| L'incredibile silenzio del governo italiano. E berlusconi non cita Gheddafi | |||||
| Ho aspettato fino alle 20, in attesa dei telegiornali della sera. Chissà mai che in vista della luce della telecamera.... Eppure niente. Nessuna dichiarazione di Berlusconi sull'amico Gheddafi, che secondo alcune fonti starebbe reprimendo nel sangue le manifestazioni contro di lui. La Tv dice che alcuni caccia stanno bombardando i civili, tanto che alcuni piloti si sono fatti disertori e sono scappati (con tanto di caccia) a Malta (Se non ci credete leggete qua)., 250 morti non si inventano. Alle 20.45 arriva il Verbo: Berlusconi dice che "è allarmato per l’aggravarsi degli scontri e per l’uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile". Senza mai citare l'amico Gheddafi. Che in Libia ci sia la guerra civile è un dato di fatto. Che la Libia sia un partner strategico per il nostro Paese anche. Quindi cerco di capire meglio. Scendo di livello e cerco tra i ministri italiani alcune dichiarazioni. Parto dal ministro degli Esteri Franco Frattini che si limita a chiedere di fermare le violenze. Incredibilmente tace Tremonti nonostante gli interessi fortissimi che il nostro Paese ha nella regione (e viceversa, purtroppo....) Controllo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: lui è più chiaro, dopo che ieri aveva attaccato (a modo suo) Berlusconi per aver detto che non voleva "disturbare Gheddafi". La Russa ha ribadito che "è stato innalzato il livello di attenzione negli aeoroporti e nelle basi aeree militari italiane dopo l'arrivo a Malta di elicotteri e aerei libici". Segno che le cose stanno precipitando e che ci può investire. Tace il ministro degli interni Roberto Maroni che non ci spiega né se l'accordo per il controllo delle frontiere stia tenendo né se ci sono connazionali là. Ovviamente non dice una parola il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, un altro con la voce in capitolo, o il ministro delle politiche europee : che non c'è più. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano parla non alle agenzie o con un comunicato ma a Porta a Porta che andrà in onda alle 23: "Il Consiglio europeo ha condannato da una parte ogni violenza e richiamato al principio di autodeterminazione dei popoli. Il popolo libico dovrà autodeterminarsi". Si saprà a mezzanotte ma è già qualcosa. Il sempre loquace Bondi? Abbiamo 13 missioni archeologiche in Libia. Zero assoluto. Un assordante silenzio mentre partono i voli speciali per fare rientrare gli italiani, mentre tutti i leader mondiali intervengono, mentre in Libia scorre il sangue della repressione. Il capo del Governo sta nella sua residenza privata a affilare le armi difensive del suo processo e in attesa di Bossi, stasera, per decidere dello scambio giustizia-federalismo. E' anche questo colpa della Procura di Milano? http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=204 Marco marco.castelnuovo@lastampa.it twitter.com/marcocastelnuov | |||||
lunedì 21 febbraio 2011
L'incredibile silenzio del governo italiano. E berlusconi non cita Gheddafi
Grossi guai per Berlusconi, Gheddafi e Putin: casualità?
Grossi guai per Berlusconi, Gheddafi e Putin: casualità?
Published: 18 febbraio 2011Posted in: Crisi mondiale
Le rivolte del mondo arabo ci toccano molto da vicino, e non solo per il surplus di disperati che sbarcheranno a Lampedusa. Anche Silvio Berlusconi è traballante, proprio come i leader a sud del mediterraneo, ed è contestato nelle piazze: certo, variano i modi e la violenza rimane quasi solo verbale, almeno per ora. Ma il parallelismo potrebbe essere più che una coincidenza. Forse, un regolamento di conti.
In primo luogo, infatti, è interessante notare che le rivolte hanno toccato infine anche la Libia: e liberarsi di Gheddafi potrebbe essere, per ‘qualcuno’, l’ennesimo sassolino tolto dalla propria scarpa.
