domenica 1 febbraio 2009
Violenza sessuale
Repubblica on line
TRAFFICO DI ORGANI
Nell'inferno dei bambini fantasma"Volevano un mio rene, ho detto no"
dal nostro inviato FRANCESCO VIVIANO
Un ragazzino con un cliente in via Trebbia a Milano
SORISOLE (Bergamo) - "Duecento euro al mese? Padre, voi siete matto. Io duecento euro li guadagno in una notte". Igor, 12 anni, moldavo, da un anno in Italia, fa avanti e indietro, dalle stradine di Milano intorno a via Trebbia, nei pressi di piazzale Trento, dove si prostituisce, ai centri di accoglienza per minori extracomunitari non accompagnati della Lombardia. L'ultimo del quale è stato ospite è quello di Sorisole alle porte di Bergamo, il centro Don Milani diretto da don Fausto Resmini, sacerdote, da anni impegnato nell'impossibile recupero di questi ragazzi senza patria e senza famiglia che finiscono in mano a bande di sfruttatori. E come tutti gli altri che sono passati dal centro di Sorisole, anche Igor, dopo un breve incontro con don Fausto, si fa una doccia, consuma un pasto e poi via, torna a Milano dal suo datore di lavoro, un romeno che gestisce un vero e proprio racket di minori. Igor è, come altri suoi coetanei, molto richiesto da una clientela infame. Gente insospettabile, di tutte le categorie. Di molti di questi bambini stranieri spesso non si sa più nulla. "Alcuni miei compagni che erano fuggiti con me - racconta Igor - non li vedo più da tempo. A me avevano offerto 2000 euro per un rene, ma io ho rifiutato, ho paura. So di qualcuno, invece, che avrebbe accettato. Uno è stato portato via una coppia di persone che sembravano per bene: in cambio di un rene gli hanno promesso un futuro, una casa, e lui è andato". Così Igor torna in pista, al lavoro. In strada ci scende solo quando è a corto di clienti, quasi sempre il contatto avviene direttamente tra loro ed il suo sfruttatore che fissa gli appuntamenti e la tariffa, mai sotto i 50 euro. "Io non posso fare nulla - dice rassegnato don Fausto - questi ragazzini è come se avessero 18 anni, ragionano da grandi, hanno le idee molto chiare e pur essendo consapevoli di essere in mano a sfruttatori, continuano a cercarli nella speranza che prima o poi possano sganciarsi dal giro e lavorare in proprio. Ancora più triste è il fatto che anche i loro familiari, in Romania, in Moldavia, pur sapendo che vita fanno, li incoraggiano a rimanere in Italia. Sono stato testimone di molte conversazioni telefoniche tra questi ragazzi e le loro madri. E quando dico loro che qui potrebbero studiare, ottenere il permesso di soggiorno, un lavoro ed anche un piccolo mensile di 150-200 euro al mese, mi ridono in faccia e vanno via subito. Sono ragazzini molto decisi che hanno soltanto due obiettivi da raggiungere: soldi e vestiti griffati".
