giovedì 30 ottobre 2008

RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE ...CAMBIA

Circolare Prot. n. 4660 del 28 ottobre 2008

Nuove disposizioni in materia di ricongiungimento familiare ai sensi dell'art. 29 del Testo Unico immigrazione, come modificato dal decreto legislativo n. 160 del 3 ottobre 2008.





mercoledì 29 ottobre 2008

LA GIUSTIZIA?....eeeh Qui è cosi amici miei

Femminicidi: Meredith Kercher e Giovanna Reggiani, se il colpevole è il negro o lo zingaro è più facile fare giustizia

Ieri Rudi Guede è stato condannato a trent'anni di carcere in quanto colpevole di stupro e assassinio di Meredith Kercher a Perugia. Parallelamente è stato chiesto l'ergastolo per Romulus Nicolae Mailat, con ogni probabilità stupratore e assassino di Giovanna Reggiani a Roma. Sono due crimini orribili e due condanne (se anche quella di Mailat sarà confermata) ineccepibili anche per gravità. Di sicuro l'esposizione mediatica ha in questi casi favorito una giustizia rapida e senza tergiversazioni ed evitato che le difese potessero attuare tattiche dilatorie.
Resta la considerazione, scomoda, che sia molto più facile far giustizia per un femminicidio in Italia quando il colpevole è un outsider, il negro o lo zingaro, e molto meno facile quando è un insider, un membro della comunità. Perciò vedremo (senza prevenzione) se sarà usato lo stesso metro per il ragazzo borghese difeso dall'avvocatessa e parlamentare di grido (Raffaele Sollecito e Giulia Buongiorno) o per la bella americanina (chissà perché usano il vezzeggiativo, come fidanzatini) Amanda Knox.
Sheryl Grana ha studiato come: "i femminicidi sono ignorati o sensazionalizzati a seconda della razza, classe sociale e attrattiva della vittima". E' una costatazione che ci porta a concludere che la rappresentazione mediatica del femminicidio elude sempre i contorni e la portata del fenomeno per ragionare con i canoni dell'infotainement, dell'informazione intrattenimento. Esistono femminicidi glamour, per pruriti sessuali o speculazioni politiche, e altri che è interesse di troppi sopire. Esistono femminicidi con vittime e colpevoli perfetti e ne esistono altri che non corrispondono all'allarme sociale fatto percepire dall'opinione pubblica.
E quindi non sorprende che non vi sia alcun interesse né esposizione mediatica per il processo a carico del rispettabile dentista Raffaele Caposiena, accusato di avere assassinato a martellate la sua convivente ecuadoriana di 21 anni, Sofia Margarita Varela Freire a Pesaro. O che sia calata un cortina di fumo sul processo agli assassini di Lorena Cultraro, la quattordicenne di Niscemi stuprata in gruppo, assassinata e buttata in un pozzo. O che sia in corso la più cinica delle speculazioni intorno al caso di Barbara Cicioni, incinta di otto mesi, ammazzata di botte dopo anni di maltrattamenti dal marito Roberto Spaccino (che aveva accusato "una banda di albanesi"), in maniera evidentemente premeditata, di nuovo nel perugino.
Chissà come finiranno i processi per tutti gli almeno 107 femminicidi commessi in Italia nel solo anno 2007, la stragrande maggioranza dei quali non merita neanche una breve in cronaca. Sono 126 con quelli di gennaio 2008 (101 erano stati nel 2006) e sono stati studiati da Sonia Giari in un documento eccellente che i giornalisti che si occupano di questi casi dovrebbero mandare a memoria: La mattanza. Femminicidio ricerche sulla stampa italiana nell'anno 2007. La lettura dello studio di Sonia Giari, che elenca sommariamente tutti i casi, conferma quello che si conosce ma che i media tradizionali nascondono sistematicamente all'opinione pubblica e che quindi il giornalismo partecipativo ha il dovere di far notare ogni volta che può.