Secondo: non sarebbe un caso che la Russia si dimostri fredda e critica riguardo a ciò che sta avvenendo nel Mediterraneo. Secondo un interessante articolo de L’Occidentale, Putin avrebbe seri motivi di temere la stessa fine di Mubarak. L’attentato all’areoporto Domodedovo di Mosca del 24 gennaio scorso (36 morti), infatti, è stato rivendicato ancora una volta da Dokku Umarov, soprannominato “il Bin Laden ceceno” e altrimenti conosciuto come l’Emiro del Caucaso.
La Repubblica Cecena, spina nel fianco della madre Russia, potrebbe essere tra le prossime a saltare in aria. E la novità è che, incoraggiata dall’onda degli eventi, questa volta nella rivolta i ribelli potrebbero avere il sopravvento, facendo precipitare una situazione che ha trascinato la Russia in un conflitto sanguinosissimo logorando il prestigio di Putin.
Bisogna considerare, poi, che nel mondo arabo la rivolta potrebbe essere percepita a tinte molto meno laiche di come i media occidentali la rappresentino. E in Russia la presenza musulmana è sempre più consistente e sempre più determinante nelle proteste contro Putin. Perdere in Cecenia potrebbe dare coraggio e propulsione a moti centrifughi che potrebbero mandare in pezzi la Federazione Russa.
Gheddafi e Putin, dunque, rischiano di rimanere travolti. Sembra un caso che l’unico leader occidentale contro cui si sta scatenando una bufera giudiziaria e di piazza sia Berlusconi? Ancora una volta, i documenti rivelati da Wikileaks suonano come un avvertimento: amico intimo di uno, socio dell’altro. Ciò confermerebbe l’ipotesi secondo cui Silvio Berlusconi sarebbe ‘reo’ di essersi sottratto dall’influenza americana.
A voler pensar ‘male’, gli eventi di questo inizio 2011 assomigliano più a un regolamento di conti internazionale che a una spontanea affermazione della sovranità dei popoli. Soprattutto con la Clinton che propaganda la libertà della rete per tutti proprio mentre il governo USA riconferma integralmente il Patriot Act. La stessa libertà di parola che in patria ti fa perdere il posto di lavoro o essere schedato come terrorista per un post su Facebook.
In primo luogo, infatti, è interessante notare che le rivolte hanno toccato infine anche la Libia: e liberarsi di Gheddafi potrebbe essere, per ‘qualcuno’, l’ennesimo sassolino tolto dalla propria scarpa.
Secondo: non sarebbe un caso che la Russia si dimostri fredda e critica riguardo a ciò che sta avvenendo nel Mediterraneo. Secondo un interessante articolo de L’Occidentale, Putin avrebbe seri motivi di temere la stessa fine di Mubarak. L’attentato all’areoporto Domodedovo di Mosca del 24 gennaio scorso (36 morti), infatti, è stato rivendicato ancora una volta da Dokku Umarov, soprannominato “il Bin Laden ceceno” e altrimenti conosciuto come l’Emiro del Caucaso.
La Repubblica Cecena, spina nel fianco della madre Russia, potrebbe essere tra le prossime a saltare in aria. E la novità è che, incoraggiata dall’onda degli eventi, questa volta nella rivolta i ribelli potrebbero avere il sopravvento, facendo precipitare una situazione che ha trascinato la Russia in un conflitto sanguinosissimo logorando il prestigio di Putin.
Bisogna considerare, poi, che nel mondo arabo la rivolta potrebbe essere percepita a tinte molto meno laiche di come i media occidentali la rappresentino. E in Russia la presenza musulmana è sempre più consistente e sempre più determinante nelle proteste contro Putin. Perdere in Cecenia potrebbe dare coraggio e propulsione a moti centrifughi che potrebbero mandare in pezzi la Federazione Russa.
Gheddafi e Putin, dunque, rischiano di rimanere travolti. Sembra un caso che l’unico leader occidentale contro cui si sta scatenando una bufera giudiziaria e di piazza sia Berlusconi? Ancora una volta, i documenti rivelati da Wikileaks suonano come un avvertimento: amico intimo di uno, socio dell’altro. Ciò confermerebbe l’ipotesi secondo cui Silvio Berlusconi sarebbe ‘reo’ di essersi sottratto dall’influenza americana.