Rintracciare Igor e quelli del suo giro non è stato semplice ma alla fine, dopo giorni di attesa, un contatto ci dirotta verso via Trebbia dove poco dopo le 2 di notte cominciano a girare ragazzini, adulti, omosessuali e trans. Un popolo di disperati. Individuiamo Igor quando il ragazzino scende da una Fiat Punto con a bordo una coppia con la quale si era allontanato qualche ora prima. "Anche se sei un poliziotto non puoi fare nulla perché io sono minorenne, al massimo puoi portarmi in un centro di accoglienza per minori, perché io ho 12 anni". Quando spieghiamo che non siamo poliziotti, Igor comincia a parlare. "Io prendo 50 euro, per fare "maniglia" (masturbazione, ndr) per altro un po' di più". Poi racconta la sua storia, simile a quella di centinaia di bambini clandestini che poi diventano fantasmi. "Sono arrivato un anno fa dalla Moldavia, con altri amici della mia stessa età. Avevamo un contatto, altri amici che erano arrivati a Milano prima di noi e che ci hanno affidati a un romeno. L'accordo è che lavoriamo per lui per qualche tempo, poi ci mettiamo in proprio e così cominciamo a guadagnare e ad inviare soldi anche a casa". Igor è ancora "sotto padrone". L'uomo che gestisce il racket preleva tutti gli incassi e gli dà soltanto da dormire e da mangiare. "Ma sono sicuro che molto presto mi lascerà andare e farò per conto mio, così come hanno già fatto altri ragazzi arrivati qui prima di me". In quella via del sesso a pagamento, ma anche in piazza Trento, piazzale Lotto e nei pressi del mercato ortofrutticolo e del pesce, non c'è concorrenza tra questi disperati. "Ognuno ha i suoi clienti che hanno gusti diversi e quindi - racconta Igor - non c'è nessun problema tra noi. Anzi ci proteggiamo a vicenda. Chi resta in strada prende sempre il numero di targa del cliente che va via con uno di noi, perché non si sa mai quel che può accadere...". E che tra questi disgraziati ci sia tanta solidarietà lo testimonia il capannello che piano piano comincia a formarsi attorno a noi. Qualcuno minaccia: "Non vi azzardate a fare fotografie perché vi massacriamo". Poi, una volta rassicurati, anche loro iniziano a raccontare. "Molti dei nostri connazionali, ragazzi come me - afferma uno che dall'aspetto dimostra 13-14 anni e che dice di essere marocchino e di chiamarsi Hamed - spacciano, rubano e fanno anche rapine. Noi, invece, abbiamo scelto di fare questo lavoro, non diamo fastidio a nessuno, accontentiamo i clienti che ci pagano anche bene. A volte con un solo cliente, quando vuole cose particolari, riusciamo a guadagnare quanto guadagneremmo con cinque o sei incontri". Poi cominciano ad allargarsi un po' e fanno a gara per rivelare i nomi di clienti importanti. "Avete presente quel tizio che si vede in televisione e che fa.... Bene quello viene sempre. Ma ce ne sono tanti altri che neanche vi immaginate...". Poi il nostro contatto, sottovoce, ci consiglia di andare via: "Tra poco arriveranno altri, alcuni sono scoppiati, schizzati proprio e potrebbe accadere qualcosa di spiacevole". Lasciamo quel mercato di bambini fantasma. Qualcuno tenta di ribellarsi e, come testimonia una telefonata intercettata dal nucleo investigativo telematico di Siracusa, sul cellulare di un pedofilo, chiede aiuto: "Mamma dì a Fanel - dice un bambino alla madre chiedendo di fare intervenire il fratello che vive in Romania - che venga in Italia ad aiutarmi. Non ne posso più, Pepe (lo sfruttatore ndr) mi picchia tutte le sere e mi prende tutti i soldi che guadagno. Fa qualcosa mamma..."