Il 35% degli assassini (o presunti tali) è il legittimo consorte della donna uccisa. Addirittura i tre quarti delle donne sono uccise da un familiare. Oltre al marito (e padri, figli eccetera) c'è il fidanzato, l'amante, ma soprattutto l'ex. Tutti uccidono per i motivi arcaici di sempre, possesso, onore, sapere di avere la forza come arma per sostituire la ragione. Del quarto rimanente la metà dei crimini è commesso da amici e conoscenti. Quindi solo un femminicidio su otto in Italia, circa uno al mese, è commesso da sconosciuti. Ed è molto più comune che un uomo italiano, come nel caso di Sofia, uccida una donna straniera che il caso di un uomo straniero, possibilmente di razze inferiori, negri o zingari per capirci, che uccida "le nostre donne".
Non basta. Sofia, Lorena, Barbara sono tre delle decine di casi nei quali la nostra opinione pubblica sceglie o è indotta a fare il tifo per l'assassino senza neanche vergognarsene. Nel contesto spesso provinciale dei femminicidi nei sette ottavi dei casi l'assassino ha almeno altrettanti legami familiari e relazioni sociali della vittima. E' un intreccio che genera omertà, il silenzio, l'elusione, soprattutto quando l'uomo è ricco, potente, influente.
E' complice il complesso mediatico, sono senza ritegno i legulei che falsificano contesti insinuando colpe di chi non si può più difendere, è colpevole lo squallore della politica che fabbrica consenso andando a caccia del nemico esterno. E l'opinione pubblica, il peso delle culture dominanti, non sono ininfluenti nei percorsi di impunità. Generano impunità. I processi per femminicidio stessi stanno modificandosi e in peggio. Fino a pochi anni fa le difese puntavano sull'infermità mentale, sull'incapacità di intendere, sul raptus di follia. Adesso le difese puntano dritte sull'impunità. E' una strategia che paga e in genere trova un'opinione pubblica disponibile. Se lo possono permettere.
E' infatti una strategia interna alla cultura troglodita, arcaica nonostante la nostra apparente modernità, per la quale l'omo è omo e la donna provoca. Ed è una cultura che nell'attuale fase storica non può che portarci ad ulteriori regressioni visto che viviamo in una società dove la gerarchizzazione della quale è sempre più caratterizzante. C'è un caso simbolico in questo, anche se per pura casualità non si concluse con la morte, successo nella tranquilla provincia di Macerata.
Nell'estate del 2006 Bruno Carletti, direttore artistico del teatro della città, massacrò di botte l'ex moglie, Francesca Baleani. Credendola morta ebbe la lucidità di disfarsi del corpo. La chiuse in un porta abiti, la caricò in macchina, e la buttò in un cassonetto dei rifiuti in un posto isolato. La donna si salvò per incredibili circostanze fortunate ma sul crimine di Bruno Carletti, ricco, potente, membro dell'establishment sociale e culturale della città, calò il silenzio. Lui, dopo poche settimane di carcere, riuscì a farsi affidare ad una comodità a pochi km di distanza e cominciò a pretendere perdono da lei e dalla città di essere riaccettato alla vita di prima, trovando nella migliore delle ipotesi occhi abbassati ma mai disprezzo dichiarato.
E così il femminicidio è la cartina tornasole di una società che sta tornando predemocratica e dove regnano gerarchia e ordine sociale. L'uomo può disporre della donna. Il ricco è sopra il povero. Il forte può abusare del debole. Il bianco può incolpare il nero. E' così elementare e dicotomica la cultura dell'uomo bianco italiano senza differenze per una volta tra Nord e Sud. Uccide ancora per possesso o per onore come mill'anni fa. Sempre più spesso è lucido nell'occultare prove e cadavere, l'ha visto fare in diecimila telefilm. Poi si autoconvince, e trova un intorno sociale compiacente, di non meritare alcuna punizione: in fondo mica è un criminale, è un gran lavoratore, è un bravo ragazzo, una persona così per bene, salutava sempre, oramai la moglie l'ha ammazzata, mica può reiterare il reato, che ci sta a fare in galera, e poi anche lei… qualcosa avrà fatto lei perché lui reagisse così.
Il caso Spaccino è simbolico, come quello di Garlasco, dove l'intero paese fa quadrato intorno ad Alberto Stasi. Possiamo stupirci che centinaia di Bruno Carletti proprio non capiscano che senso abbia punirli? Ieri abbiamo fatto giustizia del negro e dello zingaro, ma il mostro è tra noi.

A questo link la sezione femminicidi del sito. Ha collaborato Barbara Spinelli.