A voler pensar ‘male’, gli eventi di questo inizio 2011 assomigliano più a un regolamento di conti internazionale che a una spontanea affermazione della sovranità dei popoli. Soprattutto con la Clinton che propaganda la libertà della rete per tutti proprio mentre il governo USA riconferma integralmente il Patriot Act. La stessa libertà di parola che in patria ti fa perdere il posto di lavoro o essere schedato come terrorista per un post su Facebook.
http://www.fabioghioni.net/blog/2011/02/18/grossi-guai-per-berlusconi-gheddafi-e-putin-casualita/
mercoledì 9 febbraio 2011
Basta ipocrisie sull’immigrazione
Basta ipocrisie sull’immigrazione
Attacco radical chic al premier inglese David Cameron il quale si è permesso di dire che in Inghilterra il multiculturalismo è miseramente fallito.Il Primo Ministro inglese David Cameron La signora Madeleine Bunting si è arrabbiata molto con il premier inglese David Cameron il quale si è permesso di dire che in Inghilterra il multiculturalismo è miseramente fallito. Stizzita, la signora lo ha attaccato dalle colonne di The Guardian, il giornale della sinistra un po’ radicale e molto chic.
Eh sì, perché la signora Bunting è un’intellettuale famosa, firma d’eccellenza di quella sorta di "Repubblica in salsa britannica" che dell’Inghilterra multiculturale si è sempre vantata con orgoglio progressista. Con tono lirico la signora ha raccontato la sua recente esperienza di multiculturalismo che smentirebbe Cameron: e cioè il suo shopping del sabato mattina in Hackney’s Ridley Road nell’East London, dove "dozzine di nazionalità diverse si aggirano alla ricerca delle migliori verdure, vestiti, coperte e utensili da cucina. E l’aria è piena della fragranza di pane turco e pesce salato africano e le bancarelle sono colme di yams e chili". Ci siamo dilungati sull’articolo della signora Bunting per due motivi: primo per rincuorare noi italiani del fatto che le intellettuali di sinistra inglesi riescono a essere anche peggio delle nostre. Secondo, per dimostrare l’astrazione con la quale un certo mondo intellettuale progressista continua ad affrontare i temi che rappresentano le sfide per la sopravvivenza dell’Occidente: e il multiculturalismo è uno di questi. L’accusa di David Cameron fa riflettere sui rischi di una tolleranza che si riduce a mera accettazione di forme identitarie spesso ostili ai modelli e alle leggi dei paesi ospitanti. Il leader conservatore britannico ha fatto un’analisi spietata del processo di radicalizzazione di una parte dell’Islam che vive in Gran Bretagna. Ha denunciato l’errore di un multiculturalismo che ha permesso si creassero "comunità isolate che si comportano in modi contrari ai nostri valori" e ha affermato che bisogna smetterla di pensare a un modello di tolleranza passiva. Cameron ha coniato una nuova definizione, "liberalismo muscolare", di fronte alla quale la signora Bunting è inorridita, scrivendo subito che "questa è la politica del body-building: per lo più estetica ma con una possibilità implicita di opprimere".
In realtà, la riflessione sulla fine del multiculturalismo iniziò nel 2006 proprio con Tony Blair, all’indomani del drammatico attentato alla metropolitana di Londra in cui persero la vita oltre 50 persone. Per l’Inghilterra, la scoperta che gli attentatori suicidi erano giovani inglesi di religione islamica, di seconda e terza generazione, fu un risveglio brusco dalla favola del paese multicolore e pacifico. Fu in quei giorni che Trevor Philips, un insospettabile laburista d’origini afrocaraibiche, stretto collaboratore del premier proprio sui temi dell’integrazione, dichiarò al Times che la parola multiculturalismo "significa cose sbagliate". E poco tempo dopo fu lo stesso Blair a dire che in una società democratica ci sono "confini di valori condivisi dentro i quali tutti devono essere obbligati a vivere". Se gli intellettuali progressisti, oltre a fare shopping nei mercatini multietnici, provassero a navigare su YouTube, scoprirebbero realtà diverse dai paradisi multiculturali. "You Will Pay With Your Blood" è un breve video amatoriale che riprende le manifestazioni integraliste a Londra del 2006 davanti all’ambasciata danese in occasione delle proteste che incendiarono l’Europa per le vignette anti-islamiche. Si vedono giovani urlare slogan in perfetto inglese, inneggiare alla Jihad e alle bombe contro chi offende il Profeta e innalzare cartelli con scritte tipo: "Europa pagherai, il tuo 11 Settembre è vicino".