(1 febbraio 2009)
REPUBBLICA ON LINE
Continui atti di violenza
Nettuno, immigrato picchiato e bruciato"E' un'aggressione razzista premeditata"
Veltroni: "Questi episodi sono frutto di un clima di odio creato ad arte"Alemanno: "Non possono esserci alibi per ritorsioni xenofobe"
ANZIO (Roma) - C'è il razzismo dietro l'aggressione a un immigrato indiano di 35 anni che è stato picchiato e dato alle fiamme, alle 4 di questa notte, nell'atrio della stazione ferroviaria di Nettuno, in provincia di Roma. L'uomo, che è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale sant'Eugenio di Roma, era solito dormire nell'atrio della stazione. Gli aggressori sono arrivati portandosi dietro una bottiglia di liquido infiammabile: prima hanno selvaggiamente picchiato l'uomo che stava dormendo poi lo hanno cosparso di benzina e hanno appiccato il fuoco. Secondo quanto si è appreso da fonti investigative, il raid è stato compiuto da due o più persone. Il gesto, sottolinea un investigatore, ha una matrice razzista ed è stato premeditato e studiato nei minimi particolari. Quando sono arrivati i carabinieri hanno trovato l'indiano ancora con gli abiti in fiamme, le gambe già completamente ustionate. L'uomo è riuscito a dire pochissime parole poi ha perso i sensi per il dolore. Portato d'urgenza all'ospedale di Anzio è stato trasferito per le gravissime ustioni subite al Sant'Eugenio di Roma nel reparto ustionati. Il sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta (Pd) parla di "gesto gravissimo" ed esprime la condanna "di tutta la città". L'associazione multiculturale Soweto e altre organizzazioni della zona hanno subito convocato, via sms e con il passaparola, un sit-in davanti al Municipio. Per il leader del Pd Walter Veltroni, "episodi di intolleranza criminale come questo sono il frutto di predicazioni xenofobe, di un clima creato ad arte di odio e di paura". "Quello che è successo a Nettuno è gravissimo e suscita in me, come nella stragrande maggioranza degli italiani, rabbia e indignazione. Esprimiamo solidarietà al giovane indiano selvaggiamente picchiato e bruciato e chiediamo che i responsabili di questo crimine siano assicurati al più presto alla giustizia", aggiunge il segretario del Partito democratico.
"Rabbia e dolore" anche in una nota diffusa dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. "Se qualcuno pensa che i recenti fatti di violenza, che hanno visto come presunti colpevoli delle persone immigrate, possano essere un alibi per ritorsioni xenofobe, si sbaglia di grosso. A nessuno è consentito farsi giustizia con le proprie mani e tanto meno strumentalizzare politicamente il dolore delle donne che sono state violentate nei giorni scorsi", afferma il primo cittadino della capitale.
Inviato da og09 il 01 febbraio 2009 alle 16:04
Repubblica on line
giovedì 29 gennaio 2009
XENOFOBIA,,,FEDE ..RETE 4
mercoledì 28 gennaio 2009
I medici non sono spie
«Siamo medici, non siamo spie»No alla segnalazione dei clandestini
«No all'abolizione del principio che protegge gli immigrati che rivolgono alle strutture sanitarie»
NOTIZIE CORRELATE
Il sito "Divieto di segnalazione"
MILANO - «Siamo medici e infermieri, non siamo spie». È lo slogan della campagna di mobilitazione "Divieto di segnalazione" lanciata da Medici e da altre associazioni alla società civile contro l'emendamento che abolisce il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria.
FIACCOLATA - Il voto in Senato dell'emendamento volto a sopprimere il suddetto principio è in programma il prossimo 3 febbraio. Per il giorno prima Medici Senza Frontiere, la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, l'Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione e l'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale promuovono una fiaccolata davanti a Montecitorio.
LA NORMA E LA COSTITUZIONE - La norma (comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 - Testo Unico sull’immigrazione) attualmente prevede che «l’accesso alle strutture sanitarie da parte di uno straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano. Questa disposizione normativa, sottolineano i Medici Senza Frontiere, è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995 (attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centrodestra anche con i voti della Lega). e la sua "logica" non è soltanto quella di «aiutare/curare l’immigrato irregolare», ma anche quella di osservare pienamente la Costituzione e in particolare l'articolo 32 in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero.
I RISCHI - Segnalando un clandestino alla prestazione sanitaria, secondo Medici Senza Frontiere, si corre il rischio di far nascere nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza e quindi di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa «marginalizzazione sanitaria» di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. L'abolizionone del principio di non segnalazione inoltre potrebbe, secondo le organizzazioni firmatarie dell'appello, incentivare la nascita e la diffusione di percorsi sanitari e di organizzazioni sanitarie "parallele", al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica.