Dossier Statistico Immigrazione

Caritas Italiana, Caritas di Roma, Fondazione Migrantes

invitano

alla presentazione del

Dossier Statistico Immigrazione 2008

XVIII Rapporto

Giovedì, 30 ottobre 2008, ore 10.30

Teatro Orione - Via Tortona, 7 (Metro A – Re di Roma)

Il volume sarà distribuito ai partecipanti


domenica 26 ottobre 2008

ORA SOLARE



sabato 25 ottobre 2008

Maledizione africana

Statuetta africana rubata, il proprietario: "Riportatela, altrimenti sarete colpiti dalla maledizione"
La statuetta in bronzo dell'etnia Ashanti Ghana, che è stata rubata lunedì scorso al complesso del S. Spirito, deve tornare al suo posto prima della fine della mostra, altrimenti scatterà la maledizione. A lanciare l'avvertimento è di Emilio Giani, collezionista di "Spiriti Africani", la collaterale della mostra-mercato "Antiquari nella Roma Rinascimentale", al complesso monumentale del S. Spirito in Sassia fino a domenica 26 ottobre. Giani, dopo il furto del raro pezzo della collezione, che risale al 1800 e ha un valore di almeno 15 mila euro ha rispolverato libri e appunti, risalendo alla storia della statuetta nera. "Non solo quest'opera è legata ad un rito di Magia Nera di una tribù africana, ma il metallo con cui è stata realizzata - spiega - proviene dalla fusione delle monete di scambio per acquistare gli schiavi nel 1600 - 1700, ed è denso di sofferenza". Inoltre, la statuetta, ottenuta col processo della cera persa, e raffigurante un cavaliere con la spada sguainata, fu utilizzata come contrappeso della bilancia per la misurazione dell'oro. "Molti ricercatori d'oro di quei tempi - fa ancora Giani - sono morti per la bramosia del metallo prezioso, sono anche stati assassinati e depredati. La statuetta è testimone di tutte queste energie negative, che potrebbero essersi risvegliate con il recente furto alla mostra per scatenarsi sull'autore del misfatto. Solo se tornerà al suo posto potrà rientrare la maledizione".

STOP RAZZISMO......PD

Caro Dott Okpara,
E' una idea grandiosa manifestare contro il razzismo sempre ed invito tutti a partecipare, ma mi tolga una curiosità; perché le persone (immigrati) 'che contano a Roma'...... hanno disertato la manifestazione del 4 Ottobre?
Forse perché non c'errano bandirei dei partiti politici (destra o sinistra) per 'ruffinare dietro'?
Fratello abbiamo ancora tanto da camminare per essere liberi di a da tutti.
Ci vediamo oggi a Roma inshallah.
Charles

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--- On Fri, 10/24/08, CHRISTIAN OKPARA <christianokpara@ hotmail.com> wrote:
From: CHRISTIAN OKPARA <christianokpara@ hotmail.com>


MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL PD "SALVA L'ITALIA"

SABATO 25 OTTOBRE

L'appuntamento è per sabato 25 ottobre, ore 13.45,

a Piazza della Repubblica,

davanti alla Chiesa di S. Maria degli Angeli,

dietro allo striscione "NO AL RAZZISMO"

Passaparola!

In allegato trovi il testo dell'appello nazionale del PD "No al razzismo".

Aderisci scrivendo a uguaglianze@ partitodemocrati co.it e diffondilo.



Scopri il Blog di Yahoo! Mail: trucchi, novità, consigli... e scrivi la tua opinione!

venerdì 24 ottobre 2008

Altro articolo su atto razzista piccolo piccolo

GENOVA. Un ragazzo albanese di 19 anni, Steve Melkize, è ricoverato in fin di vita all'ospedale San Martino di Genova a seguito di un’aggressione subita a Cogoleto (riviera di ponente) da un suo coetaneo italiano.

