimizzata perché non ha effetti indolore. Questo provvedimento razzista e persecutorio è possibile proprio perché la propaganda politica ha creato un problema inesistente: il pericolo dello straniero. Le politiche razziste creano consenso e una volta attuate sono condivise dalla maggioranza dell’opinione pubblica. Poche persone in paese si sono indignate, non c’è stata una protesta da parte della Chiesa che, invece, dovrebbe sentirsi direttamente coinvolta visto che l’operazione è messa in atto in nome delle “radici cristiane” e il “bianco Natale” richiama, non vagamente, la più importante festività cristiana.


C’è chi banalizza e sottovaluta l’operazione, relegandola ad un semplice trovata folkloristica tipica degli esponenti del Carroccio. Ma così non è dal momento che, come detto, i controlli sono già partiti e dal momento che simili persecuzioni sono rese possibili dal decreto sicurezza che dà poteri ai sindaci in questo senso.


Gli stranieri a Coccaglio sono passati da 177 nel 1998 a 1562 nel 2008. Ma dov’è il problema? “Da noi non c’è criminalità - afferma il sindaco – vogliamo soltanto iniziare a fare piazza pulita”. Solitamente la Lega utilizza l’argomentazione della mancanza di sicurezza per attuare politiche razziste. Ora si è andati oltre: non si usa più il pretesto della sicurezza, si parla esplicitamente e tranquillamente di “pulizia”. Affermazioni agghiaccianti, che ricordano il Ku Klux Klan o la “pulizia etnica” delle guerre fratricide della ex Jugoslavia. Lo straniero “è sporco” e lo sporco si pulisce con l’espulsione.


Ovviamente il problema non è solo bresciano ma nazionale, Felice Mometti, dell’Associazione “Diritti per tutti” di Brescia lo spiega bene: “l'iniziativa dei comune di Coccaglio è l'ennesimo esempio di razzismo istituzionale. I provvedimenti del governo, come il cosiddetto pacchetto sicurezza, e le purtroppo tante delibere dei comuni contro i migranti hanno lo scopo di mantenerli in uno stato perenne di precarietà e clandestinità. La Lega nord, ormai vero partito del potere centrale, alimenta il razzismo affinché i migranti non abbiano diritti sui luoghi di lavoro e nella società”.
fonte


EXTRA.COM

EXTRA OSPITI

FeedBurner FeedCount

Live Traffic Feed

NeoEarth