28 gennaio 2009
Corriere della Sera
lunedì 26 gennaio 2009
Onu: “A Lampedusa preoccupante situazione umanitaria”
Onu: "A Lampedusa preoccupante situazione umanitaria"
Scritto il 26 gennaio 2009
La propaganda del governo, invece di affrontare i probelemi, li aggrava. Il pericolo è che per ottenere consenso cresca il razzismo. Intanto i 'diritti civili' e 'umani' sono messi in secondo piano.
Con la campagna sulla paura è ripartita anche quella contro gli stranieri. Il caso è Lampedusa. Senza più neppure rendersi conto del peso delle parole il leader della Lega, Umberto Bossi ha detto: "In queste settimane dovrebbe partire una nave intera di immigrati che li riporti in Tunisia".
Appoggiando le posizioni del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il Senatur ha aggiunto: "Fa bene perchè se li porti in giro in tutta Italia non li trovi più, scappano. Da Lampedusa sanno che per uscire possono solo tornare a casa".
Povera gente, in gran parte in fuga non solo da guerra e persecuzioni politiche, ma da miseria e fame, alla ricerca di una opportunità per vivere questi esseri umani sono trattati e descritti come fossero anmali pericolosi, intrusi temibili, invasori. Alcuni di loro hanno già parenti in Italia o in Europa, altri provengono dalla Somalia in guerra. Non è chiaro fino a che punto siano accurate le procedure per l'assegnazione di permessi di soggiorno per motivi umanitari. Il Consiglio dell'Unione Europea Affari generali e relazioni esterne il 27 gennaio 2003 ha formalmente approvato una direttiva che prevede ai richiedenti asilo in attesa della conclusione dell'esame della propria richiesta sia garantito un alloggio, cibo, vestiario e un sostegno economico per le spese giornaliere oltre a cure mediche, informazioni e accesso alla scuola. Questo avviene a Lampedusa?
Maroni ha detto il 23 gennaio:"A Lampedusa sono 1.677 i cittadini extracomunitari. Abbiamo proceduto dal 1 gennaio al rimpatrio di 150 persone fra egiziani e nigeriani. Abbiamo portato a Lampedusa le Commissioni per valutare le richieste di asilo e su circa 800 domande di richiesta di asilo sono accoglibili 377. Coloro che hanno presentato domanda saranno portati nei centri adibiti a chi chiede asilo. E' un cambiamento importante che garantisce che (la persona a cui) viene garantito l'asilo abbia effettivamente i requisiti".
La complessità con la quale avvengono le identificazioni e comunque le normative internazionali che garantiscono al richiedente condizioni specifiche non sembrano applicate nel caso di lampedusa, poichè alcuni migranti sostengono altro."Io ho mia moglie a Bergamo, voglio andare da lei - ha detto uno di loro - ho attraversato il deserto dalla Tunisia, a piedi, sono arrivato in Libia e ho pagato duemila euro per raggiungere l'Italia. Sono stato nel Cpa, in cui dovevo rimanere poche ore, e invece ci sono rimasto per oltre 30 giorni. Dormivamo a terra come le bestie".
Nei giorni scorsi la decisione del ministro Maroni di 'segregare' i migranti sull'isola invece di smistarli in altri centri ha prodotto l'opposizione congiunta della popolazione italiana e degli stranieri.
Im ministro dell'Interno, forse alla ricerca di spazio mediatico, ha adotatto un linguaggio che facilmente incontra i favori di una aprte crescente di italiani ai quali la paura e il razzismo vengono suggeriti a dosi massiccie. Maroni ha detto: "Il fatto che i clandestini fossero tenuti a Lampedusa ha impedito che potessero scappare, come sarebbe potuto avvenire in un altro posto". Poi ha aggiunto d confermare "la decisione che abbiamo preso: dall'isola dovranno essere tutti rimpatriati".