Alla base della violenta aggressione da parte di un pregiudicato genovese ci sarebbero essere motivi razziali. Infatti, anche durante il pestaggio, avvenuto a colpi di manganello, il venticinquenne avrebbe più volte pronunciato: "Sporco albanese". L’aggressore è stato prontamente arrestato dai carabinieri. Per lui il capo d’accusa è di tentato omicidio volontario. La cosa più inquietante della vicenda è che il reato era stato preannunciato tanto che il giovane albanese, da 15 anni in Italia, aveva già denunciato l'aggressore per minacce razziste e di morte

giovedì 23 ottobre 2008

FLUSSI....Altri quattromila permessi in arrivo


FLUSSI IMMIGRATI - IL GOVERNO INTENDE EMANARE UN NUOVO DECRETO FLUSSI ATTINGENDO ALLE DOMANDE PRESENTATE NEL DICEMBRE DEL 2007

Altri quattromila permessi in arrivo

Claudio Baccarin
Non ci sarà «click-day»
Già 25 mila gli stranieri residenti in città
Potrebbe arrivare a cavallo del ponte di Ognissanti il nuovo decreto flussi del governo Berlusconi. La notizia è stata anticipata al Messaggero dal prefetto Mario Morcone, che guida il dipartimento Immigrazione del Viminale. E' intenzione dell'esecutivo dare il via libera ad altri 170 mila stranieri, che si aggiungerebbero ai 170 mila che già hanno avuto il disco verde dal governo Prodi. Stavolta, però, non ci saranno nuove domande e click-day. Si attingerà direttamente alle richieste di assunzione di stranieri che sono state presentate tra il dicembre 2007 e il maggio 2008: il numero si aggira, complessivamente, sulle 740 mila unità. Ma all'inizio di settembre le istanze esaminate risultavano solo 130.882, delle quali appena 76.869 accolte.
Nel Padovano le pratiche presentate ammontano a 15.334 (per due terzi da persone che già vivono in Italia); gli ingressi già concessi risultano poco più del 20%, ovvero 3100, di cui 1200 rilasciati a badanti. Adesso, in pratica, si procederà allo scorrimento della graduatoria, pescando tra le istanze non evase. Se i numeri verranno confermati, i nuovi nullaosta potrebbero essere all'incirca 4000. Una cifra che, suppergiù, corrisponde al numero degli stranieri non comunitari (3.692) - come puntualizza Claudio Sarcona, dirigente del settore Lavoro della Provincia - che risultano iscritti come disoccupati alle liste di collocamento: si tratta del 22% del totale dei disoccupati.
Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 30 ottobre 2007 stabilisce che «per l'anno 2007 sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, i cittadini stranieri non comunitari entro una quota massima di 170 mila unità. Ammontano a 47.100 gli ingressi riservati a cittadini di Paesi che hanno sottoscritto accordi di cooperazione: 4.500 albanesi, 1.000 algerini, 3,000 bengalesi, 8.000 egiziani, 5.000 egiziani, 5.000 filippini, 1.000 ghanesi, 4.500 marocchini, 6.500 moldavi, 1.500 nigeriani, 1.000 pakistani, 1.000 senegalesi, 100 somali, 3.500 cingalesi, 4.000 tunisini e 2.500 cittadini di altri Paesi. Per quanto riguarda le tipologie lavorative, sono previsti 65.000 ingressi per motivi di lavoro domestico o di assistenza alla persona; 14.200 ingressi per il settore edile; 1.000 ingressi per dirigenti; 500 ingressi per conducenti; 200 ingressi per la pesca marittima: 30.000 interessi per i restanti settori produttivi.
I dati (resi noti dal ministero dell'Interno) delle pratiche presentate al 7 febbraio 2008 collocavano la provincia di Padova (14.679 istanze) al 14º posto per numero di domande: in testa Milano (76.092) davanti a Roma (45.652), Brescia (43.333), Napoli (23.993), Bergamo (22.569), Torino (22.020), Bologna (21.453), Verona (20.228), Modena (19.227), Vicenza (17.394), Treviso (15.873), Firenze (15.077) e Venezia (14.901
).
(22 ottobre 2008)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Altri-quattromila-permessi-in-arrivo/2045762/6