Nel centro di Londra. Attorno, un cordone di poliziotti garantisce il loro diritto a manifestare. Queste immagini racchiudono l’idea del fallimento del multiculturalismo molto più di qualsiasi concetto. L’immagine di un’Europa stretta nella contraddizione di dover garantire la libertà d’espressione a coloro che la vorrebbero distruggere è il paradosso del multiculturalismo non solo britannico. Il "liberalismo muscolare" che vuole Cameron non impedirà alla signora Bunting di continuare a fare shopping nel suo mercatino, ma forse riuscirà ad evitare che integralismo e fanatismo prendano piede nelle nostra società.
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martedì 8 febbraio 2011
I Giovani musulmani espellono il loro fondatore: troppo moderato
Islam, i Giovani musulmani espellono il loro fondatore: troppo moderato
di Paola Setti
Il gruppo dirigente dei Giovani Musulmani d'Italia ha espulso dal Comitato garanti Khaled Chaouki, che nel 2001 aveva contribuito a fondare la prima formazione giovanile islamica del nostro Paese. Lui denuncia: in Egitto si lotta per la democrazia, qui si censura il dissenso
Chissà che ne direbbero, i giovani che in piazza Tahrir chiedono democrazia a costo della vita. Khalid Chaouki è uscito dal gruppo. L'aveva fondata lui, nel 2001, l'associazione Giovani musulmani d'Italia. «Volevo che fosse un ponte un ponte mediatore tra la cultura islamica e l'occidente, tra i padri e i figli della nuova presenza islamica in Italia». Parole d'ordine integrazione, dialogo, confronto. L'Islam moderato che incrocia la cultura italiana, passando attraverso l'incrocio con le altre minoranze, religiose e linguistiche, presenti nel Paese. L'hanno fatto fuori. Porta in faccia perché troppo moderato. Alla faccia di quei giovani che, sull'altra sponda del Mediterraneo dalla Tunisia all'Egitto, la porta l'ha invece aperta a nuove logiche democratiche e di pluralismo.
Il rapporto fra Chaouki e l'associazione era complesso da un po', da quando, nel 2004, lasciò la presidenza denunciando infiltrazioni estremiste, e dopo essersi attirato dure critiche per sue posizioni moderate: «I miei inviti a una condanna più netta al terrorismo, il modello di dialogo che proponevo, nulla andava più bene: l'associazione ha imboccato la via dell'arretratezza. Lasciai la presidenza, ma ritenni fosse mio dovere restare nell'associazione». Ieri l'organo dei garanti, comitato che raggruppa i fondatori dell'associazione, gli ha comunicato di aver votato all'unanimità la sua espulsione. Con comunicazione orale, «perché non hanno avuto neppure il coraggio di metterlo nero su bianco».
Spiega Chaouki: «Pensano di censurare il dissenso e il pluralismo con lo stesso zelo delle peggiori dittature contro le quali stanno combattendo altri giovani arabi e musulmani nell'altra sponda del Mediterraneo. La mia espulsione dall'associazione, che ho contribuito a fondare nel 2001, dimostra quanto sia ancora lunga la strada verso il rispetto dell'altro all'interno di alcune realtà organizzative dell'islam italiano». Di qui l'appello agli altri giovani musulmani affinché prendano le distanze dall'associazione: «È avvilente constatare che le speranze delle seconde generazioni dei musulmani in Italia siano purtroppo così mal riposte. Sono certo che, insieme a me, tanti giovani sapranno esprimere la volontà di cambiamento e la ribellione a metodi così settari e ormai fuori tempo». Khalid, marocchino, 28 anni, in Italia da venti, è stato membro della Consulta dell'Islam creata nel 2006 dall'allora ministro dell'interno Giuseppe Pisanu. Oggi è responsabile immigrazione dei Giovani del Pd. È diventato uno dei simboli di un Islam moderato, integrato, aperto.