Durante una protesta nella quale italiani e migranti hanno marciato insieme verso il municipio, per contestare la costruzione di un centro di identificazione ed espulsione sull'isola. I migranti gridavano "rispettate i nostri diritti" e "libertà".
Con una dichiarazione l'agenzia dell'ONU per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) ha affermato che la 'preoccupazione' per il benessere di circa 2000 migranti "trattenutì in un 'centro di detenzione' su un isola del sud Italia è sempre maggiore" (testuale Bbc, ndr).
l'Alto Commissario ha detto che il centro di Lampedusa ha una capacità di accoglienza per sole 850 persone e si costringono centinaia di migranti a dormire all'aperto e al freddo. Secondo l'UNHCR la nuova politica di immigrazione in Italia è in parte responsabile del sovraffollamento che sta creando "una situazione umanitaria di preoccupante".
Pirkko Kourula, capo della divisione europea dell'agenzia dell'ONU, ha esortato "le autorità italiane ad adottare tutte le misure necessarie per affrontare la difficile situazione umanitaria in attoa Lampedusa".
L'esponente dell'UNHCR" ha aggiunto: "I dati disponibili mostrano che molti di coloro arrivati via mare nel 2008 provengono da Somalia ed Eritrea. In base alle stime preliminari per il 2008, circa il 75 per cento delle persone arrivate in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e a circa il 50 di loro è stato riconosciuto lo status di rifugiato o un altro tipo di protezione. Questo dimostra che il Mar Mediterraneo - conclude - è decisamente una 'via dell'asilo' per molte persone che fuggono da violenze, guerre e persecuzioni".
FONTEEXTRA NEWS.... 901
| La vita 'a luci rosse' in provincia "Appena arrivata, prima volta in Italia", "22 anni, bellissima, affascinante, trasgressiva e seduttrice disposta a soddisfare tutti i tuoi desideri più segreti e intriganti. Super attrezzata", "Bellissima ragazza ti aspetta per tutti i tuoi desideri, senza limiti, anche massaggi.". di Monia Orazi redazione@viveremacerata.it Sono questi gli annunci "caldi" che gli amanti del sesso a pagamento possono trovare in tre periodici specializzati e relativi siti internet, in alcuni quotidiani. La prostituzione nella nostra provincia è un fenomeno poco visibile, che avviene al chiuso degli appartamenti. Poche le lucciole in strada in quella zona di Civitanova, tra la rotatoria ed il ponte sul Chienti al confine con Porto Sant'Elpidio. Vivono in appartamenti lungo la costa, a Porto Recanati, in particolare a Marcelli, Civitanova. Alcune, pochissime a Macerata. Qui nel capoluogo il fenomeno è iniziato solo da pochi anni. In strada la maggior parte ha meno di 25 anni, ci sono anche minorenni, provengono da Nigeria, Romania, ci sono trans italiani e sudamericani. Negli appartamenti le nazionalità prevalenti sono Romania, Polonia, Russia, Ucraina, Brasile, Colombia, Albania. Negli ultimi cinque anni ha avuto un forte sviluppo la prostituzione cinese. L'età può alzarsi fino a quarant'anni, in casi molto rari. Qualche decina ogni sera scende in strada, le altre in casa. Il cliente chiama, appena arriva nella via dove si trova la casa richiama e la ragazza apre il portone. I prezzi variano tra i 50 ed i cento euro a seconda della prestazione. Le ragazze lavorano dal pomeriggio fin verso la mezzanotte, di rado dopo. Fino a quattro, cinque anni fa una donna poteva ricevere in media una ventina di persone al giorno, adesso con la crisi e anche l'aumento della concorrenza i clienti sono calati. E' in espansione il lavoro nei night, anche se qui non si tratta di prostituzione in senso stretto. In provincia negli ultimi sei anni hanno aperto diversi locali, attualmente sono dodici, tra Belforte, Castelraimondo, Civitanova, Montecosaro, Macerata e dintorni, Morrovalle, Porto