mercoledì 22 ottobre 2008

vietato l'ingresso ai negri


A Padova in via Buonarroti
«Vietato l'ingresso ai negri»
Provocazione al bar «Alle 3 Botti», interviene la Digos
Per riaprire dopo lo stop di un mese imposto dal questore Luigi Savina hanno scelto l’«alto» profilo. Al bar Alle 3 Botti di via Buonarroti, il quarto (botto) è una provocazione che sconfina nel reato: «Vietato l’ingresso ai negri. Irregolari e pregiudicati». A scrivere sulla lavagna bianca - poi esposta davanti al locale - è la figlia della titolare Vincenza D’Andrizza. In rosso c’è scritto: «Questo è quello che la legge vuole. Ex art. 100 (citando il testo unico di pubblica sicurezza). A fianco di Vincenza D’Andrizza la madre Lucia De Florio che scrolla le spalle. «Lo so che questo non va bene - risponde la signora De Florio - ma ci hanno detto di cambiare clientela. L’ultima volta che mi hanno chiuso il bar hanno trovato all’interno alcuni ragazzi clandestini. Ma io non posso chiedere loro i documenti per sapere se sono in regola o meno. E non posso nemmeno sapere se sono pregiudicati. Per cui è meglio che gli extracomunitari non entrino più. Così almeno non rischio. Se mi chiudono per la terza volta mi revocano la licenza. Io ci ho messo i soldi in questa attività. Ho investito per il futuro e per i miei figli».Sono da poco passate le 17. Il bar Alle 3 Botti è a un tiro di schioppo dall’incrocio con via Malta e via Toti. Lì ci sono i bazar nigeriani. Molti africani sono clienti del bar. Qualcuno guarda la lavagna e si ferma. Altri si indignano. Come Enby, in Italia dal 1993. «Non capisco il motivo di esporre un cartello del genere - questiona proprio di fronte all’esercizio pubblico - Io qui ci venivo qualche volta. Era l’unico bar che potevo frequentare tranquillamente. Perché in altri bar della zona, quando entri ti guardano come fossi un animale. Sì, scrivilo per favore. E’ la parola giusta. Un animale. Ti guardano come un animale». Vincent, invece, titolare di uno dei bazar di via Malta coglie la provocazione. Stringe la mano a Vincenza D’Andrizza, poi piazza la stoccata. «Padova non vuole gli stranieri - aggiunge - Padova è una città razzista. Io ho vissuto anche in altre città italiane. Nessuna è come Padova. Qui il clima è pesante. I padovani pensano che il degrado sia una colpa degli africani».

Il bar Alle 3 Botti ha aperto i battenti il 19 aprile 2007 in via Buonarroti, in uno spazio al piano terra che era chiuso da tempo. A pochi metri c’è il nuovo centro dei servizi delle Acli. Il bar è il classico locale pubblico di periferia. Si mangia e si beve a buon mercato. Nell’ultimo anno molti africani sono diventati affezionati clienti. E i primi guai per la titolare sono iniziati la primavera scorsa quando alcuni residenti hanno inviato esposti in Comune e in questura segnalando gli schiamazzi notturni. Sono iniziati i controlli e le sanzioni. I primi di giugno il primo stop di 15 giorni. Con conseguente protesta anche da parte dagli avventori africani. A metà settembre il secondo provvedimento di chiusura: stavolta di un mese. Ieri la riapertura. «Qui torneremo indietro nel tempo - aggiunge la signora De Florio - e si faranno bar per bianchi e bar per neri. Perché chi ha il bar per bianchi avrà paura di dover chiudere se serve senza saperlo a persone clandestine. Tutto questo è incredibile. Compreso che io devo chiudere alle 19,30 e per sei mesi non potrò vendere alcolici. Domani andrò in Comune con la licenza. Zanonato deve sapere che ciò che mi è stato imposto non è giusto».Davanti al bar si è ormai radunato un piccolo capannello di persone. E arriva anche la polizia. Prima gli agenti motorizzati in divisa. Poi la Digos. Che ordina alla titolare di togliere il cartello. La lavagna viene spostata dentro il negozio, ma probabilmente scatteranno comunque le denunce. Intanto Max Gallob - arrivato poco prima della polizia - se la ride sotto barba e baffi. Era al corrente della provocazione, ma sottolinea di non entrarci per nulla. «Questo è il frutto delle folli politiche securitarie - sottolinea il leader del Centro Pedro - C’è chi fomenta le paure per poi dare false risposte. Centrosinistra e centrodestra, non importa: sono uguali. Purtroppo l’intolleranza ha raggiunto livelli incredibili. E le istituzioni hanno delle responsabilità per tutto questo. Dopo di che quello a cui stiamo assistendo è una provocazione incredibile». (ha collaborato Felice Paduano)
(21 ottobre 2008)