Adesso lo hanno «processato come in un tribunale medievale», giudicandolo addirittura «pericoloso, indegno, dannoso, incompatibile con la mia comunità, così mi hanno detto».
Un segnale «tremendo», avverte ora il vicepresidente della Comunità ebraica di Milano, Daniele Nahum, che registra un «cambio nella direzione politica dell'associazione dei Giovani Musulmani, opposta a quella che portava avanti Khalid». Da anni, avverte Nahum, i Giovani musulmani hanno interrotto il dialogo e praticamente annullato le occasioni di confronto con la comunità ebraica: «Con Khalid presidente abbiamo portato avanti molte iniziative comuni per il dialogo fra i popoli e il ruolo delle minoranze etniche e religiose in Italia. L'espulsione di Khalid, un generale dell'associazione nonché massimo esponente della linea di apertura, è un segnale tremendo e pericoloso». Solidarietà a Chaouki è arrivata anche dal segretario dell'Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), Ahmed Paolantoni.
Il rapporto fra Chaouki e l'associazione era complesso da un po', da quando, nel 2004, lasciò la presidenza denunciando infiltrazioni estremiste, e dopo essersi attirato dure critiche per sue posizioni moderate: «I miei inviti a una condanna più netta al terrorismo, il modello di dialogo che proponevo, nulla andava più bene: l'associazione ha imboccato la via dell'arretratezza. Lasciai la presidenza, ma ritenni fosse mio dovere restare nell'associazione». Ieri l'organo dei garanti, comitato che raggruppa i fondatori dell'associazione, gli ha comunicato di aver votato all'unanimità la sua espulsione. Con comunicazione orale, «perché non hanno avuto neppure il coraggio di metterlo nero su bianco».
Spiega Chaouki: «Pensano di censurare il dissenso e il pluralismo con lo stesso zelo delle peggiori dittature contro le quali stanno combattendo altri giovani arabi e musulmani nell'altra sponda del Mediterraneo. La mia espulsione dall'associazione, che ho contribuito a fondare nel 2001, dimostra quanto sia ancora lunga la strada verso il rispetto dell'altro all'interno di alcune realtà organizzative dell'islam italiano». Di qui l'appello agli altri giovani musulmani affinché prendano le distanze dall'associazione: «È avvilente constatare che le speranze delle seconde generazioni dei musulmani in Italia siano purtroppo così mal riposte. Sono certo che, insieme a me, tanti giovani sapranno esprimere la volontà di cambiamento e la ribellione a metodi così settari e ormai fuori tempo». Khalid, marocchino, 28 anni, in Italia da venti, è stato membro della Consulta dell'Islam creata nel 2006 dall'allora ministro dell'interno Giuseppe Pisanu. Oggi è responsabile immigrazione dei Giovani del Pd. È diventato uno dei simboli di un Islam moderato, integrato, aperto.
Adesso lo hanno «processato come in un tribunale medievale», giudicandolo addirittura «pericoloso, indegno, dannoso, incompatibile con la mia comunità, così mi hanno detto».