Recanati. Lì le tariffe sono più elevate. Si va da un minimo di venti euro per parlare venti minuti con una ragazza ai 150 euro se si prende una bottiglia, a 400 euro per i locali con separè. Lo stipendio è di circa 2500 euro per chi intrattiene i clienti e fino ai seimila euro per la lap dance. I guadagni non sono tutti per loro. Il trenta per cento se ne va all'organizzazione che le gestisce, altri per l'affitto dell'appartamento, che può arrivare fino a mille euro, così il proprietario ha il suo ricavo. Il resto è usato per mantenersi e a volte mandato a casa. Con un media di cinque clienti al giorno entrano cinquemila euro al mese, e ne restano netti alla prostituta circa duemila, con cui mantenersi. |
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Caccia allo straniero
Le aggressioni sono state compiute da una ventina di giovani che si sono staccati da una manifestazione di protesta organizzata da Forza Nuova
Guidonia, raid razzisti dopo corteoDue arresti, aggrediti nove stranieri
Le vittime sono cinque albanesi e quattro romeni. Gli italiani arrestati hanno rispettivamente 21 e 24 anni. Al commissariato identificate una ventina di persone
La protesta degli abitanti di Guidonia
ROMA - Due ragazzi sono stati arrestati e una ventina identificati dal commissariato di Tivoli per un'aggressione razzista avvenuta ieri sera ai danni di cinque albanesi in un bar a Guidonia, il paese alle porte di Roma dove nella notte tra giovedì e venerdì una ragazza è stata violentata e il fidanzato picchiato con ogni probabilità da stranieri dell'est Europa. I due giovani Fabio P., di 21 anni, e Vincenzo P., di 24 anni, entrambi residente a Collefiorito di Guidonia (Roma), sono stati arrestati per tentata rapina, lesioni personali, minaccia, danneggiamento con l'aggravante di aver agito per fini razziali. Oltre a questa, ci sono state altre due aggressioni a sfondo razzista: le vittime negli altri due casi sono stati quattro romeni. I tre episodi sono collegati alla manifestazione di Forza Nuova che si è tenuta ieri a Guidonia, hanno spiegato gli investigatori. Una ventina di manifestanti si sono allontanati dal corteo di Forza Nuova, esortando gli altri a seguirli in quanto aveva saputo che erano stati presi i cinque stranieri che avevano violentato la ragazza a Guidonia e che quindi 'bisognava fare qualcosa'. La polizia ha tentato di fermarli, ma i venti giovani sono riusciti a scappare nelle strade vicine a quella principale percorsa dal corteo. Secondo la polizia, successivamente sono state compiute "azioni aggressive e violente in danno di cittadini stranieri, perpetrate presumibilmente da alcuni manifestanti che in modo scientifico si allontanavano dal corteo". Nel primo caso tre romeni venivano aggrediti e picchiati da giovani italiani, mentre questi si trovavano all'interno del bar "Stefanelli" in via Maremmana Inferiore a Villanova di Guidonia. Il secondo caso riguarda un romeno, aggredito e picchiato da giovani italiani, mentre questi stava attraversando la strada di viale Roma a Guidonia. Il terzo è avvenuto all'interno del bar 'Centrale', in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, dove si erano rifugiati cinque albanesi per scampare all'aggressione.
Le aggressioni sono avvenute a colpi di mazze da baseball, bastoni, aste di bandiere, manici di scopa, ma anche sedie prese dal bar, al grido di "andatevene via, tornate al vostro Paese, vi ammazziamo". Una decina di mazze sono state sequestrate. Quando la polizia è arrivata, molti erano scappati, mentre una ventina sono stati fermati fuori il locale. Gli agenti entrando nel bar Centrale hanno trovato il locale devastato e dentro uno stanzino, con tanto di porta blindata che aveva resistito agli attacchi degli aggressori, i 5 albanesi e la proprietaria del bar.