martedì 21 ottobre 2008

Violenza

Queste sono le dimensioni di un articolo che parla di un tentato omicidio
L'episodio durante la fiera del rosario
Canicattì: 5 giovani aggrediscono romeno di 19 anni e lo riducono in fin di vita
Ignote le motivazioni del gesto criminoso. Colpito a calci e pugni, ora è in prognosi riservata
CANICATTI' (AGRIGENTO) - Aggredito e ridotto in fin di via un romeno di 19 anni. L'episodio si è verificato in via Carlo Alberto, a Canicattì. Viorel Ionita è stato avvicinato da cinque giovani, tutti italiani, mentre si stava tenendo la fiera del Rosario, alla periferia della città agrigentina, ed è stato colpito con pugni e calci. Soccorso, è trasferito all'ospedale Barone Lombardo. I medici si sono riservati la prognosi. Sull'episodio indaga la polizia che sta cercando di individuare gli autori dell'aggressione. Le condizioni del romeno vengono considerate estremamente gravi.
21 ottobre 2008
Corriere della Sera on line

Se fossero stati 5 rumeni ad attaccare un italiano, quali dimensioni avrebbe avuto?

domenica 19 ottobre 2008

Cure mediche non possibili per gli irregolari

ROMA - Medici delatori per la polizia. Immigrati irregolari privi di cure mediche gratuite. Monta la protesta contro un emendamento al ddl sicurezza presentato dalla Lega Nord. "Salta il diritto alla salute per gli stranieri", denunciano Medici senza Frontiere, Asgi e Società italiana di medicina delle migrazioni. Su altro fronte il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, accusa: "Le classi differenziate per bambini italiani e stranieri rischiano di far nascere delle banlieu". Ma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è di ben altra opinione: "L'Italia è uno dei Paesi che integrano di più". Poi, rivolto alla Libia: "Spero che il governo libico, oltre a pensare a Unicredit, nei prossimi mesi si convinca ad attuare gli accordi sul controllo dell'immigrazione già sottoscritti". Al centro delle polemiche è un emendamento presentato dal Carroccio in Senato, che mira a modificare l'articolo 35 del Testo unico sull'immigrazione. In particolare si vuole cancellare il comma 5, in base al quale "l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità". Quale è la logica di questa norma? "Non solo quella di curare l'immigrato irregolare - spiega Salvatore Geraci, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni - ma di tutelare la collettività: il rischio di denuncia contestuale alla prestazione sanitaria spingerebbe infatti a una clandestinità sanitaria pericolosa per l'individuo, ma anche per la popolazione italiana in caso di malattie trasmissibili". Insomma, si rischia di trasformare i medici in delatori.


Non è tutto. L'emendamento leghista mira anche a eliminare la gratuita delle cure per gli stranieri. Critica l'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione): "La previsione di sopprimere la gratuità della prestazione urgente o essenziale erogata agli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche sufficienti, cozza con l'articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo, garantendo cure gratuite agli indigenti". Sul piede di guerra anche Medici senza Frontiere, che dal 2003 a oggi ha attivato in Italia 35 ambulatori per stranieri privi di permesso di soggiorno, visitando 18mila pazienti. "Con questo emendamento leghista - denuncia Antonio Virgilio, capo missione dei progetti italiani di Msf - si mette in seria discussione uno dei diritti fondamentali dell'uomo, quello alla salute". Sul fronte immigrazione si registra poi lo scontro tra Maroni e Chiamparino, intervenuti ieri a Saint Vincent, al convegno di studi della Fondazione Donat-Cattin. A dare fuoco alle polveri è il sindaco di Torino: "Il provvedimento del governo che prevede classi differenziate per bambini italiani e stranieri rischia di essere la base per un fenomeno banlieue". Il ministro Roberto Maroni replica: "L'Italia è tra i primi Paesi europei per la qualità dell'integrazione. Siamo al settimo posto su 25 paesi dell'Unione e se si considerano i cinque Paesi con il più alto tasso di immigrazione (Italia, Regno Unito, Spagna, Germania, Francia), il nostro è al primo posto". Poi aggiunge: "L'Italia dà asilo politico a oltre 8 mila persone all'anno". E infine: "Per risolvere il problema dell'immigrazione dalla Libia c'è un modo, occorre che il governo libico attui un accordo che già c'è".
(19 ottobre 2008)


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