Un segnale «tremendo», avverte ora il vicepresidente della Comunità ebraica di Milano, Daniele Nahum, che registra un «cambio nella direzione politica dell'associazione dei Giovani Musulmani, opposta a quella che portava avanti Khalid». Da anni, avverte Nahum, i Giovani musulmani hanno interrotto il dialogo e praticamente annullato le occasioni di confronto con la comunità ebraica: «Con Khalid presidente abbiamo portato avanti molte iniziative comuni per il dialogo fra i popoli e il ruolo delle minoranze etniche e religiose in Italia. L'espulsione di Khalid, un generale dell'associazione nonché massimo esponente della linea di apertura, è un segnale tremendo e pericoloso». Solidarietà a Chaouki è arrivata anche dal segretario dell'Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), Ahmed Paolantoni.
lunedì 7 febbraio 2011
Cameron: il multiculturalismo è fallito
NTERVENTIO ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI mONACO
Cameron: il multiculturalismo è fallito
Il premier britannico: «La tolleranza passiva incoraggia la separazione. Lo stato liberale impone i suoi principi»
INTERVENTIO ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI mONACO
Cameron: il multiculturalismo è fallito
Il premier britannico: «La tolleranza passiva incoraggia la separazione. Lo stato liberale impone i suoi principi»
| Cameron e Merkel alla conferenza sulla sicurezza di Monaco (Epa/Ansa) |
VALORI COMUNI PER TUTTI- Secondo Cameron il ««multiculturalismo di stato» ha fallito e ha lasciato i giovani musulmani vulnerabili al radicalismo, ha affermato il primo ministro britannico nell'intervento alla conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera. «È tempo di voltare pagina sulle politiche fallite del Paese. Per prima cosa, invece di ignorare questa ideologia estremista, noi dovremo affrontarla, in tutte le sue forme». E ancora: «Sotto la dottrina del multiculturalismo di stato, abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite separate, staccate l'una dall'altra e da quella principale. Non siamo riusciti a fornire una visione della società, alla quale sentissero di voler appartenere. Tutto questo permette che alcuni giovani musulmani si sentano sradicati».
Per Cameron è il momento di lasciare da parte la «tolleranza passiva» del Regno Unito con un «liberalismo attivo, muscolare», per trasmettere il messaggio che la vita in Gran Bretagna ruota intorno a certi valori chiave come la libertà di parola, l'uguaglianza dei diritti e il primato della legge. «Una società passivamente tollerante rimane neutrale tra valori differenti. Un paese davvero liberale fa molto di più. Esso crede in certi valori e li promuove attivamente» (fonte Ansa)
http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_05/cameron-multiculturalismo_9ed76dd4-3120-11e0-90b6-00144f02aabc.shtml
Per Cameron è il momento di lasciare da parte la «tolleranza passiva» del Regno Unito con un «liberalismo attivo, muscolare», per trasmettere il messaggio che la vita in Gran Bretagna ruota intorno a certi valori chiave come la libertà di parola, l'uguaglianza dei diritti e il primato della legge. «Una società passivamente tollerante rimane neutrale tra valori differenti. Un paese davvero liberale fa molto di più. Esso crede in certi valori e li promuove attivamente» (fonte Ansa)
http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_05/cameron-multiculturalismo_9ed76dd4-3120-11e0-90b6-00144f02aabc.shtml
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Cameron attacks 'state multiculturalism'
- Andrew Sparrow, senior political correspondent
- guardian.co.uk,
David Cameron: 'People today don't worry that criticising multiculturalism is coded racism.' Photograph: Lewis Whyld/PA David Cameron today launched a fierce attack on what he called "state multiculturalism", claiming that it undermined community relations. "State multiculturalism is a wrong-headed doctrine that has had disastrous results. It has fostered difference between communities," the Conservative leader said in a speech. "And it has stopped us from strengthening our collective identity. Indeed, it has deliberately weakened it." Cameron defined "state multiculturalism" as "the idea that we should respect different cultures within Britain to the point of allowing them – indeed encouraging them – to live separate lives, apart from each other and apart from the mainstream." Speaking at a debate hosted by the Equality and Human Rights Commission, Cameron also: • criticised the apparent suggestion from the Archbishop of Canterbury for the extension of sharia law into the UK • claimed that "state multiculturalism" was leading to schoolgirls in Bradford disappearing from school and being forced into marriage • committed the Tories to promoting integration Cameron said that in the voluntary sector "state multiculturalism" had involved "granting financial aid for artistic and other projects purely on account of ethnic background – with various groups, purporting to represent various minorities, competing for money against each other." In public services, it meant "not just essential information, but all information, endlessly translated into numerous languages, to cater for numerous people, who can then continue