(25 gennaio 2009)
E' necessario trovare un modo per fermare questa violenza, se non si fa niente sembrerebbe giustificata ed accettata.
Bisogna controllare che le persone che aggreddiscono rimangano in carcere, e che la loro pena sia esemplare.
Simona Andreoli
sabato 24 gennaio 2009
LAMPEDUSA, FUGA DAL CPA.
| 2009-01-24 12:13 |
| LAMPEDUSA, FUGA DAL CPA. PREMIER: SOTTO CONTROLLO |
| Già all'alba si era registrata la fuga di circa 300 immigrati dal Cpa. Polizia e carabinieri avevano immediatamente avviato posti di blocco per rintracciare tutti i fuggitivi. Tra gli applausi dei lampedusani, in piazza davanti al municipio, sono arrivati nel centro del Paese gli oltre 1.300 migranti fuggiti dal Cpa. Gli extracomunitari gridano "Libertà e Grazie Lampedusa" e chiedono di poter lasciare il centro, di essere trasferiti nei Cpt di Brindisi e di poter raggiungere le loro famiglie, molte delle quali sono in Francia, in Germania e nell' Nord Italia. Sul palco allestito nella piazza, a dare il benvenuto ai migranti c'é l'ex sindaco Totò Martello, leader del comitato che si oppone alla realizzazione di un centro di identificazione ed espulsione nell'Isola. NON TORNEREMO NEL CENTRO "Vogliamo essere portati a Bari come è successo agli africani". Dice Amor, 26 anni, tunisino come la maggior parte dei migranti che si trovavano nel Cpa di Lampedusa. "Io ho mia moglie a Bergamo, voglio andare da lei - prosegue - ho attraversato il deserto dalla Tunisia, a piedi, sono arrivato in Libia e ho pagato duemila euro per raggiungere l'Italia. Sono stato nel Cpa, in cui dovevo rimanere poche ore, e invece ci sono rimasto per oltre 30 giorni. Dormivamo a terra come le bestie". Una storia quella di Amor simile a quella di centinaia di altri migranti. La folla è radunata in piazza. Le forze dell'ordine stanno tenendo fino adesso sotto controllo la situazione. "Non vogliamo tornare nel Cpa. Noi restiamo qui". Centinaia di migranti fuggiti dal Cpa di Lampedusa, ora nella piazza del Paese, insieme ai cittadini, che protestano contro la realizzazione, sull'Isola, del Centro di identificazione ed espulsione, si rifiutano di rientrare nella struttura di accoglienza. L'ex sindaco del Paese, Totò Martello, che li aveva accolti in piazza con un applauso, li invita ora a rientrare nel centro. "Siamo insieme a voi - dice - vogliamo che vi trasferiscano negli altri centri italiani, ci batteremo perché possiate lasciare Lampedusa, ma ora dovete rientrare nel centro". I migranti, però, continuano a ribadire che non lasceranno la piazza e che la loro protesta sarà pacifica. FONTE |
venerdì 23 gennaio 2009
A LAMPEDUSA NON RISPETTATI DIRITTI UMANI
(ASCA) - Roma, 23 gen - ''Ci sono due emergenze che ho incontrato visivamente a Lampedusa: da una parte e dall'altra della cancellata del centro di accoglienza. Fuori, la rabbia civile degli abitanti di Lampedusa, che vedono scaricati sulla loro piccola isola tutti i problemi dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e l'Europa; dentro, le condizioni disumane in cui sono tenuti i disperati arrivati qui dopo un viaggio in cui hanno conosciuto violenza, sfruttamento, miseria e in molti casi anche morte''. E' questa la testimonianza del vicesegretario del Partito Democratico, Dario Franceschini al termine della visita, con una delegazione del Pd, al Centro di accoglienza per gli immigrati a Lampedusa.Franceschini parla di un centro che puo' contenere al massimo,800 persone e dove, invece, oggi sono ''accatastate'' oltre 1.500 persone.''Quello che ho visto non ha a che fare solo con le politiche dell'immigrazione, ma prima di tutto con il piu' elementare rispetto dei diritti umani. L'affollamento del centro non e' frutto di sbarchi imprevisti - aggiunge l'esponente Pd - ma della scelta ideologica del governo di destra e del ministro Maroni''.''Quello che ho visto oggi - conclude - non e' degno di un Paese che ha la cultura giuridica del rispetto della legge e i valori della solidarieta' nella sua storia e nel suo Dna.Una vergogna''.
FONTE
mercoledì 21 gennaio 2009
UN slams Italy over migrant centre
| 2009-01-21 15:02 |
| UN slams Italy over migrant centre |
| Overcrowding on Lampedusa as immigrants await repatriation |
After another boatload of illegal immigrants arrived on the island in the early hours of the morning, the number of people crammed into the 850-bed centre rose to 1,850, most of whom are forced to sleep outside. ''The overcrowding results above all in the standards of assistance for immigrants being lowered,'' said UNHCR regional spokesperson Laura Boldrini. ''But there is a risk that the situation could deteriorate further, putting at risk the safety of the migrants and asylum seekers, humanitarian workers, doctors and people in charge at the centre''. Boldrini called for the overcrowding problem to be resolved as soon as possible, especially in view of rising protests from Lampedusa residents. ''Their concerns are understandable, but migrants and asylum seekers cannot be made the scapegoats in this situation,'' she said. Under a new measure introduced by Interior Minister Roberto Maroni last month, all new arrivals must remain on the island before being identified and repatriated. In the past, immigrants have been transferred to other centres on mainland Italy, but under the measure only immigrants recognised as asylum seekers can be moved. A number of Egyptian immigrants have so far been repatriated thanks to an accord with Cairo facilitating such transfers, but Italy lacks similar deals with other countries. Immigrants from Tunisia, Nigeria, Somalia and Eritrea are currently stuck at the centre. Lampedusa Mayor Bernardino De Rubeis on Wednesday appealed to Premier Silvio Berlusconi to resolve the situation and also called on Pope Benedict XVI to pray for ''the illumination of Maroni's mind''. ''I think Maroni is confused. He can't repatriate immigrants when their provenance isn't clear, and he can't repatriate people when accords do not exist. He risks repatriating people who are fleeing from war to other countries,'' he said. De Rubeis also stressed that the islanders were against Maroni's plans to build an 'identification centre' on Lampedusa to facilitate the repatriation process. ''We want to be welcoming towards these desperate people but we will not accept prisons nor expulsion centres,'' he said. The Lampedusa centre's chief, Cono Galipo', said Tuesday that he was ''seriously worried'' about the situation. ''Until now we've been able to cope with the emergency by inventing temporary solutions like the use of tents, but if there are any more landings we won't know where to put them,'' Galipo' said. The head of the interior ministry's civil liberty department, Mario Morcone, arrived on Lampedusa to review the emergency on Wednesday. BARROT TO VISIT LAMPEDUSA. European Justice Commissioner Jacques Barrot announced on Wednesday that he will visit the centre in the coming months. Last week Maroni appealed to European Union interior ministers to introduce EU accords with immigrants' countries of origin to speed up the repatriation process. Maroni has also promised to iron out areas of contention in a deal between Italy and Libya that will give the go-ahead to joint patrols of the Libyan coastline to prevent boats setting out by the end of January. According to United Nations Refugee Agency figures, some 36,000 people landed on Italian coasts last year - a 75% increase compared to 2007 figures. The statistics reveal that Italy took more than half of the 67,000 immigrants who arrived by sea in Europe last year. The majority of Italy's illegal immigrants - around 31,000 - arrived on the island of Lampedusa, which is closer to the north African coast than the Italian mainland. UNHCR said around 75% of the arrivals ask for asylum, and 50% are recognised as refugees. SOURCE |