to go about their daily lives without ever having to learn English. "More generally, it means treating groups of people as monolithic blocks rather than individual citizens." Cameron said that his generation did not have the hang-ups of the past and that "people today don't worry that criticising multiculturalism is coded racism". "Multiculturalism was manipulated to entrench the right to difference – which is a divisive concept. What we need is the right to equal treatment despite difference." Cameron said that he had "tried in good faith" to understand what the archbishop, Rowan Williams, had meant in his recent lecture about sharia and British law. If Williams meant that different communities should have different laws, then that would be "dangerous and illiberal", the Tory leader said. The introduction of sharia law for Muslims would be "the logical endpoint of the now discredited doctrine of state multiculturalism", he said. He went on: "It would alienate other communities who would resent this preferential treatment. It would provide succour to the separatists who want to isolate and divide communities from the mainstream. "And it would – crucially – weaken, destabilise and demoralise those Muslims who embrace liberal values and desperately want to integrate fully in British society." Cameron said that "state multiculturalism" led to people accepting different cultural behaviour, even if it contravened human rights. "Take forced marriages. In Bradford, where I was last week, schoolgirls under the age of sixteen have simply disappeared from school. Nobody knows where they are. "And, until recently, there was little investigation – despite the fact that it is likely that they may have been drugged, imprisoned, kidnapped and forced into an unwanted marriage on the other side of the world." Cameron said that over the coming months he would be unveiling policies designed to "oppose the forces of separation in favour of community". One idea was for children to have more school exchanges, so they could meet children from different backgrounds. http://www.guardian.co.uk/politics/2008/feb/26/conservatives.race
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lunedì 3 gennaio 2011
sabato 20 novembre 2010
“Credete a un’immigrata e non a me?”
Cronache dal profondo Veneto: “Credete a un’immigrata e non a me?”
pubblicato il 19 novembre 2010 alle 18:08 dallo stesso autore - torna alla home A Treviso un cane morde una bimba straniera. I genitori si rivolgono alla polizia, e la padrona del cane a quel punto risponde che…
‘Volete credere ad una straniera bugiarda e non dar retta a me che sono trevigiana?‘ Gli agenti di una volante si sono sentiti apostrofare cosi’ dalla proprietaria di un cane, un cucciolo di labrador che poco prima, mentre giocava con una bimba macedone di 4 anni incrociata per strada insieme alla madre, aveva fatto cadere a terra la piccola procurandole un ematoma al volto.
UNA STRANIERA? – Nulla di grave per i medici del Pronto soccorso, che hanno subito dimesso la bambina. Ma i genitori, indispettiti dall’indifferenza della proprietaria del cane, hanno rintracciato la sua residenza e hanno chiamato la polizia reclamando anche i danni per il giubbotto rovinato della piccola. In un primo momento la signora trevigiana ha cercato di negare l’accaduto, poi di fronte alle contestazioni degli agenti ha protestato con tono ’scandalizzato’ perche’ i poliziotti attribuivano alle parole di immigrati la stessa credibilità delle sue affermazioni. Ora spetterà ai genitori della piccola macedone decidere se se sporgere querela nei confronti della signora trevigiana
http://www.giornalettismo.com/archives/97076/cronache-profondo-veneto-credete/
pubblicato il 19 novembre 2010 alle 18:08 dallo stesso autore - torna alla home A Treviso un cane morde una bimba straniera. I genitori si rivolgono alla polizia, e la padrona del cane a quel punto risponde che…
‘Volete credere ad una straniera bugiarda e non dar retta a me che sono trevigiana?‘ Gli agenti di una volante si sono sentiti apostrofare cosi’ dalla proprietaria di un cane, un cucciolo di labrador che poco prima, mentre giocava con una bimba macedone di 4 anni incrociata per strada insieme alla madre, aveva fatto cadere a terra la piccola procurandole un ematoma al volto.UNA STRANIERA? – Nulla di grave per i medici del Pronto soccorso, che hanno subito dimesso la bambina. Ma i genitori, indispettiti dall’indifferenza della proprietaria del cane, hanno rintracciato la sua residenza e hanno chiamato la polizia reclamando anche i danni per il giubbotto rovinato della piccola. In un primo momento la signora trevigiana ha cercato di negare l’accaduto, poi di fronte alle contestazioni degli agenti ha protestato con tono ’scandalizzato’ perche’ i poliziotti attribuivano alle parole di immigrati la stessa credibilità delle sue affermazioni. Ora spetterà ai genitori della piccola macedone decidere se se sporgere querela nei confronti della signora trevigiana
http://www.giornalettismo.com/archives/97076/cronache-profondo-veneto-credete/
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domenica 31 ottobre 2010
IMMIGRATI: "NOI COME RUBY" «Berlusconi aiutaci, abbiamo bisogno del tuo buon cuore».
BRESCIA, SCONTRI ALLA PROTESTA DI IMMIGRATI -FOTO
IMMIGRATI: "NOI COME RUBY" «Berlusconi aiutaci, abbiamo bisogno del tuo buon cuore».
Scontri tra forze dell'ordine e manifestanti si sono verificati poco prima delle 16 in centro a Brescia, dove si sta tenendo una manifestazione non autorizzata a sostegno degli immigrati.Un uomo è stato arrestato in seguito ai disordini. Si trattta di un bresciano coinvolto negli scontri con la polizia. La tensione è rimasta alta per ore. Un centinaio di immigrati è entrato nel cantiere della metropolitana situato tra piazza Cesare Battisti e via San Faustino. Altri sono saliti su una gru ed è stato ribaltato ed incendiato un cassonetto in via Porta Pile. In via San Faustino il corteo, formato da alcune centinaia di manifestanti, è stato fermato dalle forze dell'ordine. I due gruppi si sono fronteggiati per alcuni minuti, poi il corteo ha ripreso ad avanzare ed è stato fermato nuovamente dalle forze dell'ordine. È stato in quel momento che la situazione è degenerata e manifestanti e forze dell'ordine sono entrati in contatto. Dopo alcune decine di secondi di scontri è tornata la calma, ma forze dell'ordine e immigrati, che chiedono 'permesso per tuttì, hanno continuato a fronteggiarsi. Alcuni dei manifestanti sono anche riusciti a salire su una gru, a circa 25 metri d'altezza, dove hanno issato uno striscione con la scritta 'Sanatoria'.
IMMIGRATI: "NOI COME RUBY" «Berlusconi aiutaci, abbiamo bisogno del tuo buon cuore». Chiaro il riferimento alla vicenda 'Ruby' del cartello che uno dei manifestanti ha mostrato dall'impalcatura di una gru oggi a Brescia durante una protesta, ancora in corso, per la regolarizzazione degli immigrati. Quando il manifestante è sceso dalla gru ed è uscito dal cantiere della metropolitana, è stato osannato dagli altri partecipanti all'iniziativa. In questo momento sono otto le persone che si trovano in cima alla gru.
SINDACO DI BRESCIA: "INACCETTABILE" «Ciò che è successo è inaccettabile ed è purtroppo una occasione persa da parte degli immigrati e di chi li ha organizzati per instaurare un rapporto positivo con la città»: lo afferma, in una nota, il sindaco di Brescia, Adriano Paroli, riguardo agli incidenti nella manifestazione organizzata dall'associazione 'Diritti per tuttì durante la celebrazione del novantesimo anno di attività del Corpo degli Alpini. «Brescia voleva festeggiare i 90 anni dei propri alpini e lo ha fatto - sottolinea il primo cittadino -. Pensare di manifestare le proprie idee non rispettando altre celebrazioni preparate da tempo diventa un atto di prepotenza e palesa l'incapacità di capire la realtà in cui a parole si desidererebbe vivere e integrarsi».
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sabato 30 ottobre 2010
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